La strada: nuovo areopago per i ragazzi.
di Claudio di Perna
Lo scorso 19 Giugno è stato presentato il documento “Orientamenti per la pastorale della strada” a cura del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti. Il Presidente ed il Segretario del medesimo Pontificio Consiglio, rispettivamente l’Em.mo Card. Renato Raffaele Martino e S.E. Mons. Agostino Marchetto, hanno sottolineato la necessità di redigere un documento sulla Pastorale della Strada che abbia come obiettivo quello di orientare e creare un coordinamento tra tutte le realtà ecclesiali del mondo della strada.
Uno degli orientamenti di tale documento vede protagonisti i ragazzi di strada. Essi indubbiamente costituiscono una delle sfide più inquietanti del nostro secolo, per la Chiesa e per la società civile e politica.
La crescente disgregazione delle famiglie, le situazioni di tensione tra i genitori, le condizioni di povertà e di miseria che mortificano la dignità e privano dell’indispensabile per sopravvivere, l’aumento della tossicodipendenza e dell’alcoolismo, che alimentano una “cultura dello sballo e della trasgressione” sono alcune tra le cause alla base di questo dilagante fenomeno sociale.
Partendo dalle parole di Giovanni Paolo II: “Diamo ai bambini un futuro di Pace!”, S.E. Mons. Marchetto, nel documento afferma che è importante passare da una pastorale dell’attesa a una pastorale dell’incontro e dell’accoglienza, cercando e incontrando i ragazzi e i giovani nei loro luoghi di aggregazione.
Se l’impegno che la comunità cristiana si propone è di incontrare i giovani e i ragazzi là dove questi trascorrono il proprio tempo libero e dove sono maggiormente se stessi, la strada è certamente uno di questi luoghi.
Come ogni contesto sociale anche la strada rappresenta per chi la abita un vincolo e una risorsa. Al di là di ogni visione romantica o pessimistica è giusto guardare a questo luogo per ciò che è. Tra il fare della stessa un ambiente intrigante (“strada maestra di vita”) o di perdizione (“ragazzi di strada”, “donna di strada”, “linguaggio da strada”) è più interessante identificarlo per la sua specificità, quella di essere un luogo di incontro e di scambio che come tale presenta rischi ed offre opportunità.
La strada e la piazza sono per i ragazzi di oggi ciò che era l’areopago per gli ateniesi. È in questa agora che i cittadini di Atene passavano il loro tempo libero. Il passatempo più gradito era parlare e sentire parlare (cfr. Atti degli Apostoli 17,21). È lì che Paolo viene condotto per presentare la sua “filosofia”. La sua forma di annuncio sta nel farsi presente e accettare il confronto, partire dai desideri anche generici ed inespressi, valorizzare i semi di religiosità, esprimersi con gli elementi della cultura, sfidare la novità che viene incontro alla ricerca, ma va pure oltre.
Così, come ieri, anche oggi la strada e la piazza possono essere luogo di annuncio, possono rappresentare lo spazio dove “scambiare parole” con i ragazzi, i giovani alla ricerca di quella Parola che dà significato ad ogni altra parola.
Gli adolescenti ed i giovani abitano la strada e la piazza portandovi il loro carico di speranza e di delusione. È qui che pongono domande e cercano risposte. Per questo l’incontro in questo luogo di quotidianità dei più giovani può rappresentare un evento di grande portata spirituale, un terreno fertile dove poter integrare fede e vita.
A questo proposito don Ciotti scrive: La strada educa a seguire più radicalmente quel Gesù di Nàzaret che “senza pietra dove posare il capo” ha fatto della periferia e della strada la sua unica “casa”.