Spesso confondiamo “ragionare” con “utilizzare meccanismi ovvi di associazione di idee”. Fermarsi, informarsi, riflettere, cercare di comprendere, confrontarsi, rivedere le proprie posizioni, dialogare: tutto questo ci costa fatica. Abbiamo giudizi già pronti, schemi di argomentazione già confezionati, “
take away”, incessantemente ripetuti e urlati in televisione.
La realtà però è più complessa, e i meccanismi ovvi non sono in grado di comprenderla.
Ogni anno, secondo i dati del Dipartimento della Sanità americano,gli squali mordono meno persone di quante ne mordano gli abitanti di New York (“National Geographic” marzo 2007, p. 87).
Perché non possiamo andare con un jet nello spazio, cosa che sarebbe molto semplice e comoda? Oltre ad altre questioni, soprattutto perché i motori jet hanno bisogno di ossigeno per bruciare il combustibile, e nella parte alta dell’atmosfera non ce n’è abbastanza. Per questo motivo si devono usare i razzi, che hanno la caratteristica di portarsi appresso non solo il combustibile, ma anche l’ossidante. Lo Shuttle ad esempio deve sacrificare metà del suo peso per portare con sé ossigeno liquido e ossidante solido che servono per bruciare il combustibile.
Troppo spesso ragioniamo dimenticando la semplice verità di questa osservazione, poiché siamo convinti che esista solo un lato delle cose. L’economia ad esempio misura il Pil, ma dimentica il valore della cura alle persone (allevamento dei figli, formazione, cura degli anziani, attenzione alla crescita umana) che non risulta nelle statistiche perché non viene remunerato, ma senza la quale non sono le persone non stanno bene, ma non sono neppure in grado di lavorare in maniera efficace. Siamo convinti ad esempio che il nostro sistema produttivo sia il più efficiente, ma ci dimentichiamo di considerare nei costi la distruzione dell’ambiente naturale, la colonizzazione del tempo, le ingiustizie strutturali.
Dobbiamo imparare a ragionare secondo la logica dei razzi, tenendo conto della complessità delle cose, della necessità di calcolare nel peso dello shuttle non solo il carico immediatamente “visibile”, ma anche tutto ciò che serve per far volare la navetta. Troppe decisioni, personali e politiche, sono prese secondo la logica dei jet: teniamo conto solo dei fattori più visibili, di quello che si paga, delle voci più forti, degli interessi maggiormente organizzati. Ambiente, soggetti deboli, beni pubblici, formazione, cittadinanza, minori, vite fragili… non esistono.
Beppe Grillo non va in televisione dal 1987, con l’eccezione del 1993, quando ebbe un ascolto di 19 milioni di spettatori. Non è detto che di Beppe Grillo debba piacere proprio tutto: qualche volta gli è capitato di prendere qualche “bufala”. Ma non è questo il punto. È che abbiamo mille canali televisivi, che propongono di tutto e di più. Però sembra che per certe cose non ci sia tempo in tv. Sono offensive, passibili di querela? E allora perché nessuno ha da obiettare quando accade in teatro, dove Grillo ha parlato a più di un milione di persone complessivamente? In tv intanto passano isole, stalle, grandi fratelli, i tetti di Cogne, letterine e lucianimoggi. Si dice: “ma è il pubblico che vuole queste cose. È la legge degli indici di ascolto”. Posto che questo sia l’unico criterio, non si capisce bene perché il pubblico vada accontentato se chiede le vannemarchi, mentre gli si frappone uno stoico no se in 19 milioni chiedono Beppe Grillo. O magari Dante, che in una memorabile serata prelettorale, e quindi soggetta a stop mediatico, fu recitato magistralmente da Benigni con ascolti da finale mondiale di calcio. O Enzo Biagi, tornato dopo cinque anni, ma confinato attorno a mezzanotte.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena
Facoltà di Filosofia