Più di tante manifestazioni di piazza
Ci voleva Benedetto XVI. Con un messaggio destinato ai lavori della 45° edizione delle Settimane Sociali di Pistoia e Pisa, che non lascia adito a interpretazioni, il Papa ha riscaldato l’inizio del summit dei cattolici italiani e ha gettato solide basi per un dibattito che, a questo punto, si aspetta vivo e coraggioso. “La cronaca quotidiana – scrive Benedetto XVI – mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. (…) Che dire, poi, dei problemi relativi al lavoro in rapporto alle famiglie ai giovani? Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromessa”. Il Papa, riprendendo quelle che erano state le indicazioni sul sociale e l’economia del suo predecessore Giovanni Paolo II, in particolare durante i suoi primi anni di pontificato, mette i problemi del lavoro e della precarietà ai primi posti nell’interpretazione di quella sfida antropologica che è la sua primaria attenzione.
Nella conferenza stampa di presentazione dei lavori invece, l’economista Stefano Zamagni, ha posto l’accento sulla mediazione. “La scommessa della Settimana Sociale – ha detto - è che si possa tornare a parlare di ‘bene comune’ come se ne parlava in Europa fino a un paio di secoli fa, prima che tale concezione fosse soppiantata da quella liberista del ‘bene totale’ e poi da quella socialista del ‘bene collettivo’”. “Mentre per il liberismo il ‘bene totale’ è la sommatoria dei singoli beni individuali, che vengono tutelati a discapito di quello comunitario, nel socialismo col ‘bene collettivo’ si tutela il bene di tutti ma si trascura quello individuale. Entrambe le prospettive, con i loro limiti storici, - ha proseguito Zamagni – possono essere positivamente superate adottando la concezione del ‘bene comune’, da sempre al centro della dottrina sociale cattolica, come impegno per sostenere lo sviluppo senza sacrificare i più deboli”.
Zamagni ha fatto riferimento ai rischi che “nella nostra società categorie iperprotette (lavoratori dipendenti, rendite ecc.) si oppongano all’adozione di provvedimenti nella direzione del ‘bene comune’”. “Ora – ha concluso – anche molti non-cattolici comprendono che il ‘bene comune può aiutare a uscire dalle secche del conservatorismo”.
I prossimi giorni diranno se l’assise dei cattolici sarà in grado di offrire riflessioni efficaci per rispondere ai problemi del paese a partire dagli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa. 1000 delegati provenienti da tutta Italia, 65 vescovi, 160 diocesi rappresentate, e un saluto del Papa, possono fare più di tante manifestazioni di piazza.