Il Vangelo: questo sconosciuto
di Giorgio Bezze
“Ma il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà ancora fede sulla terra?” (Lc 18,21). È questa la domanda che fin dalle sue origini, tiene sveglia la Chiesa, i suoi pastori e in particolare i vescovi, stimolandoli nella loro opera di evangelizzazione che peraltro in questi ultimi anni si è intensificata.
Ed è sempre la stessa domanda che mi è tornata in mente con tutta la sua carica provocatoria, dopo aver letto i dati sull’indagine: “Gli italiani e i libri religiosi”, promossa, non tanto da un gruppo anticlericale per contrastare l’attuale dinamismo della Chiesa in Italia, bensì, dal settimanale Famiglia cristiana.
Dall’indagine risulta che ben il 70% degli italiani non ha mai letto, in vita sua, i quattro Vangeli, e l’82% nell’ultimo anno, non ha mai preso in mano un libro di argomento religioso. Solo il 15% dichiara di aver letto tutto il vangelo, mentre un altro 15% l’ha fatto solo in parte.
Tra libri religiosi più gettonati spiccano le biografie dei santi con una particolare preferenza per “l’apostola degli ultimi”: Santa madre Teresa di Calcutta. Molti poi, identificano l’attenzione alla spiritualità con l’aiuto dei bisognosi, escludendo i testi a più alto contenuto spirituale riguardante la preghiera, la liturgia o la Chiesa e in particolare la parrocchia.
Su questi dati che non sono da sottovalutare, sarebbe doveroso fare una serie di riflessioni che richiederebbero tempo e ponderatezza, tuttavia un paio di considerazioni si possono fare anche a cuore caldo.
La prima è senza dubbio ammettere, la grande ignoranza da parte di chi si definisce cristiano, sui testi sacri. Nonostante gli anni di catechismo, nonostante i tanti incontri di formazione, e le migliaia di celebrazioni vissute esiste ancora da parte dei più, una certa allergia verso il Vangelo che è il testo ispirato e fondante la religione cristiana.
Il preferire il fare, all’essere, senza fondare sul Vangelo le nostre azioni, anche se buone e di solidarietà verso i più deboli, svilisce la fede riducendola a un bel gesto di puro umanesimo. In questo modo l’esperienza di fede coincide con una forma di solidarietà e viene impoverita da tutto il suo contenuto divino, e trascendentale.
Il non conoscere approfonditamente il Vangelo e la Parola di Dio in generale, porta a quella che Benedetto XVI ebbe a definire durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, la “religione fai da te” dove ci si crea un’idea di Dio a proprio uso e consumo. Senza il Vangelo è più grande il rischio di cadere in un sincretismo religioso che offusca la Verità e dà origine alle svianti forme di new age sempre più in crescita nelle nuove generazioni.
La seconda considerazione la faccio dal versante di chi ha a cuore la trasmissione della fede cristiana che a prescindere da una testimonianza personale fatta di coerenza di vita non può non essere fatta a partire dai Testi sacri, dal Vangelo in primis, cioè da quella Parola che se conosciuta, amata e studiata, aiuta a penetrare il mistero di Dio e genera adesione totale a suo Figlio Gesù.
Per tale motivo nasce spontanea la domanda: le nostre parrocchie, i pastori, i catechisti, gli educatori, i gruppi usano il linguaggio giusto per far innamorare la gente, in particolare, i giovani al Vangelo? E poi: quante, quali e come vengono investite le risorse nelle nostre comunità, affinché il Vangelo venga presentato nella sua bellezza e fascino in modo che nella gente nasca il desiderio di conoscerlo di più?