Un’ora per crescere
di Ernesto Diaco
Ogni anno, puntuale, torna l’allarme. “Ora di religione, studenti in fuga” gridava – con malcelato compiacimento – un quotidiano nazionale qualche giorno fa. L’aveva fatto anche l’anno scorso, sulla base di cifre pressoché identiche. E, oggi come allora, si rinnovano le precisazioni. In Italia, 91 studenti su 100 scelgono di frequentare l’ora di religione: un dato rimasto invariato negli ultimi anni. Alle superiori la percentuale è inferiore, ma costante: 84,6 per cento. La punta più bassa si registra nelle scuole secondarie del Nord, dove la frequenza si attesta mediamente a tre studenti su quattro. Un dato, quest’ultimo, da non sottovalutare, ma che non autorizza certo a parlare di drastiche cadute verticali, né di sovradimensionamento del corpo docente di religione.
Nei vent’anni abbondanti trascorsi dalla revisione del concordato tra Italia e Santa Sede, che rese l’ora di religione opzionale, questa materia ha subito profonde trasformazioni. Sono cambiati i docenti, oggi per lo più laici. Si sono moltiplicati gli strumenti didattici, le pubblicazioni, i corsi di aggiornamento, le associazioni professionali, i progetti interdisciplinari. C’è stato anche un concorso nazionale, che ha tolto dallo status di precari a vita gran parte degli insegnanti, autentici professionisti la cui unica arma è la loro passione educativa, che li porta a stimolare l’intelligenza e la curiosità dei più giovani per un apprendimento significativo davanti a quello che è un vero patrimonio dell’umanità.
Oggi l’ora di religione è uno spazio di libertà e di cultura che fa parte a pieno titolo dell’offerta formativa e non necessita di ulteriori legittimazioni. In molti casi, si rivela un vero punto di forza, una garanzia di qualità educativa all’interno della scuola italiana. L’alto gradimento, ribadito ogni anno dalla scelta delle famiglie e degli stessi ragazzi, è un continuo referendum confermativo, esempio unico nel panorama del settore pubblico. L’ora di religione riempie un vuoto di cui ci si è improvvisamente resi conto all’indomani dell’11 settembre. Dare ai nostri giovani una simile opportunità di conoscenza e di confronto è una delle migliori risposte possibili di fronte ai pericoli della disinformazione e della semplificazione diffusa, che li abilita a vivere da cittadini di una polis multireligiosa e aperta ai valori dello spirito.
Le difficoltà ci sono, inutile negarlo. Nelle ore di religione come nell’intero sistema formativo. Proprio per questo, il contributo che questa cenerentola delle discipline ha da dare alla scuola italiana, in termini di richiesta di responsabilità e di offerta di significati, non può essere facilmente liquidato. L’ora di religione porta fra le mura scolastiche i contenuti della fede cristiana, estraendoli dalla nostra civiltà, dall’esperienza e dalla creatività umana, per metterli criticamente in gioco. Altro che obolo dato ai vescovi o residuo del passato: il suo valore per una persona chiamata a crescere oggi è inestimabile.