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Innamorati fino a quando?

di Carla Tilli

Aprendo la pagina iniziale di Google, il giorno di san Valentino ho trovato un nuovo logo nel quale l’immagine dell’amore era rappresentata da due vecchietti che, tenendosi per mano, procedevano con sorprendente leggerezza.

Mi è sembrato molto bello (una volta tanto…) che nell’immaginario collettivo l’amore potesse essere rappresentato dalla fedeltà di una coppia, sperimentabile anche attraverso la debolezza fisica, e dal desiderio di futuro che nonostante la fatica degli anni ci invita a guardare avanti; una gioia di vivere che trasfigura anche i nostri limiti.

Certo, immagino che dietro a questa scelta ci saranno stati fior di pubblicitari, pensatori di immagine e di marketing, non mi illudo su questo: la legge del mercato avrà certamente influito, eppure ugualmente qualcosa sta cambiando.

La condizione di innamorati troppe volte è stata rinchiusa nell’ambito delle scoperte adolescenziali, nell’esplosione giovanile. E nella pienezza della maturità e nella vecchiaia? Viene pubblicizzata solo una resistenza fisica da sopperire con medicine che servono per supportare il desiderio. Viene spontaneo domandarsi: per la voglia di vivere, la gioia, la gratitudine per la vita vissuta come dono, quale pasticca bisognerebbe prendere?

Innamorati fino a quando?

Non certo finché dura la passione; altrimenti dove metteremo la cura, l’attenzione delle piccole cose, la sorpresa di un pensiero che sboccia come per caso, ti rende sereno e ti fa pregustare un rientro a casa come in un grembo materno accogliente e sicuro. Godere così, di quella solidità di chi sa di poter contare su qualcuno/a che ti conosce a fondo e con il quale non devi più competere in ragioni o torti, ma solo assaporare quella tenerezza fatta di comprensione e di perdono.

Innamorati fino a quando?

Ben oltre le nostre aspettative; anzi, puoi scoprirti innamorato anche nella solitudine, quando per scelte diverse chi era accanto se n’è andato, e tu nonostante tutto resti fedele ad un patto e continui a voler bene. Puoi essere innamorato anche di un amore non pienamente realizzato ma custodito ugualmente come bene prezioso.

Neppure la morte ha il potere di recidere un legame «perché forte come la morte è l’amore», ci ricorda il Cantico dei Cantici e chi ha sperimentato questo lacerante distacco può ben dirlo.

Essere inseriti nell’amore credo che sia la condizione naturale dell’uomo, e a maggior ragione del credente. Quando una persona ama vede bene tutte le cose che la circondano: il vicino di casa non è più un rompiscatole, l’attesa alle casse del supermercato diventa occasione di dialogo e d’incontro, la coda in auto si rivela un tempo di riflessione e inatteso. Tutto può essere motivo di contemplazione benevola quanto si conserva un cuore innamorato.

Innamorati fino a quando?

Fino in fondo, anzi, fino in cima, come diceva don Tonino Bello.

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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