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On / Off

Che fare se per ogni nave che viene varata c’è già un naufragio che l’aspetta, non importa se al viaggio inaugurale o dopo molto tempo? Perché accendiamo fuochi che prima o poi si spegneranno?

Lette in un certo modo, le imprese – anche le più belle – sembrano votate al fallimento. Un giovane studente della mia città in questi giorni si è tolto la vita. Nessuno davvero sa cosa succede in questi casi. È come se nel profondo di ciascuno di noi ci fosse come un interruttore, di quelli con un cursore che si sposta su due posizioni alternative (situazione “bistabile”, ma – vedremo, non proprio digitale): quelle classiche “On” e “Off”. Alla nascita l’interruttore è su On, e non essendo mai stato spostato su off mostra una certa resistenza a farlo. Ma poi possono succedere tante cose. E poi, forse non è proprio vero che non sia mai stato su off. Di fatto non c’è mai stato in effetti, eppure è come se in una condizione quantica della materia avesse per un milionesimo di nanosecondo assunto anche la posizione off, come il gatto dei fisici quantistici. E che cosa può succedere successivamente? Può succedere come Z, in cui il cursore è rimasto stabilmente su on. È come in una casa: l’interruttore principale, allacciato alla rete Enel, è aperto e la corrente passa. Questo non vuol dire che ogni singolo piano della casa, ogni singola stanza o ogni singola presa elettrica sia sempre alimentata. Potrebbe andare off un singolo apparecchio elettrico, oppure una stanza. Addirittura un piano: ma fuori, presso la porta che dà sulla strada, il buon vecchio cursore principale è stabilmente su on. Ripareremo il guasto, la corrente fluirà anche nel piano rimasto, o nella stanza rimasta per un po’ al buio. Magari qualche danno è successo, ma reversibile.

In altri casi il cursore può essere stabilmente su on, ma essere stato per qualche momento su off. Magari per periodi brevi, ma non secondo la meccanica quantistica, che ci accomuna tutti, ma proprio nella più quotidiana e storica meccanica newtoniana. Non si è spenta una parte, ma un tutto. Tuttavia diciamo è un sistema bistabile ma non digitale. Detto in altri termini: è vero che è spento o acceso, ma ci può essere un sistema di riserva, per cui se l’interruttore principale salta, entra in funzione un sistema di emergenza che alimenta per un po’ almeno le funzioni vitali. Almeno per un po’. “Quanto” esattamente “almeno per un po’”? Dipende. Il punto principale è: ce ne stiamo accorgendo? Qualcuno vicino a noi se ne accorge? Perché se così non fosse tutto in apparenza prosegue come prima, ma la vita comincia a declinare. Occorre fare di tutto per riportare il cursore su on. Ricostituire le scorte, preparare una riserva buona. Non lasciare il contatto con la rete principale, con i tralci. “Non lasciare che le mie tenebre mi parlino”, pregava fr. Roger. Ed era fr. Roger. Ma l’innocenza può essere così insopportabile per chi le è vicino da richiamare violenza. Se la luce è troppo forte si può pensare di sopprimere la fonte di luce. La Pietà di Michelangelo è a rischio proprio per la sua bellezza trasparente, senza mediazioni, capace – anche senza volerlo – di rendere troppo evidente a noi stessi la nostra distanza, la nostra mediocrità, il nostro essere lontani. Il povero squilibrato che prende a martellate la Pietà esprime la nostra incapacità di accogliere la bellezza, la povera squilibrata che prende a coltellate fr. Roger replica, tragicamente su carne umana e non su marmo, lo stesso gesto: l’innocenza che scatena il male accovacciato dentro di noi. In entrambi i casi è la forza di morte che si scatena per spostare il cursore su off, facendo credere che i testimoni della bellezza e dell’innocenza sono caduchi, solo per un po’ hanno potuto dare speranza, ma che alla fine vince l’entropia, che per ogni nave che viene varata c’è già un naufragio che l’aspetta, non importa se al viaggio inaugurale o dopo molto tempo. Perché si accendono fuochi che prima o poi si spegneranno, per quanti ordine di vestali si vogliano creare con l’ordine di alternarsi a tenere accesa la fiamma? La Divina Commedia è bella, ma fragile. Se prendiamo tutte le lettere di cui è composta e le buttiamo a caso, quante probabilità abbiamo di recuperare il testo di Dante? Chi vince alla fine tra chi costruisce le case mettendo in ordine i mattoni e chi le distrugge con una bomba? Il disordine è più stabile dell’ordine, non ha bisogno di sforzo, di desiderio, di volontà, di intelligenza, di amore. Basta in fondo lasciar fare al tempo: distruggerà anche le piramidi, facendosi beffa della complessa conoscenza degli architetti, della fatica immane dei costruttori, della squisita e raffinata simbologia esoterica delle costruzioni.

