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Nuove sfide per il mondo del lavoro

di Antonio Mastantuono

Si è conclusa domenica, a Firenze, la IV edizione di “Terra Futura”, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità. Un appuntamento per presentare e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di consumo, di produzione, di finanza, di commercio sostenibili: idee virtuose che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.
Non può esserci, infatti, impegno a fianco degli ultimi senza la tutela delle risorse naturali, né azione per la finanza etica senza l’obiettivo di un nuovo sistema economico, e neppure lotta in difesa dei lavoratori senza la promozione dei diritti dei popoli. Di fronte a un tale livello di interconnessioni, per garantire un futuro alla terra, oggi non basta più il solo impegno delle istituzioni, specie di quelle internazionali. Occorre anche un approccio dal basso: scelte di sostenibilità compiute quotidianamente dai cittadini e dalla cosiddetta società civile in tutte le sue forme, oltre che dalle imprese e dalle istituzioni locali e nazionali. I politici, infatti, governeranno conformemente a criteri di sostenibilità unicamente se una tale richiesta arriverà loro dai cittadini.

Il lavoro, filo rosso sotteso a questa IV edizione di “Terra Futura”, è una delle sfide sulla quale tutti i governi e le società sono ormai chiamati a misurarsi: garantire questo diritto, specie alle giovani generazioni, è oggi un’urgenza non più rinviabile. Ma occorre ri-concepire il lavoro affinché la produttività, i consumi e gli stili di vita non siano d’ostacolo alla possibilità di garantire a tutti equità, giustizia e accesso ai beni comuni. Opportunità e risposte ai grandi temi della sostenibilità ambientale e sociale, dovranno passare attraverso alcuni essenziali cambiamenti: detassare il fattore lavoro a favore di una maggiore tassazione dell’uso delle risorse; ripensare le politiche di delocalizzazione del lavoro che, ad oggi, mirano unicamente ad abbassare i costi a discapito dell’occupazione; intervenire nel campo dell’informatica, poiché le potenzialità offerte da questo settore si stanno sempre più piegando alle logiche dello sfruttamento piuttosto che a quelle della creazione di nuovi posti di lavoro…

Tutto ciò, in una prospettiva globale, che tenga conto di alcune parole chiave come “abitare”, che richiama bioedilizia, interculturalità, mobilità sostenibile; “produrre”, che rinvia a responsabilità sociale d’impresa, finanza etica, commercio equo; “coltivare”, cioè agricoltura biologica, agrienergia, slowfood; “agire”, fatto di campagne di opinione, solidarietà, diritti umani, cooperazione internazionale; “governare”, con l’attenzione a democrazia partecipata, tutela del territorio, programmi per l’efficienza energetica ed il cambiamento climatico. Solo in quest’ottica e con l’impegno di tutti appare possibile offrire risposte alle sfide globali che abbiamo davanti e che riguardano il modello di sviluppo, lo stile di vita, gli orizzonti culturali, le scelte politiche, il disegno e la stessa possibilità di un mondo futuro.

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