Notizie sul Bel Paese
Proviamo a mettere in fila alcune notizie di questi giorni.
Il Censis pubblica un rapporto nel quale giudica in modo impietoso la società italiana. Parla di un Paese che si disperde in una “poltiglia di massa”, una “mucillagine di elementi individuali” e inclina verso una progressiva esperienza del peggio. L’Italia appare aggressiva, disillusa dalla politica e dalle istituzioni, indebitata soprattutto su casa e energia. Però siamo il paradiso dei telefonini. Li possiede l’86,4% della popolazione contro il 92,1% delle tv. Il telefonino è utilizzato dal 76% circa, con punte di oltre il 96% fra i giovani di età di 14-29 anni. Al centro si registra un indice di penetrazione dell’84,5%. Sui computer invece non c’è più gara da tempo…I fruitori della rete sono appena il 45,3% della popolazione, solo il 10% utenti abituali. Il 68,3% è costituito da giovani tra i 14 e 29 anni.
Il 76,1% dice che «nessuno si preoccupa di ciò che accade agli altri», mentre per il 56,4% valgono «di più i propri interessi che gli altri». Il 52,4% dice di essere poco o per niente soddisfatto dello Stato. La spesa media mensile per le famiglie ammonta a 1.100 euro. Il 22% della popolazione italiana, ossia circa 13 milioni di persone, vive in zone in cui è presente la criminalità organizzata. Si tratta di cittadini del sud, pari al 77,2% della popolazione di quattro regioni (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).
L’Ocse esprime valutazioni molto preoccupate sulla scuola secondaria italiana. Siamo al penultimo posto per numero di laureati: 11 su cento persone di età compresa fra 25 e 64 anni. Solo la Turchia è sotto di noi, ma veniamo sopravanzati dal Cile e dal Messico. I paesi asiatici (Giappone e Corea) sono al 37 e 30 per cento, Il divario fra l’Italia e la media dei paesi dell’Unione europea (a 19 stati) si amplia per numero di laureati nelle facoltà scientifiche: 1.227 ogni 100 mila giovani fra i 25 e i 34 anni contro i 2.128 della media Ocse. Anche per i diplomati: siamo in fondo alla classifica (48 su 100) con una media Ocse che si attesta sui 67 ogni 100 abitanti di età compresa fra i 25 e i 64 anni.
Queste le quantità. E la qualità? Il programma Pisa-Ocse (Programme for International Student Assessment: programma per la valutazione internazionale dell’allievo) si occupa di cosa sanno fare i ragazzi di 15 anni in Europa . Le performance degli italiani in matematica e lettura sono decisamente scarse. I nostri alunni rimediano una figuraccia anche rispetto ai loro coetanei irlandesi, neozelandesi e polacchi. Fino al 2004 gli investimenti indirizzati verso la scuola e l’università – sia in termini di percentuale sulla spesa pubblica totale e in rapporto al Pil – ci vedono al di sotto della maggior parte dei paesi, superati anche da Islanda, Canada, Messico e Portogallo.
Gli insegnanti italiani percepiscono salari decisamente bassi. In Italia il tempo dedicato alle lezioni con gli alunni è di 33 settimane o 674 ore l’anno (per la scuola media). Nell’Unione europea, le settimane che i ragazzini trascorrono a scuola sono 37 e le ore di lezione 1.019.I docenti italiani sono tra i più anziani in assoluto: solo 1 su mille ha meno di 30 anni. Nelle altre realtà si supera agevolmente in tutti i segmenti scolastici il 10 per cento. Nelle scuole scarseggiano anche computer (77 per scuola, contro i 115 dei paesi Ocse) e i collegamenti a internet.
L’Unione Europa apre una procedura di infrazione contro l’Italia per eccessivo affollamento pubblicitario. «Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile»: ha detto Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle telecomunicazioni. Una situazione che in molti già avevano segnalato, anche nel nostro Paese, come ad esempio la rivista “Altroconsumo”. Le tv italiane non rispettano il tetto massimo di 12 minuti di pubblicità ogni ora, nè quello di 20 minuti di intervallo tra una striscia e l’altra di spot. Le telepromozioni non vengono calcolate nei tetti orari citati. Le autopromozioni, quelle che pubblicizzino programmi trasmessi dalla stessa rete, in base alle norme vigenti in Italia non sono considerate pubblicità. Per non parlare dell’inquinamento acustico, per cui il volume degli spot è sensibilmente superiore a quello dei programmi in cui sono inseriti, o le furbate delle reti Mediaset che per aggirare il divieto di eccessiva pubblicità nei film li interrompono con due minuti di TgCom e di Meteo, così da sostenere che non si tratta della stessa trasmissione. Secondo la Ue le multe sono troppo basse per avere un effetto deterrente.
Sappiamo che non tutto il Paese è così. Nonostante le pretese di onnipotenza di chi gestisce grandi mezzi e grande potere le persone sanno essere anche libere, ragionevoli, creative. Ma un imbarbarimento c’è stato, grave sia per l’aspetto umano che per quello economico e per il futuro. Possiamo essere ancora il paese dei fuochi di artificio, ma rischiamo di perdere il confronto internazionale sugli aspetti di fondo. Ancora una volta forse potrà farci svegliare da questo onirico carnevale a bassa intensità il confronto con l’Europa.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
*****
Rubrica “ReciprocaMente”