Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Archivio di settembre 2007

Custodisci il creato

giovedì 6 settembre 2007

di Ugo Ughi

«Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2, 15): “sogno” più che realtà; ma non un “sogno” evanescente, impossibile da realizzare, bensì una prospettiva e una meta. La Bibbia annunzia «cieli nuovi e nuova terra» come fine ultimo di tutto il cammino storico, per dire che il Signore, al compimento, darà corpo definitivo a quel “sogno”; ora attende la collaborazione consapevole e libera dell’uomo, al quale ha affidato il compito di rappresentante della sua “signoria” nel creato: non dispotismo e abuso, ma rispetto, custodia, intelligenza, lavoro per il suo perfezionamento.

La Bibbia avverte: pretendere di farla da padroni assoluti nei confronti della terra, come nei confronti di altri uomini, equivale a rifiutare Dio e il suo disegno e a causare sofferenze terribili, lutti, caos. L’uomo, chiamato da Dio ad essere «custode del fratello»(cf Gen 4,9), è responsabile anche del luogo in cui abita. L’intenzione di Dio è che l’uomo trovi nel creato la sua “delizia” (Eden): vi si trovi bene, sappia usufruirne con sapienza e ne goda. I “cantici delle creature”, biblici ed extrabiblici, testimoniano che l’uomo sa apprezzare il creato e per questo rende lode al Creatore.
Il guaio è che spesso si dimentica il “sogno” e la responsabilità che ne deriva, e si fa scempio dell’ambiente: per avidità, per interesse, per vendetta.
È quanto mai urgente, allora, tornare al piano originario di Dio in un’epoca in cui si stanno raggiungendo vertici incredibili di insipienza, per cui si fa terra bruciata di quell’ambiente che è casa di tutti.

Non sorprendono le parole forti di Benedetto XVI a proposito degli incendi che stanno distruggendo interi territori di Grecia, Italia e altre nazioni: «Davanti a così drammatiche emergenze che hanno causato numerose vittime e ingenti danni materiali, non si può non essere preoccupati per l’irresponsabile comportamento di taluni che mettono a rischio l’incolumità delle persone e distruggono il patrimonio ambientale, bene prezioso per l’intera umanità».
Il crimine commesso dagli incendiari non deve far dimenticare quello compiuto (e purtroppo sempre in atto) da coloro che hanno distrutto e continuano a distruggere intere foreste in Africa, in Amazzonia e altrove. L’interesse di alcuni non può essere pagato dall’umanità intera e, in primo luogo, come solitamente accade, dai più poveri. È necessario opporsi a questo scempio, indegno di uomini saggi. La responsabilità delle autorità pubbliche è grande, ma ciascuno deve sentirsi corresponsabile di quanto avviene nel mondo.
Anche in questo ambito deve svilupparsi un’opera educativa puntuale e costante: lo esigono il bene e il futuro dell’umanità; lo richiede ai cristiani la loro stessa fede, che insegna ad amare la terra e a renderla un “giardino”, luogo degno dell’uomo, abitabile per ogni uomo.
La salvaguardia del creato entra a pieno titolo negli itinerari formativi dell’Azione Cattolica.

Percezione del mondo

domenica 2 settembre 2007

Letterati e psicoanalisti dicono : “Venezia è l’inconscio del mondo”. I turisti sempre più spesso pare che chiedano: “A che ora apre Venezia?”. Nel 2006 sono stati 15 milioni, per una città che ora ha 60.000 abitanti.

Solo nel 1998 gli astronomi hanno scoperto di aver trascurato quasi tre quarti dell’universo. Un clima molto diverso da un secolo fa, quando Haeckle poteva scrivere che gli enigni del mondo erano stato svelati dalla scienza. Proprio la pervasività dell’energia oscura ne ha reso difficile la scoperta.

Desmond Morris nel 1977 pubblicava La scimmia nuda, vendendo dieci milioni di copie e lasciando il suo lavoro di curatore dei mammiferi allo zoo di Londra. È vero che abbiamo in comune con le scimmie antropomorfe il 99,9 per cento di DNA. Ed è anche vero che si rimane sbalorditi di fronte ai quadri di Congo, lo scimpanzé artista che cinquanta anni fa conquistò anche personaggi come Picasso. A Trento è aperta per tutto il 2007 la mostra “La scimmia nuda”, con un exhibit che invita a distinguere le opere di scimmie antropomorfe ed elefanti da quelle di Hartung e Pollock. È difficile farlo, ma questo cosa vuol dire? Potrebbe infatti voler dire:

* Scimmie ed elefanti sanno dipingere come esseri umani [tesi sostenuta dalla mostra]

Ma anche:

* Ci sono esseri umani che dipingono come scimmie ed elefanti

* Scimmie, elefanti e uomini dipingono la stessa cosa. Sanno di farlo? L’uomo sa che la scimmia dipinge come lui, la scimmia sa di dipingere come l’uomo?

* C’è intenzionalità nel dipinto dell’elefante? Si può parlare di “significato”?

Percepire il mondo è una cosa complessa…

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
*****
Rubrica “ReciprocaMente
Questo mese: “Il sogno nel Nuovo Testamento”

Fuoco alle polveri!

sabato 1 settembre 2007

Farsa semi-seria sull’Italia profonda e le sue ossessioni…

ATTO I – La sparata

“Finora gli è andata bene. Noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c’è sempre una prima volta”: così ha detto Umberto Bossi, riferendosi al governo, mentre arringava i fedelissimi della Lega Nord a Ca’ San Marco, durante la manifestazione con cui si è avviata la raccolta di firme sulla protesta fiscale. “A Roma – ha detto – pensano: ‘al nord sono un po’ pirla. Parlano ma poi pagano, quindi non diamogli niente’’. Però secondo il leader della Lega “se la Lombardia potesse chiudere i rubinetti, l’Italia morirebbe in cinque giorni, perché l’Italia vive con i soldi della Lombardia”. Per questo motivo, secondo Bossi, la protesta fiscale “è una cosa pericolosa per i romanofili e per tutta la banda di chi vive e non paga le tasse”. “Finora – ha concluso – gli è andata bene. Allo stato italiano interessano solo i nostri soldi”.

