Non gettiamo anche la speranza
di Titty Amore
Una regione che un tempo era chiamata “Campania felix” per la fertilità della sua terra, per la bellezza dei paesaggi, per l’aria salubre e per gli scorci panoramici mozzafiato, il paese dell’acqua, dell’aria, della terra e del fuoco, ora è una terra ferita, umiliata, oltraggiata e rifiutata che si presenta con uno scenario da Terzo mondo: montagne di immondizie sopra e sotto terra, l’aria irrespirabile, acque e suolo inquinato, roghi per le strade che avvelenano chi respira, scuole chiuse, manifestazioni di cittadini esasperati che bloccano il traffico già normalmente molto caotico, problemi di ordine pubblico ed igienico-sanitari, danni all’economia e al turismo.
In questo scenario apocalittico tutti si chiedono perché si è caduti così in basso, chi è colpevole, chi ha fatto scelte errate, chi è responsabile? Di fronte a tale disastro ci si sente impotenti e cercare di trovare il bandolo della matassa è molto complicato perché il problema è complesso e non di facile ed immediata soluzione. La verità è che in questi anni si è solo cercato di gestire le emergenze e non di risolvere il problema alla radice e quella che stiamo vivendo è “la cronaca di una morte annunciata”, perché le cause dell’attuale emergenza rifiuti a Napoli e in Campania hanno radici profonde e lontane nel tempo.
È dal 1994 che è emergenza rifiuti a Napoli e da allora tanti commissari straordinari si sono succeduti per affrontare il problema, ma con scarsi risultati, tanti sono stati i ritardi nella pianificazione e nella preparazione di discariche idonee e siti di stoccaggio, la raccolta differenziata è ai livelli minimi, la costruzione di inceneritori avviata, poi ostacolata da più fronti, scelte politiche errate del Governo, della Regione, delle Province e dei Comuni e poi lo zampino della camorra nella gestione illegale dei rifiuti.
Sicuramente anche i cittadini hanno qualche colpa: tra quelli che ora protestano per i rifiuti sotto casa c’è chi spesso li ha depositati fuori orario, c’è chi non entra nella mentalità della raccolta differenziata, anche lì dove si fa, e poi tutti abbiamo uno stile di vita troppo consumistico, tutti dovremmo educarci a produrre meno immondizia facendo meno sprechi e in tanti avremmo dovuto protestare, denunciare anche prima, quando ci si accorgeva di una gestione poco sicura e illegale dei rifiuti.
Siamo allora tutti colpevoli di tanti peccati sociali di cui chiederci a vicenda scusa e perdono a Dio. In questi giorni, sembra che si sia toccato il fondo e che andare più giù non è possibile; è in questi giorni di buio profondo che, però, nasce la Speranza che si trovi finalmente il bandolo della matassa, che si inizi la strada della risalita attraverso scelte tecniche e politiche radicali e durature, che facciano superare l’emergenza una volta per tutte. Come cristiani, anche nel buio più profondo, non possiamo essere disperati, i vescovi della Campania hanno scritto un messaggio in questi giorni tristi a tutti “i fedeli e agli uomini di buona volontà” in cui ci invitano a non “perdere la speranza; anzi dobbiamo reciprocamente incoraggiarci a nutrirla perché fondata nel «Dio vivente che è il Salvatore di tutti gli uomini» (1Tm 4, 10)”.A noi come Azione Cattolica il compito di continuare a formare le coscienze, educare a quelle virtù fondamentali di cui c’è tanto bisogno a Napoli, per essere cittadini degni del Vangelo: la legalità, la solidarietà, l’impegno civile, il rispetto della propria terra e della dignità di ogni uomo.