La risposta che non c’è
di Ilaria Vellani
In questi giorno sono stati distribuiti i dati del rapporto nazionale sulla tossicodipendenze. Il mercato italiano della droga è arrivato al secondo posto in Europa dopo la Spagna e a pari merito con il Regno Unito. Il quadro che ne emerge è certamente agghiacciante. Aumento del consumo di cocaina e di cannabis. Aumento soprattutto fra i giovani, ma anche fra le ragazze, un aumento che raggiunge quota +60%. A contribuire all’incremento dei consumi concorrono anche le “politiche” commerciali scelte da chi gestisce il mercato della droga: in primo luogo il forte abbassamento dei costi.
Di questa situazione c’erano stati segnali già alcuni mesi fa, ma questi dati mettono nero su bianco quelle che erano sensazioni o rilevazioni, non incasellate in tabelle statistiche. Se un giovane su quattro fa uso di cannabis, e se sa con semplicità a chi rivolgersi per avere altre sostanza stupefacenti, se il consumo aumenta soprattutto al nord, là dove ci sono grandi sedi universitarie, inutile negare che ci sia forte preoccupazione per la nostra società che sembra essere “drogata”, ma non solo fra i giovani.
L’aumento del consumo di droga è un segnale che non si può interpretare semplicisticamente come facente parte delle trasgressioni giovanili, perché se è anche vero che molti iniziano giovanissimi, è altrettanto vero che crescendo non si smette, e che anche tra gli adulti più giovani si inizia o si continua a farlo. È un segnale che sottolinea una grandissima situazione di disagio della società che non si può interpretare e leggere con moralismo.
Un mese fa in un bell’articolo Marco Lodoli, scrittore e professore al liceo, racconta di come i suoi studenti siano ossessionati dal denaro. Un’ossessione che non viene semplicemente dal desiderio di godere di privilegi e agi ma, come candidamente asserisce la giovane studentessa Jessica, non senza una certa sofferenza: «Perché i soldi sono il contrario della realtà. Non è vero che i soldi permettono di avere più fette della torta. Questa torta è marcia e non la desidera nessuno. Più sei ricco più puoi rimanere fuori dal mondo. […] Ognuno cerca una soluzione alla pesantezza della realtà, dai debiti, dalle malattie, dai turni di lavoro. Chi è carico di soldi può fregarsene di tutto».
Il punto forse è proprio questo: la fatica a vivere la realtà, a sopportarla, la fatica a portarne il peso e quindi la voglia di scappare, di cercarsi un posto in cui non pensarci. Non è tempo di avventurarsi in giudizi, ma piuttosto di ascoltare questo disagio che strisciante permea le generazioni più giovani, ma anche quelle più adulte, e lasciarsi toccare da questo desiderio di vita, che anche se con gesti pericolosi per sé e per la propria vita, traspare, lasciarsi interrogare dalle domande che De Andrè, con la sua consueta profondità, nel Cantico dei drogati cantava: «Come potrò dire a mia madre che ho paura?/Chi mi riparlerà / di domani luminosi / dove i muti canteranno / e taceranno i noiosi / quando riascolterò / il vento tra le foglie / sussurrare i silenzi / che la sera raccoglie. Tu che m’ascolti / insegnami un alfabeto che sia / differente da quello / della mia vigliaccheria».