La famiglia nella realtà della malattia
di Gabriella Reggi
«…la famiglia dell’ammalato riveste un ruolo particolare e richiede una speciale attenzione pastorale. Essendo così vicina e legata all’ammalato, infatti, la famiglia è investita in maniera diretta e più forte delle conseguenze affettive e assistenziali della malattia di un suo membro. Dal canto suo, la famiglia attraversa, nella nostra società, una crisi senza precedenti e manifesta una fragilità strutturale che la rende spesso incapace di reagire alle tante difficoltà che la vita presenta. La dura realtà della malattia può costituire per la famiglia un carico troppo pesante, se essa non viene sostenuta e valorizzata come il primo e più naturale luogo di cura».
Con queste parole il Direttore dell’Ufficio nazionale CEI per la Pastorale della Sanità, don Andrea Manto, presenta il tema di questa XVI Giornata Mondiale del Malato: “La famiglia nella realtà della malattia”. Esse interpellano tutti coloro che hanno a cuore la famiglia, quindi anche la nostra associazione. È importante accorgersi che vicino al malato c’è spesso una famiglia che soffre e riflettere su come la malattia di un membro può mettere in crisi tutta la famiglia.
Sono tante le storie, i volti che incontriamo: spose e sposi che improvvisamente comprendono il significato profondo di quel “nella buona e cattiva salute”, pronunciato con entusiasmo in un giorno di festa, soprattutto quando la “cattiva salute” rivela un volto sconosciuto dell’altro; famiglie in cui la difficoltà a comunicare prognosi infauste crea profonde solitudini; genitori costretti a rinunciare al sogno di un figlio “normale” per accettare e amare un figlio “diverso”, che entrambi amano, ma non sempre nello stesso modo, e questo può dividerli profondamente; famiglie che la malattia psichica di un membro costringe all’isolamento e alla vergogna; genitori che vivono con angoscia il pensiero di quando dovranno lasciare soli i figli mai diventati “grandi”; figli che per anni, giorno dopo giorno, hanno cura di genitori anziani, malati, fragili come bambini…
Sono tante le famiglie che aspettano, spesso senza chiederlo, qualcuno che le ascolti, che si accorga della loro fatica; famiglie che cercano dei compagni di viaggio lungo una strada che, percorsa in solitudine, spaventa.
«Nel curare i malati secondo il mandato del Signore, la comunità cristiana deve sentirsi investita del ruolo di sostegno per le famiglie che vivono la vicenda della malattia». Questo sostegno, questa solidarietà non si manifestano solo nell’accogliere e consolare, rompendo quel muro di solitudine in cui a volte la famiglia stessa si chiude, ma anche nell’impegno per una sanità a misura d’uomo e quindi a misura di famiglia: una sanità che non si ricordi della famiglia solo per imporle pesi che la famiglia da sola spesso non è in grado di sostenere; una sanità in cui i “diritti dei deboli” (disabili gravi, malati psichici, malati cronici, malati che necessitano di riabilitazione, anziani non autosufficienti, ecc.) non diventino sempre di più “diritti deboli”.
Così, la comunità cristiana testimonierà il suo amore, il suo impegno per la vita, per ogni vita, sempre dono di Dio, da Lui affidato alla famiglia, che, anche quando è fragile, è il luogo in cui ogni essere umano dovrebbe nascere, crescere e morire.