Lavoro, reddito, regole
Un ambiente di lavoro qualsiasi. Una persona confida all’altra che la figlia, diplomata da poco, ha chiesto di lavorare in un negozio di parrucchiera. Le hanno proposto un orario dalle 7.45 alle 20, con una breve pausa per il pranzo. Aprire il negozio, fare lo shampoo alle clienti, pulire, stare alla cassa. Il tutto per 400 euro al mese, “tanto è giovane”. La madre le ha consigliato di non accettare. “Preferisco darle io la stessa somma per stare a casa, c’è da seguire anche il nonno che ha bisogno di una persona che lo segua”.
Stesso giorno, una scuola qualsiasi. Un colonnello della Guardia di Finanza incontra un gruppo di studenti. Espone dei dati ufficiali, ne ha parlato la stampa ma i ragazzi non li conoscono. Si parla di redditi da impresa. In Italia l’80% delle imprese è costituito da società a responsabilità limitata (srl). Di queste, il 50% dichiara un reddito annuo nullo o negativo. Un dato che fa molto riflettere e che, se vero, chiuderebbe il capitolo sulla capacità imprenditoriale di una intera classe sociale.
Pochi minuti dopo, altro argomento. I giornali parlano spesso di ingenti somme di denaro sottratte illecitamente al fisco (milioni di euro). Il colonnello presenta i risultati di uno studio che è andato a cercare quanto poi effettivamente di queste somme viene effettivamente incamerato dallo Stato. A fronte dell’evasione accertata viene recuperato l’1,23%, cifra che, a detta del relatore, copre forse la spesa per gli stipendi del personale della Guardia di Finanza.
Kahnemann, Nobel per l’economia, sostiene che occorre elaborare un National Well-Being Account, l’indice del benessere di una nazione. Assieme all’indice di sviluppo umano di A. Sen.
Smith scrive ne La ricchezza delle nazioni: “Ogni individuo si sforza costantemente di trovare l’utilizzo più vantaggioso per qualsivoglia capitale egli abbia a disposizione. Di fatto, ciò cui egli aspira è il proprio tornaconto, non quello della società. Ma l’analisi del proprio tornaconto lo induce naturalmente, o piuttosto necessariamente, a preferire un utilizzo che è quanto mai vantaggioso per la società”.
Commenta Rifkin: “Smith credeva in pratica che una mano invisibile reggesse le sorti del mercato, garantendo che tutti in fin dei conti ne avrebbero tratto vantaggio, a patto che i meccanismi di mercato fossero lasciati del tutto liberi. Gli economisti e i politici neoconservatori lo credono ancora adesso. In realtà la mano invisibile ha finito col rivelarsi invisibile davvero. Abbandonato alla sua logica interna, il mercato del tutto privo di vincoli non conduce a una più grande fetta economica per tutti, bensì piuttosto al gioco decisivo del chi vince prende tutto. In che altro modo potremmo spiegare il fatto che il modello di mercato americano senza briglia ha infine dato vita a un drammatico peggioramento del gap tra ricchi e poveri, in rapporto diretto con la maggiore flessibilità dei controlli terni sulle sue pratiche commerciali?”.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
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Rubrica “ReciprocaMente”