Ripartire dall’etica pubblica
di Fabio Mazzocchio
In queste settimane abbiamo letto e ascoltato molti commenti riguardo la questione “costi della politica”. Per quanti hanno seguito questo dibattito credo, siano saltati agli occhi almeno tre nodi problematici: il primo riguarda l’enorme costo di funzionamento delle Istituzioni politiche; il secondo il livello – quasi incomprensibile – delle indennità percepite da quanto compiono ruoli di rappresentanza politica o di governo; l’ultimo nodo riguarda la sorpresa che si ha se si comparano questi capitoli della spesa pubblica con il resto d’Europa (Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, ad esempio, hanno livelli notevolmente inferiori rispetto a quelli del nostro Paese!).
Ora, proprio perchè qualche settimana fa invitavamo a non lasciarsi affascinare da facili licenze retoriche, da qualunquismi di varia natura e dall’antipolitica a buon mercato, ci pare opportuno sostenere che una discussione seria sui costi pubblici del Palazzo vada affrontata, per un verso, ponendo una correlazione con l’efficacia dell’azione politico-amministrativa a tutti i livelli e, per altro verso, cercando di riproporre argomenti a favore del rilancio di un’etica pubblica condivisa. Di qui, se è veramente doloroso rilevare che a un alto costo della politica non corrisponde né un’efficace azione amministrativa e legislativa, né una situazione socio-economica rosea per la vita dell’Italia, per converso è altrettanto doloroso assistere a tanti proclami, da parte di numerosi leaders, per un taglio significativo delle spese senza mai vederne gli effetti concreti. Come dire, buone intenzioni ma prassi profondamente in contraddizione con queste.
Che fare? Crediamo che in questa fase è più che mai opportuno ribadire l’importanza della vita della democrazia e delle sue Istituzioni; allo stesso modo serve riprendere un discorso serio e incisivo a favore di una nuova etica pubblica (solo essa garantisce l’humus necessario per la convivenza civile). Almeno due azioni andrebbero promosse: intanto servirebbe che il mondo politico, a fronte della difficile situazione del Paese, decidesse vie più sobrie e sostenibili per il proprio finanziamento (sarebbe un segnale di buon senso, di responsabilità e solidarietà concreta verso i cittadini meno fortunati e le famiglie italiane); poi, da un punto di vista strutturale, servirebbe tagliare i numeri di alcuni organi istituzionali (pensiamo ad esempio al numero dei Deputati e dei Senatori – con annessi collaboratori – ; al moltiplicarsi dei dicasteri ministeriali e dei sottogoverni; giù giù fino ad arrivare ai livelli regionali e comunali).
Proprio in questi giorni a Palermo il Presidente della Repubblica ha spronato la classe politica isolana ad un uso responsabile del denaro pubblico e alla saggezza amministrativa. Ha auspicato, nel suo intervento all’ARS, una “riduzione di costi e maggior trasparenza della politica e delle istituzioni”, “affrontando problemi di efficienza, riordino, esemplificazione e avvicinamento ai cittadini”. Quest’appello ci pare porti con se un alto richiamo civile e, allo stesso tempo, un’idea di Stato come comunità solidale di persone e non come apparato politico autoreferenziale e sordo ai bisogni dei cittadini.
Serve restituire alle nuove generazioni un’immagine coerente e nobile delle Istituzioni; c’è bisogno di uomini politici capaci di incarnare l’arte della solidarietà; uomini capaci di azzerare i privilegi di parte e di operare per il bene della cosa pubblica. Questa via riteniamo possa ancora consegnarci una politica davvero credibile e giusta; una politica che torna ed essere arte della mediazioni tra progetti di governo e visioni del mondo, e non luogo del compromesso al ribasso.