L’ulivo piantato non ha smesso di crescere
Palermo, 20 luglio 2007.
L’ulivo piantato sul luogo della strage non ha smesso di crescere e oggi è un albero di 15 anni.
In via D’Amelio è tornata la calma, la gente che ieri riempiva la strada è tornata a casa, il palco è stato smontato, i riflettori sono spenti: c’è di nuovo silenzio.
La nave della legalità, che il 23 maggio scorso aveva portato in città migliaia di giovani studenti provenienti da tutta Italia, giunti per commemorare il giudice Falcone, da tempo non è più in porto.
All’indomani delle celebrazioni commemorative in ricordo di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, è opportuno soffermarsi sull’eredità morale lasciata dai due magistrati. A cosa serve oggi ricordare le stragi del 1992? Perché è importante presentare ai più giovani le figure di questi due servitori dello Stato?
I principali protagonisti di quelle stragi sono finiti in carcere: Brusca, Riina, Provenzano; si potrebbe sostenere che una stagione si è chiusa anche se il contesto in cui ebbero luogo quegli eventi, che segnarono il momento più alto dell’attacco della Mafia allo Stato, non è stato ancora compiutamente illuminato e oggi potrebbe svelare inquietanti sviluppi (le connessioni con alcune cellule deviate dei servizi segreti sono oggetto di una nuova indagine avviata dalla Procura di Caltanissetta).
Falcone e Borsellino non sono però gli eroi di una battaglia conclusa, ma testimoni attuali di un servizio reso allo Stato, alla comunità civile, alle generazioni future, per la costruzione di città giuste, accoglienti, capaci di tutelare i deboli e garantire il futuro ai figli; un servizio reso nella libertà e sino all’estremo sacrificio: “Sono morti per tutti noi … abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera, facendo il nostro dovere, collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, in cui dobbiamo credere. Accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità di spirito” (così Paolo Borsellino ricordava Giovanni Falcone e le altre vittime della strage di Capaci).
Per questo non è esercizio inutile aprire gli occhi dei bambini sui temi della legalità e della giustizia, non è esercizio inutile presentare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai giovani, agli amministratori pubblici, ai nuovi magistrati, agli intellettuali, agli operai, agli imprenditori, alle Forze di Polizia.
La commemorazione di due servitori dello Stato caduti in battaglia diventa esercizio inutile e sterile quando chi ha la responsabilità della Cosa Pubblica non sceglie di animare il proprio servizio con la stessa attenzione premurosa al Bene Comune che caratterizzò l’operato dei due magistrati.
Alla luce di ciò, si potrebbe fondatamente sostenere che l’eredità di Falcone e Borsellino oggi è costantemente tradita. Il contesto complessivo della lotta alla criminalità organizzata è mutato ma il nuovo non è affatto rassicurante: l’economia criminale è in costante crescita e gode di una salda commistione con l’economia e la finanza legali, le coperture offerte al malaffare da insospettabili “colletti bianchi” e da numerose amministrazioni pubbliche svela l’attualità dell’intreccio tra mafie, finanza e politica che mina alle basi l’istituzione democratica e strangola le iniziative imprenditoriali sane.
L’estendersi silenzioso della rete di connivenze è un processo quotidiano che non dà scandalo e che non trova spazio sui giornali perché svelarlo è faticoso, implica indagini attente ed approfondite, chiede coraggio e sacrificio. E’ un potere occulto che si rivela nella gestione degli appalti, nella pratica dell’usura, nel riciclaggio, nel racket, nei traffici illeciti e occupa altresì tutti gli spazi in cui prolifera un’illegalità diffusa quotidiana che sacrifica i diritti per alimentare le logiche clientelari.
La rete delle connivenze si allarga e si radica in silenzio, proprio come un albero che cresce.
Ecco perché è ancora necessario condurre le giovani generazioni sulle strade della legalità, mostrando loro i volti di chi ha speso la propria vita per la giustizia e la libertà; ecco perché è ancora necessario sostenere chi ha deciso di lottare contro le spire tentacolari di una criminalità vischiosa e multiforme.
L’ulivo piantato sul luogo della strage non ha smesso di crescere. I suoi frutti sono buoni.
di Francesco Campagna