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L’immondizia ha girato l’angolo

di Simone Esposito

C’è un pezzo d’Italia che crepa nel girone infernale dell’immondizia. È la Campania, una delle terre più fertili del Paese, sempre più simile, ogni ora che passa, a un’immensa discarica a cielo aperto. L’«emergenza rifiuti», come la chiama la tv, oggi è sotto gli occhi del mondo, raccontata dai telegiornali con agghiaccianti panoramiche di oceani di spazzatura. Immagini da slum dell’Africa nera, da sobborghi di Calcutta, da favelas brasiliane.

Certo: è un problema di complessità spaventosa, con le sue commistioni di inefficienza tecnica, di inquinamento ambientale, di indegnità politica e di gravissima prevaricazione camorrista. Più o meno come a Nairobi: anche lì ci sono le mafie che imperano e che corrompono la politica, e opprimono i poveri. Solo che qui siamo in Italia, settima o ottava potenza economica del pianeta, reddito medio tra i più alti d’Europa, in tutto e per tutto facente parte di quella piccola e voracissima parte di mondo che ingrassa sempre di più alle spalle della stragrande maggioranza dell’umanità.
Siamo al centro dell’Occidente che qualcuno ogni tanto chiama «civile» (evidentemente in contrapposizione a porzioni «incivili» della terra), insomma, nel cuore del pomposo Primo Mondo.

Ci si sfoga: è colpa della camorra, è colpa della politica, è colpa degli affaristi, destra e sinistra? sono tutti uguali. È vero. Ma nell’elenco dei colpevoli, e non in fondo alla lista, manca sempre un nome: il nostro. In Europa la media della raccolta differenziata sul totale della spazzatura è del 26%, il 19,1% in Italia, il 6% nel nostro Mezzogiorno. Il livello minimo di sostenibilità sarebbe intorno al 40%. Siamo noi che, nel cuore della «civilissima» Europa, non siamo ancora capaci di buttare una maledettissima bottiglia di plastica in un secchio diverso da quello degli avanzi della cena. Siamo noi che ci permettiamo di far avanzare qualcosa dalla nostra maledettissima cena che qualche migliaio di chilometri più a sud del nostro stomaco debordante sfamerebbe una famiglia per settimane. Siamo noi che crediamo che il mondo finisca sempre dietro l’angolo di casa nostra, e del resto chi se ne frega. Beh, adesso l’immondizia ha girato l’angolo, e marcisce sotto la nostra finestra. Ben ci sta.

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