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Un’altra economia è possibile

di Antonio Mastantuono

“La logica del profitto non prevalga sulla solidarietà”. L’invito di Benedetto XVI, all’Angelus di domenica 23 settembre, è rimbalzato sui media con insolita risonanza. Quasi che il ricordare quello che è un cardine della Dottrina Sociale della Chiesa rappresentasse elemento di novità sconcertante. Quasi che “la priorità dell’equa distribuzione dei beni” non fosse da sempre sostenuta con forza nei documenti magisteriali, altrettanto quanto “che il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico”.

Quel che fa la differenza – in un comune sentire ormai avvezzo a leggere nel mercato e nelle sue logiche anche perverse l’unica via verso una crescita indefinita e indefinibile – è, forse, il sentir ricordare – con le parole della Centesimus Annus – come il capitalismo non vada considerato unico modello valido di organizzazione economica e come l’emergenza della fame e quella ecologica siano prove evidenti degli effetti nefasti del prevalere della logica del profitto su quella della solidarietà: ciò, infatti, “incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta”. Ma fa la differenza anche l’invito forte a far prevalere la logica della condivisione e della solidarietà per “correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti”.
Quello del Papa, in realtà, è l’invito accorato a decidere “tra egoismo e amore, tra giustizia e disonestà”, a non “cercare il profitto in tutti i modi possibili” disprezzando e sfruttando i poveri “a proprio vantaggio”, perché ci siano meno profitto e più condivisione ed i beni mondiali vadano equamente divisi per abbattere il divario tra ricchi e poveri e salvaguardare il futuro del pianeta. Una lettura che riflette la preoccupazione per la crescita esponenziale della povertà in un mondo ed in un tempo che il progresso scientifico e tecnologico aveva lasciato intravedere diversi e che invece si colorano di tinte fosche per il futuro stesso dell’umanità.

Di qui il suo appello ai fedeli, innanzitutto, ma anche a tutti gli uomini di buona volontà. Se il cristiano “deve aprire il cuore a sentimenti di autentica generosità”, la stessa regola vale anche per tutti coloro “che rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile”, perché, facendo prevalere la logica della condivisione e della solidarietà, sia possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile. Un invito, a ricordare come l’economia di mercato, come ogni attività umana, debba essere soggetta alle regole dell’etica, auspicando un sistema di idee e di valori che, coerente e attento a tutte le dimensioni dell’uomo, diriga i comportamenti individuali e le istituzioni sociali, perché sia possibile “ristrutturare l’economia così che i bisogni umani siano messi prima del guadagno finanziario”. Un invito, in fondo, a riscoprire il “bene comune” come obiettivo e strumento per la costruzione di una società più giusta e solidale.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 2 - 2010
  • anno X, n. 2, giugno 2010

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