In bocca al lupo, Scuola
di Nisia Pacelli
Suona la campanella per mezzo milione di studenti che in questi giorni ritornano tra i banchi di scuola. E che rientro! Ce n’è per tutti: obbligo scolastico, prof. fannulloni, tabelline e tempo pieno…
È un ritorno all’essenziale, secondo il Ministro Fioroni, che nel presentare le Nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione si pone in netta polemica con la morattiana scuola delle tre i-internet,inglese,impresa.
Superata la scuola dei programmi (ora semplici canovacci) si passa a quella delle competenze: cosa sapranno e sapranno fare al termine di ogni segmento scolastico, perché la sfida del terzo millennio sarà quella di aiutare lo studente nel maturare la capacità di “imparare ad apprendere” per costruire e trasformare saperi nuovi e vecchi, incalzati dall’evoluzione sempre più rapida delle conoscenze.
La scuola del futuro, dunque, dovrà fornire agli studenti la capacità di imparare a progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere i problemi, individuare collegamenti e relazioni e acquisire ed interpretare le informazioni. Competenze che saranno curate dai professori di tutte le materie. La scuola del presente, intanto,è quella che vede annualmente 19.000 studenti in fuga dalle scuole superiori di II grado dopo il primo anno di studi, 890.000 giovani senza diploma superiore (1 su 5 è senza licenza media), l’incremento del 18,1% di studenti stranieri senza un aumento consistente e proporzionale delle immissioni in ruolo dell’organico docente.
Ben venga, allora, l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 16 anni se, e solo se, rappresenta davvero un’opportunità in più per tutti, capace di valorizzare soprattutto quegli studenti maggiormente in difficoltà, di offrire loro la possibilità di guardare al futuro a testa alta e di affacciarsi al mondo del lavoro con una speranza fondata. In nessun modo, l’obbligo scolastico deve diventare lo spauracchio mediatico contro la dispersione scolastica, almeno non l’unico.
L’emorragia studentesca che vede tristemente protagonista la nostra scuola non può essere affrontata esclusivamente con interventi legislativi e, soprattutto, da un’unica agenzia educativa: sappiamo che dietro ogni abbandono c’è una storia che coinvolge almeno uno, se non tutti, dei seguenti fattori: la famiglia, il contesto sociale, l’inserimento problematico nel gruppo classe e nella relazione con i docenti, etc. La complessa gestione di tutte queste variabili chiede la partecipazione di numerose professionalità, interventi collegiali e mediati, la nascita di una rete per accompagnare la crescita dei giovani in difficoltà, per sostenere la fatica del percorso di studi e per assicurare il successo formativo. Diversamente, della scuola non resteranno che i comunicati stampa…
Sono stati giorni d’intenso dibattito mediatico, in particolare, dopo la presentazione delle “Disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007/2008”. Si sono sprecate parole sulla “linea dura” adottata dal Ministro Fioroni contro i prof. fannulloni e contro i privatisti alla maturità. È stato reintrodotto il tempo pieno alla scuola primaria ed è ritornata l’ammissione agli esami di terza media, cancellata dall’accavallarsi di norme diverse non adeguatamente coordinate.
Interventi importanti, un po’ disorganici ( proverbiale è, ormai, il “cacciavite” di Fioroni!), a volte in contraddizione. Ad esempio, si ripristina il tempo pieno ma in Luglio sono stati tagliati gli organici, si parla di rigore ma si introducono provvedimenti aperti all’arbitrio in materia disciplinare per i docenti e studenti (a breve saranno emanate anche le modifiche che inaspriscono le sanzioni disciplinari previste dallo Statuto delle Studentesse e degli Studenti).
Intanto, l’anno scolastico è iniziato. Tanti studenti sono pronti (più o meno) per incominciare questa nuova avventura. Tanti docenti volenterosi e mal pagati sono pronti (più o meno) per dedicare energie e passione ad altrettanti studenti un po’ bulli e un po’ sgobboni. A tutti uno scaramantico “in bocca al lupo” perché, infondo, il carrozzone della scuola va avanti da sé!