Impronta ecologica
Napoli e il sud in questo momento sono anche una grande metafora del nostro modo di essere, non solo in Campania. Produciamo rifiuti e non sappiamo gestirli per molti e complessi motivi. C’è la criminalità organizzata che sa purtroppo vedere con molto anticipo i settori emergenti. C’è l’insipienza e la mediocrità di molti amministratori, incapaci di progettare per grandi obiettivi e tesi al consenso immediato. C’è la pigrizia, la mancanza di senso civico, l’ottuso individualismo di noi cittadini e consumatori, poco attenti nei gesti quotidiani, ma ancor di più poco desiderosi di conoscere, di capire, di influenzare con le nostre scelte il mercato che alcuni si ostinano a chiamare “libero” – mentre è il regno di pochi oligarchi.
Nel 2005 abbiamo prodotto in Italia 31,7 milioni di tonnellate di psazzatura,
Per i rifiuti abbiamo invece una eccellente razione pro-capite 1,5 kg al giorno.
Media raccolta differenziata: 24,3%; a Treviso 70%; Molise 5,2%,; Messina 0%.
Quasi il 50% nelle discariche, 17 milioni di tonnellate ogni anno.
Nel 1957 la “500” percorreva mediamente 22 km con un litro di benzina. Oggi veniamo a sapere da autorevoli riviste specializzate che le percorrenze vantate dalla Case costruttrici sono molto sopravvalutate. Qualche sospetto ce l’aveva anche il cittadino comune.
L’impronta ecologica è la quantità di territorio fertile necessaria per produrre le risorse e per assorbire i rifiuti e le emissioni collegati al livello dei consumi materiali di un popolo o di una persona. Comparando le loro diverse impronte ecologiche si può vedere quali nazioni consumano più natura globale di quella che hanno sotto i piedi e quali ne consumano di meno. Mentre negli USA un cittadino dispone in media di sei ettari bioproduttivi, in realtà ne adopera dieci; un italiano ne ha uno e ne adopera quattro, un brasiliano ne ha quattro e ne adopera uno. Una parte degli ettari fertili brasiliani per esempio servono a produrre legnami, arance e caffè consumati dagli europei oppure ad assorbire nelle foreste una parte della CO2 prodotta dagli europei bruciando petrolio, gas e carbone.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
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Rubrica “ReciprocaMente“