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Italia, serbatoio di speranza

di Fabio Zavattaro

Le parole di Papa Benedetto all’assemblea dei vescovi italiani e la prolusione del presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, si possono leggere in continuità, quasi trama di un unico tessuto che vuole riproporre quella presenza di Chiesa nella vita del Paese che offre alla libertà e alla riflessione di tutti il proprio magistero – come ha detto monsignor Bagnasco -, senza sottrarsi alla responsabilità di concorrere alla promozione dell’uomo e al bene comune.
Ricorda il presidente della Cei che il rapporto tra la Chiesa e la società italiana resta significativo e rilevante perché basato sulla reciproca conoscenza e su un ascolto autentico. La gente di tutti i giorni “quella della strada – cioè della vita semplice, quotidiana, spesso dura – sa che le nostre porte sono aperte per chiunque, sa che accogliamo tutti, che non portiamo rancore, che siamo sempre pronti a ricominciare”.

Messaggio chiaro di fronte alle contrapposizioni, alle critiche, anche di fronte a quelle scritte sui muri che hanno chiamato direttamente in causa non solo monsignor Bagnasco ma alo stesso Papa Benedetto. Così se i vescovi – afferma ancora il presidente della Cei – rilevano, “magari più spesso di quanto sarebbe gradito”, i fondamenti etici e spirituali radicati nella grande tradizione del nostro paese, “non è perché vogliamo attentare alla laicità della vita pubblica, sfigurandola, ma per innervare questa delle inquietudini che possono garantire il futuro. La nostra parola non ha mai doppiezze. Con trasparenza siamo al servizio della gioia”.
Nelle parole di Papa Benedetto, dunque, quella continuità di pensiero che gli fa dire: “Ho imparato la geografia esteriore ma soprattutto la geografia spirituale della bella Italia”. Le visite ad limina, cioè gli incontri che dallo scorso mese di settembre fino ad aprile si sono svolti in Vaticano tra i vescovi italiani e il Papa e la Curia, sono stati per Benedetto XVI occasione per conoscere meglio la realtà della Chiesa italiana, “dove c’è ancora tanta ricchezza, tanta vitalità di fede; dove, in questo nostro difficile periodo, non mancano i problemi”. Vi sono situazioni “differenziate”, ma resta per il Papa quel tessuto comune che gli fa dire: “La fede cattolica e la presenza della Chiesa rimangono però il grande fattore unificante di questa amata nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro”.

Leggere insieme i due interventi significa anche riproporre con convinzione il concetto di una sana laicità, come è stato più volte ribadito. Cioè, un dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che gli appartiene. Così è Papa Benedetto a dire: “Non possiamo non preoccuparci di ciò che è buono per l’uomo”, cioè del bene comune. Così quel parlare di famiglia è una “conferma” di quanto la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani; una famiglia che ha un ruolo e un significato che devono essere compresi e riconosciuti “di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui”.
Come dice monsignor Bagnasco proprio nelle ultime righe della sua prolusione all’assemblea della Cei: “Nel nostro orizzonte non c’è un popolo triste, svuotato dal nichilismo e tentato dalla decadenza. C’è un popolo vivo, capace di rinnovarsi grazie alle proprie risorse e alla propria inevitabile disciplina, capace di non tradire i suoi giovani, capace di parole credibili nel contesto internazionale”.

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