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Un promettente discernimento laicale

di Giuseppe Masiero

Il vento leggero che accoglieva nell’arena di Verona, all’imbrunire, i delegati al IV Convegno ecclesiale, si è trasformato in pomeriggio assolato, alla convention a favore della famiglia, sabato 12 maggio, in piazza San Giovanni. Non si tratta solo di variazione climatica, ma anche di accentuazioni apparentemente diverse di due eventi che vedono i laici delle comunità parrocchiali e delle Associazioni o Movimenti, come protagonisti.
All’appuntamento ecclesiale di Verona, all’impegno preparatorio messo in atto, persisteva una diffusa rassegnazione e la preoccupazione di un ruolo marginale dei laici in un programma che appariva tutto preconfezionato. Durante l’assise, nei cinque ambiti ma anche nelle molteplici occasioni per incontrarsi, compresi i momenti conviviali, il discernimento comunitario viene invece realizzato con intensità, riuscendo a leggere con sapienza evangelica le molteplici situazioni della vita.

La scelta di questi mesi di mobilitarsi in piazza ha dato inizialmente l’impressione di intraprendere un’altra direzione raffreddando l’atmosfera di speranza e di priorità all’annuncio evangelico nella società italiana odierna.
I rischi e le insidie di ricorrere alla piazza, sede delle più svariate manifestazioni ed agorà mediatica, sono state ben presenti nella coscienza di molti. C’era la suggestione di mostrare una forte leadership morale e culturale dei cattolici, specialmente di quelli aggregati, non mancava la prevedibile preoccupazione di strumentalizzazione da parte di esponenti politici, sempre opportunisticamente tempestivi nel cavalcare il palcoscenico ideale dove vengono proclamati i valori, trascurando magari la palestra del quotidiano, dove dovrebbero essere praticati. Serpeggiava tra le Associazioni ed i Movimenti aderenti al Family day, anche se non in forme dichiarate il richiamo ad una competizione interna, intraecclessiale per contarsi e così accreditarsi come i più attivi ed affidabili. La presenza di bandiere e striscioni delle singole associazioni non previste dai promotori, stanno a dimostrare questa propensione all’appartenenza. Analogamente accanto alle argomentazioni convincenti sul primato della famiglia nella vita personale, sociale e civile, nell’ottica della Costituzione, certe forme intransigenti, sempre nella fase precedente, avevano dato l’impressione di oscurare il primato dell’annuncio evangelico nell’agire familiare e sociale e di affievolire la percezione del cuore materno della Chiesa.

I timori della vigilia avvertiti anche da molti parroci nel contatto con la gente, ma ben presenti nei responsabili delle varie associazioni sono stati smentiti come al Convegno di Verona dallo stile mite, festoso e convinto delle moltissime famiglie convenute a Roma. Si avvertiva l’importanza di essere insieme in piazza, ma anche la volontà di raccontare, proporre a tutti la bellezza dell’esperienza matrimoniale, non solo per la realizzazione delle coppie e dei figli, ma anche per il bene di tutti, per generare un bene comune nella società come efficacemente ha ribadito dal nostro Presidente nazionale. Conversando con alcuni dei partecipanti si poteva cogliere con la fatica di un lungo viaggio ed il disagio provocato dal caldo, la gioia festosa di incontrarsi esercitando una cittadinanza attiva, senza l’accanimento di schieramenti contrapposti, ma con un atteggiamento educativo e propositivo nel segnalare la decisiva rilevanza della famiglia specialmente nella prospettiva urgente di ripensare stili di vita e di sviluppo sociale nell’ottica dei bambini e delle nuove generazioni, protagonisti divertiti e simpatici sia sul palco, come in piazza.

Due episodi dimostrano il protagonismo di una piazza abitata da una moltitudine composta, animata dalla volontà di continuare con naturalezza a vivere la dimensione familiare in ogni ambito. Il primo: l’indifferenza e la disarmante inutilità perché fuori contesto di un mega manifesto sorretto con arroganza da alcuni esponenti del gruppo Ordine nuovo, con lo slogan evocativo di anni tragici: Dio, patria e famiglia. Alcuni poliziotti sollecitati da un mio personale invito ad allontanare la provocazione, hanno risposto con rassicurante serenità, evidenziando il sorprendente imbarazzo degli stessi portatori nel sentirsi del tutto fuori posto, in una manifestazione caratterizzata da tutt’altri sentimenti.
Il secondo: l’esuberanza dei Neo-catecumenali nell’applaudire il loro fondatore carismatico non viene colta dagli altri come un eccesso, ma si trasforma in un canto pasquale condiviso da tutti, a dimostrare la crescita graduale di una nuova stagione tra associazioni e movimenti, del resto già iniziata con l’appuntamento dell’AC a Loreto di qualche anno fa.

Molti hanno dovuto lasciare la piazza senza riuscire ad ascoltare i due portavoci ufficiali per la necessità di un lungo viaggio di ritorno, ma mi sembravano ugualmente felici, anzi traspariva dai loro sguardi la soddisfazione di essere venuti ad esercitare una soggettività laicale che non va in disarmo, perché prima e dopo un evento c’è sempre un percorso da praticare.
Probabilmente questo è il tempo adatto perché ci siano sempre più luoghi, momenti ecclesiali ed associativi per un costante discernimento comunitario, dove si approdi a decisioni coraggiose ed evangeliche maturate insieme con “lo Spirito Santo e noi”, come abbiamo sentito frequentemente negli Atti degli Apostoli in questo periodo liturgico. Il terreno fecondo del cristianesimo popolare italiano come richiamava Benedetto XVI a Verona, potrà trovare così anche nei nostri giorni il “genio” di una fede che sa essere epifania dell’amore di Dio nell’agire storico, concreto, di cittadini degni del Vangelo.

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