“Il padrone ce l’hanno solo i cani”?
di Simone Esposito
Domanda: è un paese serio quello che rimanda all’infinito la risoluzione dei propri problemi? Risposta: no. Ecco in due battute la drammatica realtà di un’Italia che ha scavalcato a passo stanco il Novecento per avviarsi ancor più stancamente sulla strada del nuovo millennio. “Nuovo” per modo di dire: stessa irresoluta transizione politica (quasi quindici anni e ancora non si vede la luce in fondo al tunnel), stesse facce sulla scena del potere (parlamento, finanza, industria, mass media), i problemi? sempre quelli, tuttalpiù peggiorati.
Perché – questa è la verità – è da una vita che si sproloquia delle tanto invocate “riforme” senza che si riesca a farle. In questi giorni va in scena l’ennesimo tentativo. Chiedere di crederci forse è troppo, ma oramai è diventato difficile persino sperarci.
E intanto il paese, paradossalmente, cambia rimanendo uguale a se stesso, e mentre l’innovazione tecnologica, le grandi migrazioni, la globalizzazione dei mercati ci fanno ogni giorno nuove domande, la classe dirigente spende quasi tutte le sue energie per autoconservarsi. Risultato: nessuna risposta.
La fregatura è che una società che non progetta più il futuro può andar bene agli adulti, ma pesa sui giovani come una pietra tombale. Sono i giovani che scontano l’irresolutezza dei padri, e vivono la crisi del sistema senza nemmeno più il paracadute dello stato sociale, che oggi vale per tutti meno che per i più deboli. Già, i precari. Sono la gran parte degli italiani tra i 20 e i 34 anni. L’Istat ha stabilito che il 70% di loro vive ancora in casa (i bamboccioni!) con i propri genitori perché non ce la farebbe a mantenersi autonomamente; il 13,1% (1.678.000 persone) vive sotto la soglia di povertà e solo il 22,7% è a capo di un nucleo familiare, anche senza figli. Sarebbe bene, parlando di “riforme”, avere bene in mente questi dati. E fare presto.
Tra i tanti (spesso catastrofici nei loro effetti) slogan del Maggio francese ce n’era uno che recitava: “Il padrone ce l’hanno solo i cani”. Adesso ce l’hanno anche tanti giovani, che sono costretti a programmare la propria vita in funzione del lavoro e non il contrario. Schiavi dell’incertezza dell’oggi dalla quale potrà liberarli solo la possibilità di disegnare il futuro. Se soltanto lasciassero loro la matita in mano.