Insomma siamo tutti sotto rischio, ma in modo diverso. C’è chi lo è come K, il cui cursore abbastanza spesso si è spostato su off. Lo vedo, è così ogni volta che sembra non farcela più, si lascia andare, scivola nel pozzo e non cerca neppure di afferrarsi a un appiglio. Oppure quando sembra andare tutto bene, ma in realtà sta utilizzando le batterie di emergenza, scorre il tempo ed è più assorbito dalla play station che dalla volontà di rafforzare la sua vita. Eppure ci sono energie, ricerca i contatti, si butta sul cursore e ogni volta lo riporta su on. Come quando ha cercato con tanta determinazione qualcuno che lo aiutasse, ha resistito ad adulti inaffidabili e chissà a quante altre difficoltà. Come quando smette di guardare la tv, magari non guarda in faccia l’interlocutore ma fa domande profonde. Come quando non lo ammetterebbe mai a nessuno, meno che mai a se stesso, ma si sente felice.

C’è chi lo è come X, la cui indole è assolutamente centrata su on. Eppure, molto tempo fa, un abbandono ha spostato il cursore su off. Lui era così indifeso, cosa poteva fare per impedirlo? La luce maligna dell’abbandono non è stata però abbastanza forte da spegnere del tutto il flusso di vita con quanto lo circondava. Ma se off è scattato storicamente almeno una volta, è più facile qualcosa - che per un’altra persona non crea problemi – in lui sia sufficiente a fari rievocare l’off. Tutto bianco (perché è di natura vitale) o tutto nero (perché si sposta su off). Ma progressivamente off si arrugginisce, si allontana. X si affida alla vita, cerca le persone, le sa accogliere e ascoltare. Ama vestirsi bene, ama il suo corpo che fiorisce, sente il battito dell’esistenza e ne è affascinato.

Per Z non c’è mai stato off (c’è stato, ripeto, solo in senso quantistico). Ma questo non lo rende invulnerabile. Per paradosso, la totale fiducia nella vita può renderlo fragile. Non nel senso banale, perché non è ingenuo e conosce, sia pure relativamente, che ci sono gli elementi di male nella realtà. Ma nel senso che è talmente trasparente che può avere le difese psicologiche dal male, ma non può impedire che la furia del mare si scateni con maggiori danni proprio dove la costa è più bella. Eppure ha fatto diventare carne della sua carne tante esperienze positive. Fin da bambino: il suo alzare la testa come un sommergibile che sale in superficie, il suo sguardo stupito e interessato sul mondo, il suo sorriso precoce. Non si è mai fermato: ogni cosa per lui ha un significato, non annoia, gli si rivela come epifania della realtà.

On / Off: se per Amleto la scelta era ambigua, non lo è per la Bibbia. Dio non è “imparziale”, ha scandalosamente scelto di mettersi da una parte, di essere “di parte”, quella dell’esserci. Per noi è più difficile.

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
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Rubrica “ReciprocaMente
Questo mese: “O con Dio o con gli uomini?”

 

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