Nella crisi si gioca la vita
Sabato 29 Novembre 2008di Giuseppe Masiero
Il silenzio dignitoso di molte famiglie, impoverite nonostante il consistente coinvolgimento produttivo di alcuni suoi componenti, interpella tutte le espressioni della società, le stesse istituzioni e l’intera comunità ecclesiale. Ciò vale anche per i milioni di pensionati che si sentono derubati degli accantonamenti maturati in decenni di impegno professionale, determinante per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Italia.
L’opinione pubblica registra finora solo le situazioni più macroscopiche o drammatiche, ma non riesce ancora a percepire la consistenza, la persistenza e l’estensione di una crisi economico-finanziaria proveniente come un violento tornado da oltreoceano, ma con la ricaduta di un terremoto su un terreno fragile com’è il nostro Paese, spesso rassegnato, diviso e depresso.
Il recente rapporto Caritas-Fondazione Zancan ha ampiamente esplorato il grave fenomeno, evidenziando la preoccupante saldatura tra le povertà pregresse e quelle crescenti ed inedite che raggiungono anche la soglia dei ceti medi. Alle mense dei poveri o nei magazzini di vestiario usato si vedono sempre più spesso volti nuovi, abituati a ben altri negozi, che dopo un iniziale imbarazzo aspettano in fila il proprio turno.
Quando il calo della domanda di consumi raggiunge il livello dei beni di prima necessità, la crisi finanziaria diventa dramma umano, sociale. Torna così in campo con i valori della giustizia e della solidarietà, quello primario della vita. Dietro le fredde cifre di giovani precari, di cassaintegrati sempre più in esubero per la stretta creditizia e per la perdita di mercati da parte di molte imprese, ci sono i volti, batte il cuore di donne e uomini concreti, spesso con il compito e la vocazione di provvedere alla propria vita e di aprirsi coraggiosamente a nuove esistenze. Per questo, l’impegno doveroso ed urgente che riversiamo nei riguardi della stagione nascente e conclusiva della vita va convintamente e strutturalmente perseguito in tutti i tempi, momenti e luoghi della sua compiuta realizzazione.
Un reportage televisivo raccontava in questi giorni l’amarezza di una giovane mamma sola e in attesa di un secondo bambino, costretta a privarsi per più di una settimana della carne per una retribuzione esigua e il costo elevato dell’affitto. In casi come questi può scattare accanto al tempestivo intervento delle istituzioni sociali anche quello discreto dei familiari, del vicinato e della stessa comunità parrocchiale. Accanto alle “solidarietà corte”, di una prossimità quotidiana da cui nessuno può esimersi (necessaria per vincere atteggiamenti rassegnati e depressivi o molte camuffate furbizie), serve però la progettualità operosa e politicamente coraggiosa delle “solidarietà lunghe”, della partecipazione e della costruzione di imprese produttive e sociali, intese come “comunità di persone e di capitale”. È quanto da tempo ci chiedono la Sollicitudo Rei Sociali e la Centesimus Annus.







