Adelante, con juicio…
… e intanto il tempo stringe! Buona lettura e occhio alle date!
La lotta al riscaldamento globale non si ferma. Entro il 2009 un nuovo accordo taglia emissioni, il Kyoto-2. A Bali è stato raggiunto l’accordo per una roadmap che fissa due anni di negoziati da far partire al massimo nell’aprile del 2008. Fino a quella data, però, Per i paesi nessun nuovo vincolo in termini di cifre di riduzione dei gas serra . Si e’ chiusa così la 13/a Conferenza internazionale Onu sui cambiamenti climatici (Cop13). Oltre 10.000 persone e 190 paesi per 13 giorni, uno in più sul programma, al capezzale del clima malato. La trattativa è stata lunga ed estenuante, finita tra lacrime, applausi e colpi di scena. Fino alla fine si è temuto, poi gli Stati Uniti hanno deciso di dare il consenso negato soli pochi minuti prima trovandosi isolati nell’opporsi al documento. Il braccio di ferro dell’ultimo giorno è stato tra Usa e Paesi in via di sviluppo. Questi ultimi si sentivano trattati alla pari dei paesi industrializzati mentre gli Stati Uniti chiedevano loro maggiori impegni. (…)
Ma per giorni a tenere banco nelle trattative è stato il corpo a corpo sul taglio delle emissioni. Un capitolo sul quale l’Europa ha dovuto cedere alla irremovibilità statunitense. La prima bozza in discussione conteneva riduzioni nell’ordine del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del 1990 per i paesi industrializzati. Ora si va avanti senza questo range anche se è stato concesso il riconoscimento al lavoro degli scienziati del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc). (…)
Ecco i capitoli principali dell’accordo e dei negoziati:
- ROADMAP: la tabella di marcia è raccolta in tre pagine. Si riconosce tra l’altro, la necessità di un’azione internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici e per la prima volta si lancia un processo che coinvolge Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Per i Paesi industrializzati si parla di impegni e azioni appropriate evitando la parola “vincoli”, mentre i Paesi in via di sviluppo hanno ottenuto azioni verificabili e misurabili. Si rafforzano inoltre i finanziamenti disponibili e gli investimenti per sostenere azioni di attenuazione delle emissioni.
- NEGOZIATI E POST-KYOTO: i negoziati dovranno aprirsi non più tardi dell’aprile del 2008. Nel 2009, nel summit sul clima che avrà come sede Copenaghen si deciderà l’accordo post-Kyoto il cui regime entrerà in vigore nel 2012, cioé dopo la scadenza del Protocollo salva-clima la cui durata è per il periodo 2008-2012.
- CIFRE RIDUZIONE CO2: la roadmap di Bali verso Kyoto-2 non indica obiettivi di taglio delle emissioni di gas serra. Il richiamo è soltanto una postilla inserita in fondo alla pagina della premessa che rimanda a tre pagine del IV Rapporto Ipcc, relative al Working group III, quello sulla mitigazione. In queste pagine sono contenuti diversi scenari tra cui, quello più raccomandato del taglio di gas serra del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del ’90 da parte dei Paesi industrializzati e del 50% per tutto il mondo al 2050.
- LE ALTRE DECISIONI: nuova gestione del fondo di adattamento per aiutare i Paesi piu’ poveri gia’ sotto gli effetti del cambiamento climatico, previsto dal Protocollo di Kyoto, che verra’ affidato al Fondo mondiale dell’Ambiente (Gef) e avra’ sede a Washington; le foreste entrano nella lotta ai gas serra; gruppo di lavoro sul trasferimento di tecnologie nei paesi in via di sviluppo
(ANSA, 15/12/2007)
Isole vicino alle coste dell’Atlantico sommerse dalle acque dell’oceano. Metropoli invivibili per il caldo. Moltiplicazione di zecche e zanzare, Ecosistemi impazziti. Inondazioni a go- go. Non è certo uno scenario paradisiaco, quello disegnato dal rapporto sulle conseguenze dei mutamenti climatici negli Stati Uniti.
Reso noto ieri, frutto di un lungo lavoro degli esperti di varie agenzie federali, il documento descrive le trasformazioni dell’America nei prossimi cento anni come risultato dell’effetto serra e del surriscaldamento del pianeta. Le temperature medie – sostiene – saliranno da due a quattro gradi centigradi, di più di quello che si pensava finora e con ripercussioni sulla geografia, la demografia, l’economia e forse anche sulla politica. “Non c’è tempo da perdere – commenta Jennifer Morgan, dirigente del Wwf – l’allarme deve essere lanciato oggi stesso”.
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Da tempo scienziati e politici cercano di affrontare il problema: un compito non facile, perché molti paesi che contribuiscono di più alla “coperta” che intrappola il calore sono in via di sviluppo, come la Cina e l’India, e non sono pronti a sacrificare le esigenze economiche in nome di quelle ambientali.
Nella conferenza sull’ambiente di Rio de Janeiro e poi in quella di Kyoto, in Giappone, del 1997, si sono fatti passi avanti. Proprio a Kyoto, ad esempio, è stato firmato un trattato che impegnava tutte le nazioni industrializzate a ridurre l’emissione di alcuni gas. Non solo quel trattato non è mai stato ratificato dal congresso americano, ma c’è ancora molto da fare: questa settimana ne parleranno duemila studiosi internazionali, riuniti a Bonn sotto gli auspici dell’Onu. A novembre si terrà all’Aja la sesta conferenza mondiale sul clima. Ma il tempo stringe, come ricorda il rapporto reso noto ieri a Washington.
Il documento parte da due premesse. La prima: “E’ difficile prevedere tutte le ripercussioni del surriscaldamento perché alcuni ecosistemi complessi possono reagire in modo nuovo e inaspettato”. La seconda: “Anche se saranno adottate misure per frenare l’effetto serra, i cambiamenti già avvenuti nell’atmosfera cambieranno il clima”.
Il punto centrale dello scenario per il 2100, cioè tra un secolo, è l’aumento medio della temperatura, che porterà uno scioglimento dei ghiacciai artici e quindi a un innalzamento del livello del mare, con effetti diretti sulle coste. Alcune città di mare saranno soggette a inondazioni periodiche, alcune piccole isole corallifere lungo la costa Atlantica verranno totalmente sommerse.
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Le città diventeranno caldissime, per l’effetto moltiplicatore dell’asfalto e del cemento armato sulle condizioni meteorologiche. Si spopoleranno? Comunque l’uso di aria condizionata porterà a un aumento dei consumi energetici.
Ci sarà – sempre secondo gli esperti del governo americano – una più rapida alternanza di periodi di estrema siccità e grande umidità, con fiumi in piena e inondazioni. Si assisterà a una divaricazione tra aree del paese più secche e aree più umide.
Le magiche montagne rocciose rischiano di perdere i pascoli d’alta quota. “Il deterioramento di alcuni ecosistemi – è scritto – porterà alla scomparsa di alcune attività produttive e alcune specie animali”.
Il rapporto americano non è definitivo, nel senso che è aperto ai contributi di esperti privati e organizzazioni di categoria – dagli agricoltori ai pescatori, dall’industria energetica a quella turistica – prima che la versione finale venga distribuita in autunno alla Casa Bianca e al Congresso. “Ma è chiaro che non possiamo aspettare mesi e mesi con le mani in mano“, dice sempre Morgan del Wwf. “Alcuni angoli del paradiso americano rischiano di scomparire per sempre, come i pascoli delle Rockies o le barriere coralline della Florida”.
(da repubblica.it, 13 giugno 2000!)