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Etiam si omnes, ego non

Etiam si omnes, ego non è frase ripresa dal vangelo di Matteo. Il giornalista e storico tedesco Joachim Fest la ricorda a proposito di un episodio della sua giovinezza. Suo padre era un professore delle scuole superiori. Aveva creduto nella democrazia conosciuta dalla Germania negli anni pur convulsi della Repubblica di Weimar. Quando Hitler andò al potere la sua coscienza di cattolico gli impedì di accettare qualsiasi compromesso. Perso il lavoro presso la scuola, persa la tranquillità materiale e il prestigio, persi molti contatti sociali, si trovò con la moglie e i figli in gravi ristrettezze. Un giorno diede a ciascuno dei figli un foglio di carta e fece loro scrivere la frase del vangelo: Etiam si omnes, ego non. La moglie e alcuni amici fedeli gli consigliavano a volte di cercare una qualche forma di compromesso: “in fondo, rimarremmo quello che siamo”. “Cambierebbe tutto, ci si addentrerebbe nell’insincerità, […] che è stata sempre l’arma della piccola gente contro i potenti”.

I figli crescono in un clima difficile, il consenso attorno a Hitler cresce, la Germania è potente, rispettata o almeno temuta, l’economia è florida, i dipendenti hanno le assicurazioni e le ferie pagate. A un certo punto Joachim dice al padre che vorrebbe arruolarsi volontario nell’aviazione, come la grande maggioranza dei suoi compagni di scuola, anche per evitare le SS. Ma il padre si oppone con ira: “per la criminale guerra di Hitler” non ci si deve presentare volontari, “neppure per sfuggire alle SS”.

Joachim Fest (1926-2006) , noto per i suoi importanti lavori su Hitler e Speer, racconta queste cose nel libro appena tradotto in italiano Io no. Memorie d’infanzia e gioventù, Garzanti. In Germania il libro ha suscitato polemiche per la critica a Gunter Grass, e in genere agli intellettuali che avevano condannato chi aveva ceduto al nazismo, tacendo il proprio ruolo personale e accentuando “i molti motivi per cui dovevano vergognarsi tutti gli altri”.

La storia – e la cronaca – sono complicate. Oggi qualcuno strumentalizza errori altrui commessi in giovanissima età, sotto il peso di una propaganda massiccia, della paura della persecuzione. C’è il rischio di mescolare tutto.

Evitato questo pericolo è opportuno però ricordare anche chi non ha ceduto.

In ogni caso soprattutto occorre avere il senso del pudore. Che non è solo una virtù privata, ma anche politica. In Polonia due gemelli fanno giustizia storica con l’accetta, incriminando di collaborazione con il regime comunista anche chi ha rischiato la vita per la difesa della libertà. E attorno a noi ci sono troppi personaggi che passano con agilità da una posizione all’altra.

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
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Rubrica “ReciprocaMente
Questo mese: “Il sogno nel Primo Testamento”

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1 Commento a “Etiam si omnes, ego non”

  1. Carlo scrive:

    Etiamsi omnes ego NON

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