Napoli non mollare, continua a sperare
di Franco Miano
“Napoli non mollare”. È l’invito del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, alla sua città. In questi momenti difficili, segnati dal degenerare della violenza criminale e omicida, l’invito non è retorico: di fronte a piaghe che sembrano troppo grandi e complesse rispetto all’umana volontà, la tentazione di lasciare le redini e ritirarsi di buon ordine nel privato è fortissima.
Napoli non mollare, continua a sperare, perché “la speranza è il fondamento del vivere civile e religioso”. E la speranza, contrariamente alle apparenze, è virtù concretissima. È esercizio quotidiano di uno sguardo diverso sulle persone e sul mondo. Capace di partecipare sino in fondo al dolore, e nel contempo capace di estrarre segni di luce. “C’è un terreno duro da dissodare, ma siamo noi che dobbiamo agire, e per questo c’è sempre una possibilità”. È esercizio coraggioso, la speranza. Perché credere nell’uomo, crederci sempre, richiede tanto coraggio.
“Napoli non è morta”, continua il cardinale. “Muore solo se la facciamo morire noi. Sradicare il male non è facile, è più facile fare del male quando questo ha preso terreno e le radici vi sono affondate”. Ecco una strada, un’indicazione, dunque: non permettere al male di prendere terreno, guadagnare campo. Non permettere al male di mettere radici nel cuore di altri uomini, specie giovani.
Ma come? Sono tante le condizioni, sociali, economiche, culturali, spirituali, che devono interagire tra di loro perché in ciascuno non prendano quota i sentimenti preliminari al male: la rabbia, l’indifferenza, la delusione. È un’azione, quella preventiva, che passa per tutti i luoghi e gli ambienti della nostra vita: famiglia, scuola, chiesa, associazioni…
“C’è una realtà che va combattuta con tutte le forze, ma c’è anche un altro aspetto fatto di luci che devono essere portate all’attenzione del mondo e che i mass media hanno il dovere di diffondere. Il bene non è meno attrattivo del male”. Ecco un altro orientamento. Perché il male non guadagni terreno, è necessario aiutare i semi di bene a guadagnare l’attenzione di tutti. L’opera instancabile e oscura di uomini e donne, di onesti rappresentanti delle istituzioni, di sacerdoti, laici, agenzie educative. Dov’è questo lavoro? Prima ancora che sui giornali, è nella coscienza dei cittadini? C’è la consapevolezza di strutture di bene che sono in azione, non sono ferme, non sono statiche, e aspettano il sostegno di tutti?
Il convegno di sabato prossimo, “Disegni di speranza per la città”, si pone in questa scia: rinnovare la coscienza del male che ci circonda e che alimentiamo anche con i nostri atteggiamenti, ma dare adeguato spazio al bene che emerge, in ogni momento, dai nostri territori. È anche l’occasione per rinnovare l’impegno educativo dell’AC sui temi della cittadinanza, della legalità, della solidarietà, della partecipazione, della salvaguardia del creato, della costruzione della pace tra persone ed etnie diverse. Un lavoro che l’associazione svolge spesso in rete con le altre realtà ecclesiali e della società civile, nella logica dunque di quella pastorale integrata e di quella comune testimonianza del Risorto che il Convegno ecclesiale di Verona ci ha indicato come strada da percorrere.