La questione dell’unità deve inquietarci
di Walter Kasper
Il tema di questa Terza Assemblea Ecumenica Europea “La luce di Cristo illumina tutti” calza esattamente a pennello per la città di Sibiu. Qui in Transilvania, convivono da secoli ungheresi, rumeni, ortodossi, cattolici, greco-cattolici e cristiani evangelici. Tutte le problematiche di respiro europeo e di natura ecumenica si riflettono in questa regione. Non per niente Sibiu è stata dichiarata nel 2007 capitale europea della cultura.
(…) La complessa storia di questa regione mostra che il tema “La luce di Cristo illumina tutti” non è affatto un cibo facilmente digeribile; al contrario, esso provoca domande e queste ultime, in alcuni casi, forse addirittura contraddizioni.
(…) L’ecumenismo non rappresenta solamente un umano sentimento di comune appartenenza. L’ecumenismo intende rendere realtà la nostra fede comune nell’unico Dio, nell’unico Signore Gesù Cristo, nell’unico battesimo e nell’unica Chiesa, che professiamo nel Credo comune. Il movimento ecumenico – come si dichiara nella formula di base del Consiglio Ecumenico delle Chiese – viene sostenuto da persone che invocano il Dio uno e trino e che riconoscono Gesù in quanto Redentore e Signore.
(…) L’aver riconosciuto nuovamente questa base comune rappresenta il dono fattoci dall’ecumenismo: abbiamo riscoperto che non siamo estranei né concorrenti gli uni per gli altri, quanto piuttosto fratelli e sorelle in Cristo. Per questo dono non potremo essere mai abbastanza grati. Anche quando insorgano differenze e problemi, non dobbiamo lasciar turbare la nostra gioia. Non dovremmo neanche lasciarci rubare la gioia da coloro che ritengono che l’ecumenismo sia fallimentare. Per noi l’ecumene rappresenta il mandato di Gesù Cristo, il quale ha pregato, “perchè tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 21); esso deriva dall’impulso dello Spirito Santo (UR 1; 4) e rappresenta una risposta alla chiamata dei nostri tempi. Abbiamo teso le nostre mani gli uni gli altri e non abbiamo più intenzione di lasciarle andare di nuovo.
(…) Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta (2 Cor 4, 7), poiché sebbene poggiati sullo stesso fondamento comune, Gesù Cristo, viviamo in Chiese separate. Noi facciamo questo contro la volontà e contro il mandato di Gesù. Non dovremmo, dunque, tollerare le scissioni esistenti tra di noi come se fossero ovvie, oppure abituarci ad esse o persino abbellirle.
(…) Esse sono una contraddizione alla volontà di Gesù perciò una espressione del peccato; esse rappresentano il fallimento della nostra missione storica, rendere testimonianza della luce di Cristo a tutti gli uomini ed insieme impegnarci per l’unità e la pace per tutti gli esseri umani.
(…) A causa delle nostre divisioni abbiamo oscurato la luce di Gesù Cristo per molte persone ed abbiamo reso la realtà Gesù Cristo non credibile. Le nostre divisioni – e la storia ne è la dimostrazione – sono corresponsabili delle divisioni in Europa e della secolarizzazione di questo continente. Le nostre divisioni, inoltre, sono corresponsabili dei dubbi che molti hanno nei confronti della Chiesa, nonché del loro metterla in discussione. Di fronte a tale situazione, in cui le nostre Chiese si trovano, non possiamo affatto ritenerci contenti di noi stessi; non possiamo continuare ad andare avanti come se nulla fosse. All’ecumenismo non c’è alternativa responsabile. Ogni altra posizione contraddice la nostra responsabilità di fronte a Dio e di fronte al mondo. La questione dell’unità deve inquietarci; essa deve ardere dentro di noi. (…)
A questo punto tocchiamo il vero nodo gordiano, che finora purtroppo non è stato ancora sciolto. Poiché non siamo concordi sulla comprensione della Chiesa e, per larga parte, neanche sulla comprensione dell’Eucaristia, non possiamo riunirci assieme alla mensa del Signore ed insieme mangiare dell’unico pane eucaristico né bere all’unico calice eucaristico. Ciò rappresenta un dispiacere e, per molti, un pesante fardello. Non serve proprio a nulla nascondere le ferite; anche se fanno male, bisogna tenerle allo scoperto; solo così facendo è possibile curarle e, con l’aiuto di Dio, guarirle. (…)
Noi dovremmo onestamente riconoscere questo, e quindi chiedere perdono a Dio e ai fratelli. Un nuovo inizio è possibile solo attraverso la purificazione della memoria. Nessun progresso ecumenico sarà possibile senza conversione e penitenza. Da ciò deve provenire la disponibilità al rinnovamento e alla riforma, che è necessaria in ogni Chiesa e che richiede ad ogni Chiesa di cominciare da se stessa. (…)
Noi ci conosciamo ancora troppo poco, e per questo ci amiamo ancora troppo poco.
Dobbiamo essere coscienti di questo: noi non possiamo “costruire” l’unità; essa non può essere una nostra opera. Essa è un dono dello Spirito di Dio; Egli solo può riconciliare i cuori. Per questo Spirito di unità noi dobbiamo pregare. L’ecumenismo spirituale rappresenta il centro ed il cuore dell’ecumenismo. (UR 8).
(Dall’intervento del Cardinal Walter Kasper alla Sessione d’apertura della Terza Assemblea Ecumenica Europea a Sibiu)