Trattato Ue: novità e questioni aperte
di Gianni Borsa
Secondo José Socrates, premier portoghese e presidente di turno del Consiglio Ue, «l’Europa è uscita dalla sua crisi istituzionale ed è pronta per affrontare le sfide del futuro». Soddisfatto e gongolante, il politico lusitano è riuscito a far quadrare i conti: nella capitale del suo paese è stato raggiunto l’accordo sul futuro Trattato comunitario e sempre a Lisbona verrà posta la firma in calce al testo il 13 dicembre. Ha raccolto il plauso dei colleghi premier, piegando, con garbo diplomatico, le ultime resistenze polacche, inglesi, olandesi, francesi, italiane… Eloquenti alcuni commenti. Per José Manuel Barroso, presidente della Commissione, anch’egli portoghese, «con il nuovo Trattato cresce la capacità di azione dell’Ue» e sarà possibile «avere un’Europa più efficace» al suo interno e più forte sulla scena internazionale. «L’Europa può finalmente passare ad altre cose», sentenzia soddisfatto il premier britannico Gordon Brown, per il quale soffermarsi sulle regole e sui trattati deve risultare piuttosto indigesto. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, «felice per il risultato di Lisbona», nota: «L’Unione europea può tornare a occuparsi di temi concreti e importanti per i cittadini come l’energia, il clima, la globalizzazione e le infrastrutture».
Il nuovo Trattato comprende 256 pagine: un Preambolo, il testo vero e proprio (che in buona parte ricalca i contenuti della Costituzione del 2004) e una serie di protocolli e allegati. Sono molteplici le acquisizioni che contiene. Vengono rafforzate alcune figure-chiave dell’edificio comunitario: il Consiglio Ue avrà un presidente stabile, che resterà in carica due anni e mezzo; la politica estera sarà affidata a un Alto rappresentante, che sarà anche vicepresidente dell’Esecutivo e commissario alle relazioni esterne; la Commissione si ridurrà dagli attuali 27 componenti a 18. Il Parlamento si vede rafforzato il ruolo politico e il potere di codecisione, che divide con il Consiglio. Crescono le politiche “comunitarizzate” e quelle in cui si potrà decidere a maggioranza: rimane invece il voto unanime (ossia il diritto di veto) in alcuni settori strategici, come fisco, politica estera, politica sociale.
Ma se da Lisbona sono giunte delle risposte sul futuro dell’Ue, restano aperte alcune questioni politiche di rilievo. Anzitutto ci si può domandare se e quando tornerà nell’Ue uno “spirito costituente”, segno inequivocabile che si ritiene necessaria non solo un’Europa “che funziona”, ma che si ambisce a una vera “casa comune europea”. Un altro nodo rinviato è quello dell’identità e dei confini dell’Ue: dal Trattato di Lisbona emergono risposte parziali e già Croazia, Turchia, Balcani e altri Stati premono alle porte… Si è poi parlato di una Europa “più efficace”: le buone intenzioni devono trovare riscontro nella realtà, mostrando che essa sa portare vantaggi visibili e aggiuntivi alla vita dei cittadini.