Una sfida per l’educazione
di Claudio Nora
Il tema della 41ª giornata delle comunicazioni sociali, “I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione”, ci punge sul vivo. Anzitutto perché il messaggio del Papa è un invito a deporre lamentele sterili o pregiudiziali nei confronti dei media e delle nuove tecnologie per assumere invece due questioni cruciali: quella della educazione dei bambini e della formazione dei media.
L’educazione dei bambini, con la necessaria cura nei loro confronti non si può limitare ad un’azione di prevenzione o di sminamento dei possibili pericoli; è necessaria invece una positiva educazione ad un esercizio responsabile e consapevole delle proprie scelte e decisioni. Una costruzione della propria personalità che passa attraverso la coltivazione del bello e del vero.
Scrive infatti Benedetto XVI: “Troppo spesso la libertà è presentata come un’instancabile ricerca del piacere o di nuove esperienze. Questa è una condanna, non una liberazione! La vera libertà non condannerebbe mai un individuo – soprattutto un bambino – all’insaziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l’autentica libertà viene sperimentata come una risposta definitiva al “sì” di Dio all’umanità, chiamandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma deliberatamente, tutto quello che è buono, vero e bello”.
L’azione educativa rivolta allora a trasmettere autentici valori umani e a promuovere autentiche personalità cristiana può essere sostenuta dall’utilizzo dei media, a condizione che il mondo degli educatori e delle famiglie sappia conoscere, informarsi e saper utilizzare tali strumenti, senza diffidenza e con un atteggiamento di serena positività.
È vero che oggi molto spesso i bambini sono più “competenti” dei media rispetto ai loro genitori, educatori ed insegnati, ma non necessariamente un bambino competente è anche un bambino “critico”. E noi adulti non possiamo fermarci ad una prospettiva di tutela e di vigilanza (i bollini verdi o rossi, le fasce protette…) o della sanzione. Ad una necessaria vigilanza deve, in positivo, legarsi un consumo critico dei media e un’educazione dei ragazzi alla criticità nei confronti dei media.
È la sfida di elaborare un consumo critico, intelligente ed equilibrato dei media. Una sintesi che un bambino non possiede a priori, ma va costruita aiutandolo a vivere una “ecologia” dei media che non li demonizza, li riconosce e li sa accendere quando servono e spegnere quando c’è di meglio.
Tra tante richieste possibili, mi sia permesso però farne una agli operatori della comunicazione: è la richiesta di una tv di qualità attenta ai bambini. Una televisione che veda crescere una programmazione pensata e realizzata per loro – e quindi con maggiori investimenti in questa direzione – ma attenta nello stesso tempo a sviluppare in tutta la sua programmazione, e non solo in quella per i minori, una reale attenzione alla persona, mettendo sempre al centro la sua dignità ed aiutando tutti a scoprirla e a non piegarla mai ad altri interessi, siano essi di successo, economici o di potere.
È una richiesta rivolta a chi svolge un servizio pubblico, come pure a chi persegue fini commerciali.