“Parole che bruciano”
Si legge ne Il Maestro e Margherita che i manoscritti non bruciano. Il Maestro crede di aver bruciato il manoscritto del suo libro, ma le carte solo apparentemente sono state divorate dalle fiamme.
Ma cosa succede per i libri? La drammatica guerra in Jugoslavia ebbe un momento tragico nel rogo della biblioteca di Sarajevo. Certo, l’uccisione di esseri umani è molto più grave della distruzione di libri. Ma distruggere libri non è senza conseguenza per la salvaguardia della convivenza tra gli uomini e del mantenimento della pace. La biblioteca di Sarajevo conteneva tanti tesori, anche le testimonianze di epoche e di mondi nei quali civiltà diverse, lingue diverse, religioni diverse avevano saputo convivere senza odiarsi. Per chi predicava la pulizia etnica erano testimonianze da cancellare, perché si affermasse l’ideologia che chiama “nemico” chiunque non appartiene al clan e “traditore” chiunque non si sottomette al potere che vive dell’odio.
Anche i nazisti bruciarono i libri degli autori dichiarati nemici dello Stato. Quei roghi di carta hanno poi attizzato roghi di esseri umani.
Shabandar cafè, Baghdad, 5 marzo 2007. Un attentatore suicida carica il furgoncino di esplosivo, lo copre di libri. Si fa esplodere nel quartiere dei librai: 26 morti, decine di feriti, libri distrutti. Su di essi vengono recitate alcune poesie di Abdel Zahra Zaki: “qui non ci sono che parole. Parole che bruciano”. Recita un proverbio arabo: “Al Cairo i libri si scrivono, a Beirut si stampano e a Bagdad si leggono”. Secondo la leggenda il califfo abasside al Mamun (IX sec.) sognò Aristotele che gli disse di tradurre in arabo i classici. E in effetti Aristotele ci è giunto tramite la mediazione araba. Certuni che si sono autodichiarati custodi del pensiero occidentale – e certuni che si sono dichiarati custodi della purezza del pensiero musulmano – neppure sanno quanti legami nella storia sono stati costruiti e resi fecondi. Basterebbe anche solo prendere in mano un libro. Piuttosto che bruciarlo.
Ma non ci sono solo i roghi dei libri a contrastare la libera lettura. C’è anche uno scisma silenzioso, un falò senza fiamme, una censura senza occhiuti inquisitori.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
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Rubrica “ReciprocaMente”
Questo mese: “Il sogno nel Nuovo Testamento”