La Cuba dei piccoli passi
di Fabio Zavattaro
“Raoul riceve il cardinale Tarcisio Bertone”. Titolo di prima pagina del giornale Granma, organo ufficiale del Comitato centrale del Partito comunista cubano. E una foto, la stretta di mano tra Raoul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e dei ministri, e il Segretario di Stato vaticano. La tv cubana da notizia dell’incontro, diffondendo le immagini e dicendo che si è parlato delle relazioni tra Cuba e la Chiesa cattolica cubana e si sono discusse questioni di interesse multilaterale e internazionale. Forse è proprio in queste immagini, la foto e le riprese televisive, la novità del viaggio che il cardinale Bertone ha compiuto nell’isola, a dieci anni dal viaggio di Giovanni Paolo II. Un segnale del dopo Fidel? Forse è presto per fare simili ragionamenti, ma certo quella foto e i servizi televisivi, la pubblicazione della nota della Conferenza episcopale dell’isola – un appello al nuovo presidente perché adotti “misure trascendentali” per soddisfare “le ansie e le inquietudini espresse dai cubani” – e delle parole che il cardinale Bertone ha pronunciato nei suoi incontri a Cuba, qualcosa vogliono dire.
Così nel suo incontro con i media – per i quali ha chiesto maggiore libertà – il porporato vaticano ha voluto riproporre le parole di Papa Wojtyla pronunciate nel 1998: “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Parole importanti come quel ricordare la precisa presa di posizione di Papa Wojtyla: “L’embargo è eticamente inaccettabile. È un’oppressione per il popolo cubano e non è il mezzo per aiutarlo a conquistare dignità e indipendenza. È una violazione dell’indipendenza del popolo”. Il Vaticano conferma questa posizione e sta facendo un tentativo per spingere gli Stati Uniti a eliminare l’embargo. “Io stesso”, ha aggiunto il cardinale Bertone, “ho chiesto al governo degli Stati Uniti di facilitare i ricongiungimenti dei familiari a Cuba. Faremo tutti gli sforzi in questa direzione”.
Segnali, dicevamo, che devono essere letti e interpretati nella nuova realtà di Cuba, per la prima volta senza il leader maximo a capo della nazione. Il cardinale Bertone si è infatti trovato a vivere direttamente questa fase di transizione – “un momento speciale, straordinario”, l’aveva definito – incontrando per primo il nuovo presidente, Raoul Castro, fratello di Fidel. E nel colloquio, al Palacio de la revolucion, non poteva mancare il tema dei diritti umani e il problema delle carceri: “Con il massimo rispetto per la sovranità del Paese e dei suoi cittadini”, ha dichiarato il cardinale Bertone, “ho espresso al presidente le preoccupazioni della Chiesa per i detenuti e le loro famiglie”.
Il cardinale non ha precisato se si riferisse a tutti i detenuti delle sovraffollate carceri cubane o solo a quei 320 che secondo i dissidenti sono stati condannati per motivi politici. Un altro segnale, la liberazione di quattro detenuti politici; esprime apprezzamento Bertone pur non avendo chiesto alle autorità cubane un’amnistia per i dissidenti: “Sembrerebbe una interferenza, visto che la Chiesa non impone ma propone”.
Allora “vediamo cosa succederà”, dice ancora pensando alle promesse, e auspicando concrete aperture. Anche nel campo della libertà religiosa, che, ha sottolineato il Segretario di Stato vaticano, “non sarebbe integrale e autentica se non comportasse anche una dimensione pubblica: la libertà religiosa non appartiene solo all’individuo, ma anche alla famiglia, ai gruppi religiosi e alla Chiesa stessa”.
La politica dei piccoli passi l’ha chiamata; niente è impossibile se c’è la buona volontà.