Nostra “sorella maggiore” presto beata
di Francesco Lambiasi
Fosse successo cinquant’anni fa, le sue “gieffine” avrebbero di sicuro fatto suonare a gloria le campane di tutta Italia. E’ successo l’altro ieri: Armida BARELLI è stata dichiarata “venerabile” da Papa Benedetto, che ha autorizzato il decreto di promulgazione delle sue virtù eroiche. Anche senza stormi di campane vorremmo che questa notizia facesse il giro d’Italia e raggiungesse non solo tutte le “gieffine” di quegli anni, ma anche – perché no? – almeno il maggior numero possibile delle ragazze e delle donne del nostro Paese.
Perché Armida Barelli non solo ha fatto un bel pezzo di storia della Chiesa, ma ha anche scritto più di una pagina importante nella storia della cultura italiana. Documentarsi per credere: nel 1917 questa donna dal carattere d’acciaio fonda a Milano la Gioventù Femminile Cattolica: dopo un solo anno sono già stati organizzati circoli in cinquanta diocesi con circa 50.000 socie. Nel Giubileo del 1925 la presenza toccherà le 283 diocesi con 3817 circoli, 333.859 socie. Nel 1948 la GiEffe conterà oltre un milione di aderenti e, per la festa del trentennio a Roma se ne raduneranno circa 200.000. Intanto nei primi vent’anni si erano avute non meno di 50.000 vocazioni alla vita consacrata (900 di clausura nel solo 1943)!
Il segreto di numeri così strabilianti? L’ardore di un’anima, quella di Ida, una vera nuova “Caterina”, capace di incendiare l’Italia con il fuoco del suo ardore missionario. Le parole d’ordine apprese da centinaia di ragazze, che scoprivano improvvisamente di essere diventate protagoniste della vita ecclesiale, erano le parole di battaglia di una donna che da quando aveva fatto la scelta di Cristo a 27 anni, sapeva di non appartenersi più: “Apostole o apostate!” – “Rendere cristiana l’Italia!” – “Portare Cristo in ogni cuore!”.
Poi, almeno altre due date: 1921, con padre Gemelli e Mons. Olgiati la “sorella maggiore” fonda l’Università Cattolica del S. Cuore. 1948, il voto alle donne, la sconfitta del comunismo: tutte opere e battaglie in cui parte determinate l’ebbe la testardaggine e la fede di questa donna, chiamata “cucitrice di opere”, tanta era la sua abilità nel tessere le fila di opere immense.
La gioia dell’ACI si raddoppia perché tra i nuovi venerabili figura anche Cleonilde GUERRA, ragazza romagnola che negli anni Trenta e Quaranta visse a Lugo (diocesi di Faenza-Modigliana) il suo impegno, proprio nella GF guidata dalla Barelli. Morì a 27 anni, il 9 maggio 1949.
A questo punto non pare proibitivo immaginare per l’anno prossimo, in occasione del 140°, di vedere beatificata la Barelli con qualche altro/a dei nostri venerabili. Ci piace pensarlo, anche perché sarebbe una bella “scossa” della “sorella maggiore” per il rinnovamento spirituale e missionario della nostra Associazione.