Cartoline dall’orrore
11/9/2001 – 11/9/2007
Ci furono 2.974 vittime, oltre ai 19 dirottatori: 246 sui 4 aerei precipitati (nessun sopravvissuto tra le persone a bordo); 2.603 a New York City nelle torri e per strada; 125 al Pentagono a Washington.
Tra i morti, 343 pompieri del New York City Fire Department, 23 agenti del New York City Police Department. (…) Altre 24 persone rimangono censite come scomparse.
(da en.wikipedia.org)
All’elenco dei nomi delle vittime, che saranno scanditi nella commemorazione, sarà però aggiunto quello di Felicia Dunn-Jones, morta cinque mesi dopo gli attentati a causa delle polveri tossiche respirate quella mattina. A New York sarebbero quasi 10mila i “morti viventi” che hanno subito danni irreversibili ai polmoni.
(da city.it)
Il 20 marzo 2003 truppe di Usa, Gb, Australia, Polonia e Danimarca invasero l’Iraq. Da allora, secondo il ministero della Sanità iracheno, i morti sono stati tra i 100 e i 150mila, 78mila dei quali civili. I morti americani sono 3.748; 169 i britannici, 33 gli italiani (in Iraq dall’aprile 2003). Le truppe Usa sul campo sono 168mila; 36mila sono giunte a gennaio. I profughi iracheni sono 2,2 milioni, gli sfollati 1,7 milioni. La guerra costa agli Usa oltre 10 miliardi di dollari al mese.
(fonti Bbc, Iraq Body Count, Onu)
Crolli degli edifici a New York hanno generato un’immensa nube di detriti contenenti centinaia di composti tossici (amianto, mercurio, piombo, ecc.) che ha investito buona parte della punta Sud dell’isola di Manhattan, causando un grave inquinamento ambientale, i cui particolari sono stati resi noti al grande pubblico solo a distanza di circa quattro anni dall’evento. Fino a quel momento le agenzie governative statunitensi avevano sottovalutato o nascosto il rischio ambientale, forse allo scopo di non causare ulteriore panico e di rendere più spediti i soccorsi, lo sgombero delle macerie, il ripristino delle normali attività della città così gravemente ferita.
Anche parte della facciata del Pentagono colpita fu danneggiata e crollò: la circostanza che la facciata colpita (situata al lato opposto di quella occupata dai più alti funzionari e ufficiali) fosse stata appena sottoposta a lavori di ristrutturazione – e che pertanto era ancora sottoutilizzata e semivuota – ridusse di parecchio il numero di vittime che l’impatto avrebbe potuto causare se avesse colpito una delle altre quattro facciate del grande edificio.