(ANSA, 26/8/2007)

ATTO II – La reprimenda

Il Capo dello Stato invita a “moderare il linguaggio” e a “rispettare i valori nazionali e i principi costituzionali”.
Nella nota del Quirinale non si nomina mai il Senatùr ma è evidente il destinatario del messaggio. Napolitano ricorda di considerare fisiologiche le asprezze nel confronto politico, ma ci sono limiti che non possono essere sorpassati e “dinanzi a eccessi clamorosi nella polemica e nella propaganda” il presidente “sente di dover esprimere un forte richiamo” alla moderazione. Richiamo che, comunque, nell’ottica del Colle è sempre valido per tutti.

(ApCom, 26/8/2007)

ATTO III – La voce del popolo

Bossi: c’è sempre una prima volta per i fucili. Napolitano: abbassare i toni. Sei d’accordo con il Quirinale?
Sì 46%
No 54%

(Sondaggio SkyTG24, 27/8/2007)

Sfera pubblica e ragioni del dialogo

sabato 1 settembre 2007
di Fabio Mazzocchio

Il Documento preparatorio alla prossima Settimana Sociale dei Cattolici italiani, tra i molti spunti di riflessione che offre ne propone uno particolarmente decisivo: si tratta della questione della laicità politica e di come essa va interpretata nel tempo della post-secolarità. Al n. 23 infatti si legge: «Non si fatica a registrare una crisi della “laicità della modernità” perché incapace di offrire risposte sufficienti a questioni nodali: che relazione si dà tra valori morali di riferimento e la loro traduzione normativa, quali indicazioni elaborare per gestire la multiculturalità, come armonizzare in concreto le diverse e legittime pluralità di opinioni all’interno di un contesto politico unitario, quali istanze derivanti dalle diverse visioni culturali presenti all’interno di uno stesso paese devono entrare nella cosiddetta “ragione pubblica”» .

Mi pare che questo nodo sia decisivo almeno per tre ordini di questioni: a) tira in ballo il tema teorico-pratico del ruolo delle religioni (ed in particolare del cristianesimo) alla costruzione di una sfera pubblica realmente polifonica e dialogica; b) permette di ragionare sulle regole del gioco, a cui tutti gli attori del dibattito politico/sociale sono chiamati ad attenersi in materia di definizione di norme che riguardano la vita della comunità civile; c) sollecita l’attenzione sul carattere inclusivo che la legislazione dovrebbe mantenere (soprattutto per le materie eticamente sensibili) e, allo stesso tempo, sulla insufficienza del paradigma contrattualista quando si discute della struttura profonda della società e del futuro della natura umana.

Di fatto, continua il Documento, «lo Stato laico moderno ha potuto praticare il separatismo tra religione (sfera privata) e norma giuridica (sfera pubblica), perché tutti gli attori, nel momento in cui scendevano nell’arena pubblica, avevano comunque – credenti e non credenti – un comune riferimento di valori, quello della tradizione cristiana». È stato questo comune sostrato che ha garantito quella base sostanziale necessaria all’edificazione di una comunità solidale e fraterna. Oggi, tempo in cui l’insieme di legami pre-politici (la solidarietà tra estranei che sostiene e innerva il consorzio umano e lo lega alle istituzioni) e l’orizzonte assiologico sono profondamente mutati, non si può che guardare con una certa attenzione alla visione di laicità che uno Stato decide di far propria. L’indifferenza valoriale (dove il valore equivale a preferenza solamente individuale e privata), in cui spesso vediamo tradursi il dispositivo neutralista e separatista dello stato moderno, corre il rischio di far associare, nelle prassi che regolano la vita degli Stati e nello stesso senso comune, il valore – etico e metodologico – della democrazia con il relativismo: la democrazia rischia di diventare l’altro nome del mero proceduralismo e dell’agnosticismo morale.

A mio parere, in questa delicata fase della vita dell’Occidente, con i rischi e le perplessità che brevemente abbiamo sottolineato, si possono – come in altre fasi di passaggio della storia dell’umanità – ancora una volta trovare le risorse orientanti e normative affinché venga garantito veramente il bene comune nella sua accezione più larga e universalizzabile. Le condizioni non sono tante, ma necessitano di uno sforzo condiviso: a) tornare a coltivare un’idea alta di politica, che non separi da sé la molla ideale (utopica, se vogliamo) di un progresso umano legato ad un condivisibile progetto di vita buona; b) lavorare affinché il dibattito pubblico assuma i connotati del dialogo serio e non del conflitto tra parti reciprocamente sorde alle ragioni dell’altro; c) promuovere una riflessione condivisa su ciò che l’uomo è e su quale destino poggia il suo futuro; d) aver cura dell’alto valore civile delle istituzioni, promuovendo una nuova stagione di impegno a favore di una diffusa etica pubblica.

Ma, come ha indicato Papa Benedetto in occasione del Messaggio per la giornata mondiale della pace del 2007, vi è una condizione ancora più radicale che permette a quelle qui descritte di trovare significato e assumere reale rilevanza: «Accanto all’ecologia della natura c’è un’ecologia che potremmo dire ‘umana’, la quale a sua volta richiede un’‘ecologia sociale’» (n. 8). Questa ecologia della dimensione sociale è tale solo se basata su una concezione non ‘debole’ della persona umana e del suo bene.

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia