L’aria poco serena della curva Nord…
Il Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel ha inflitto all’Inter un’ammenda di 30.000 euro, con l’obbligo di disputare una gara senza spettatori nel “secondo anello della curva nord” di San Siro per gli striscioni offensivi esposti, “in tre successive circostanze, per qualche minuto”, durante la gara contro il Napoli dello scorso 6 ottobre. La sanzione, fa sapere il giudice sportivo, arriva dopo che è stata “valutata la particolare gravità del fatto, per la provocatoria aggressività che connota le espressioni adottate, e considerata, per converso, la riferibilità in via esclusiva di tali comportamenti discriminatori ad un circoscritto e delimitato settore dello stadio, nonché l’assenza di specifici precedenti a carico della Società oggettivamente responsabile”.
(AGI, 16/10/2007)
Se, camminando per strada, vi capitasse di imbattervi in un gruppetto paramilitare che espone lo striscione “napoletani colerosi” e intona cori razzisti, chiamereste subito la polizia. Solo nel mondo del calcio questa normale, perfino ovvia reazione è tutt’altro che scontata. La decisione del giudice sportivo di chiudere (finalmente!) il settore dello stadio Meazza appaltato da anni agli ultras razzisti dell’Inter, è stata infatti accolta con prevalente stupore dal mondo del calcio nel suo complesso, e purtroppo anche dal presidente Moratti, che l’ha giudicata “molto severa” senza aggiungere neanche una mezza parola sullo schifoso spettacolo offerto da un pezzo rilevante della “sua” curva.
L’aspetto più sconcertante è che lo stesso Moratti è già stato pesantemente danneggiato, economicamente e moralmente, proprio da quel pezzo di curva, che ha fatto squalificare il Meazza per quattro turni europei. Viene dunque spontaneo chiedersi: quale terribile potere di ricatto devono avere gli ultras razzisti dell’Inter e gli ultras in genere, per mettere in soggezione una persona come Moratti? E se ci sono industriali coraggiosi che si ribellano alla mafia per non pagare più il pizzo, quanto dobbiamo aspettare per vedere anche nel calcio qualcuno che si ribella alle cosche della curva?
(Michele Serra, la Repubblica, 19/10/2007)