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Nel Segno del dialogo

di Gianni Borsa*

Con il numero di gennaio 2008, in distribuzione in questi giorni, Segno, mensile dell’Azione cattolica nazionale, compie un anno. Non spetta certo al cuoco giudicare la pastasciutta che ha preparato (si perdoni l’esempio gastronomico), ma credo ci sia consentita qualche riflessione sui primi 12 numeri della rivista, oltre ai 6 del supplemento SegnoPer dedicato ai responsabili.

In primo luogo ciò che la redazione, i numerosi collaboratori, i grafici, i responsabili della pubblicità, della diffusione e dell’amministrazione/organizzazione, hanno cercato di fare è un giornale che rispondesse ai compiti assegnatigli all’interno dell’associazione: informare e formare, con linguaggi accessibili e chiari, sui grandi temi che attraversano la nostra società. Abbiamo parlato di volontariato, di politica, di ambiente, di sport, così come di vicende ecclesiali, di famiglia, di spettacolo, di economia; tentando di risultare utili ai soci/lettori, categoria tanto vasta quanto articolata, che comprende giovani, adulti, anziani, lavoratori, casalinghe, studenti e dirigenti di azienda, mamme e papà, vescovi e suore, educatori, operai, medici e ammalati, artigiani e coltivatori diretti, consumatori, teleutenti… In molti casi ci siamo chiesti quali fossero gli argomenti principali da trattare su Segno: una risposta preconfezionata non è mai arrivata, perché ogni volta ci siamo risposti che i temi possibili sono numerosi almeno quanto i gusti dei nostri lettori. I quali sono, e restano, il primo punto di riferimento della redazione.

In questo senso – seconda annotazione – una modalità essenziale per progettare, poi avviare e (spero) progressivamente migliorare la rivista, è stato il dialogo con gli stessi lettori. Un aspetto che mi ha colpito favorevolmente stando in redazione a Segno è il costante afflusso di lettere, email e telefonate di soci e amici che intendono dire la loro sul mensile, portando suggerimenti, critiche, puntualizzazioni, anche richiami, quasi sempre con spirito costruttivo. Tanti lettori mi hanno personalmente contattato per “dirmene quattro”: a loro va il mio grazie. Rilancio dunque, in questa sede, un appello che ho ripetuto più volte da un anno a questa parte: la redazione ha bisogno dell’aiuto delle persone affezionate alla rivista e attende segnalazioni, spunti per articoli, lettere da pubblicare, idee nuove e, se capita, qualche apprezzamento… Ogni servizio associativo migliora e si alimenta sul versante motivazionale proprio tramite il rapporto amicale fra i soci!

La terza osservazione riguarda l’impegno ad “allargare il giro” dei lettori e degli amici dell’Azione cattolica. La rivista è pensata anche per portare la voce associativa a chi, pur senza la tessera in tasca, è attento a ciò che l’Ac è, pensa e fa. A pensarci bene, è lo stesso spirito col quale la Presidenza nazionale ha diffuso nei mesi scorsi il Manifesto al Paese: per dire “noi ci siamo”, impegnandosi ancora una volta a servire il Vangelo e a portarlo nel mondo, con una fedeltà ribadita alla Chiesa e un impegno rinnovato a livello culturale, sociale, politico. In questo senso, Segno dovrebbe essere lo specchio che riflette la vitalità associativa.

Quarto, ma non ultimo, uno sguardo in avanti. Nell’anno che abbiamo davanti, Segno proverà a essere un mezzo utile (necessario?) per vivere appieno le celebrazioni dei 100+40 anni di Ac, il percorso assembleare, l’incontro con il Santo Padre previsto in primavera. È una promessa che vorremmo diventasse realtà.

* Direttore di Segno e SegnoPer

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