Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Se tu hai una mela, e io…

Partiamo con un esempio molto semplice. Prendete in mano un cavo di collegamento USB standard. Lo comperate per pochi euro ovunque, anche nei supermercati. Lo potete utilizzare per collegare a qualsiasi computer un disco esterno, un lettore mp3, una memoria flash … e così via. L’informazione è frictionless, passa da un supporto all’altro senza difficoltà. Non importa di che marca sia il supporto, non importa se sia un disco che gira velocissimo oppure una memoria statica, non importa con quale programma (liberamente disponibile in Rete) ascolterete il file audio o guarderete il file video, oppure leggerete il testo.

Adesso prendete un altro cavo di collegamento USB di una famosa marca con la mela. Da un lato trovate un attacco standard, e come prima potrete collegarlo a qualsiasi computer. Ma dall’altra parte trovate una sorpresa: l’attacco è completamente differente, può essere usato solo sul supporto venduto unicamente da quella azienda con la mela. Ci sarà voluto un serio studio di ingegneria per progettare una connessione di tal genere. Si potrebbe pensare a un motivo tecnico, alla proposta di un nuovo standard con caratteristiche migliori.

No. Non esiste un motivo tecnologico per modificare la connessione. Nei cavi USB fluiscono dati e alimentazione elettrica. Ma questo avviene da entrambi i lati del cavo.

Però esistono molti motivi commerciali per farlo diverso. Per connettere il dispositivo alla porta del computer sono costretto a usare esclusivamente quel cavo, non uno qualsiasi. La stessa azienda solo in questi giorni sta chiedendosi se concedere a chi ha regolarmente acquistato musica dal suo sito di poter usare il file su di un supporto non fabbricato da lei. Il software utilizzato per gestire i brani audio e video è specifico, non è sufficiente un semplice “copia e incolla” da sistema operativo.

Il cavo USB è certo una metafora, ma il problema cui rimanda non è di poco conto. La Rete rappresenta, fin qui e per lo più, una eccezione straordinaria rispetto alle logiche del mercato. Grazie all’adozione degli standard di connessione, sono ininfluenti il tipo di computer che si utilizza, la marca, entro certi limiti le sue prestazioni, il sistema operativo, il browser per navigare o il client per la posta elettronica. Per fare un esempio al contrario si pensi ai cellulari: non solo ciascuna marca, ma anche ciascun modello di una medesima marca ha una batteria con dimensioni e attacchi diversi. Così dobbiamo comprare a caro prezzo una batteria specifica oppure comprare direttamente un nuovo telefono. Anche gli attacchi per le cuffie sono diversi, senza nessuno standard. Eppure ogni batteria produce solo una tensione elettrica, e il segnale audio è lo stesso.

Nel caso dei telefoni il problema, pur grave, è riferito unicamente ad un ingiustificato aggravio di costi per il consumatore, a un pericoloso inquinamento ambientale e anche al fastidio di avere per casa una ridondanza di oggetti, mentre magari manca proprio quello giusto al momento del bisogno.

Nel caso della comunicazione digitale, invece, la cosa è molto più serio. L’esempio dei due cavi diviene paradigma di una scelta drammatica tra due modelli di società.

Le tecnologie informatiche della comunicazione presentano alcuni rischi; ma presentano anche opportunità inedite e potenti sostegni alla diffusione del sapere e della conoscenza. Limitandoci per semplicità a un solo caso, possiamo citare il podcasting. È possibile scaricare legalmente dalla Rete non solo musica, ma letture di testi, conferenze, lezioni, corsi universitari… In Italia RadioTre Rai svolge in proposito una azione lodevole: alcuni docenti universitari rendono disponibili in podcasting le loro lezioni. Negli Usa Facoltà come Berkeley mettono gratuitamente a disposizione non solo il podcasting audio ma anche quello video, delle lezioni di qualsiasi Facoltà.

Se decideremo di utilizzare il paradigma del cavo USB standard potremo per la prima volta comunicare conoscenza a costi praticamente inesistenti. Se ci verrà imposto il paradigma del cavo con la mela frapporremo ostacoli alla libera circolazione del pensiero e della conoscenza, per la prima volta non giustificati da esigenze tecniche. In passato erano presenti limitazioni intrinseche al sistema. Una tavoletta babilonese può essere diffusa solo spostandola fisicamente. Una registrazione analogica di dati ha bisogno di uno specifico lettore: le diapositive su pellicola hanno bisogno del proiettore, i dischi in vinile del giradischi, le cassette Vhs del videoregistratore…Una registrazione digitale invece “transita” da dispositivo a dispositivo, arriva dalla rete via cavo o via radio, può essere immagazzinata in un disco, interno o esterno, caricata su di un piccolo lettore mobile, con grande semplicità e a costi molto bassi.

Se tu hai una mela e la dividi con me, abbiamo mezza mela per uno. Se tu hai un’idea e la condividi con me abbiamo un’idea ciascuno”, ha detto Oscar Wilde. I beni si classificano in beni “torta” (più fette si tagliano più esse sono sottili) e in beni “conoscenza” (la condivisione può produrre ulteriore conoscenza, e certamente non la riduce). I beni “torta” sono già mal distribuiti in modo consistente su questo pianeta, tanto che facciamo le guerre per difendere o allargare la nostra fetta. I beni “conoscenza”, di cui ci occupiamo in queste righe, hanno una potenzialità inaudita: poter essere condivisi senza essere divisi.

A meno che non siano fatti rientrare con artifici tecnologici imposti da forti logiche di marketing nella categoria “mela” (sì, quella di Oscar Wilde ma anche quella della nota azienda).

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia
*****
Rubrica “ReciprocaMente
Questo mese: “Ma cosa ti salta in mente?”

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

Scrivi un commento

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia