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Il coraggio dei magi

di Fabio Zavattaro

C’è un’immagine che Papa Benedetto ha usato alla festa dell’epifania: la torre di Babele, la cui cima avrebbe dovuto toccare il cielo. Peccato di orgoglio dell’uomo. La conseguenza di questa colpa, la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità su tutta la terra. I Magi, questi sapienti venuti da Oriente, guidati dalla cometa, sono l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele: dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Hanno seguito la luce, hanno raggiunto la mangiatoia, hanno trovato il bambino, il figlio di Dio.

Benedetto XVI indica così la strada all’uomo di oggi, in un tempo in cui, ricordando le parole del profeta Isaia, la nebbia fitta avvolge le nazioni e la nostra storia. Una nebbia che ha tanti nomi, primo fra tutti globalizzazione: “Non si può dire infatti – afferma il Papa nella sua omelia in San Pietro – che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro”. Un altro nome della nebbia sono i “conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”.

La festa dell’epifania, l’arrivo dei magi dall’Oriente guidati dalla luce, ci dice che c’è bisogno “di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”. E questa grande speranza può essere solo Dio, “non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano”, che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto”.

È questa grande speranza che deve guidare il destino dell’uomo e dei popoli. Se manca, l’uomo cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e rovina se stesso e il mondo. “La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità”.

Ed ecco il messaggio che il Papa lascia all’uomo di oggi; messaggio per un mondo che sembra privilegiare il bene personale, il diritto della forza alla forza del diritto. Dice Benedetto XVI: “È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile”. C’è bisogno di uomini che abbiano grande speranza e molto coraggio. Il coraggio dei magi, dice il Papa, “che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza”.

Quel bambino nato a Betlemme chiede di essere accolto dalla storia umana, una storia fatta “di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il già e il non ancora”. Ed è questo mistero della fedeltà di Dio che costituisce la speranza della storia. “Certo, esso è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a causa del peccato e del conflitto di egoismi. La Chiesa è, nella storia, al servizio di questo mistero di benedizione per l’intera umanità. In questo mistero della fedeltà di Dio, la Chiesa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso”.

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