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Esercizi di lettura. 1

Per comprendere qualcosa, occorre prenderne le distanze. Senza un esercizio di estraneamento non ci può essere autentica partecipazione. Diceva Aristotele che il saggio, sia pure ben radicato nella sua comunità politica, è al tempo stesso anche un po’ “straniero”. Questo vale anche e a maggior ragione per l’informazione. Soprattutto oggi, quando la “quantità” di informazione non si accompagna sempre a una sua effettiva “qualità”.Primo esercizio, alcuni commenti apparsi subito dopo l’inizio della prima guerra del Golfo. “Il termine polizia internazionale usato – è bene essere chiari – alla vigilia di una vera e propria guerra, può sembrare un espediente semantico per non pronunciare una parola che fa paura. Ma all’espediente Andreotti è stato costretto dai contraddittori precetti della Costituzione che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie […]. Dobbiamo riconoscere che stavolta il governo si mostra migliore, più risoluto e leale di una parte cospicua del Paese: che nel Parlamento, nelle piazze, nei dibattiti, offre uno spettacolo tutt’altro che edificante […]. Ai pacifisti dell’ultima leva possiamo concedere l’attenuante dell’età e dell’ignoranza […]. È importante che la nostra parte, per quanto modesta, stavolta la facciamo da gente rispettabile e che vuole farsi rispettare”
Mario Cervi, “Il Tempo”.“La guerra era diventata inevitabile
Paolo Garimberti, “Repubblica”Si è capito che la guerra che comincia deve essere distruttiva: chi può fermare ormai la sterminata potenza dell’America e dei suoi alleati?
Michele Tito, “La Gazzetta del Mezzogiorno”“La scelta del governo è stata obbligata e se il Parlamento prendesse una strada diversa getterebbe nel discredito l’orgoglio della nazione. Il voto dell’Assemblea su un eventuale intervento italiano servirà a confermare la bontà di una politica portata avanti nel semestre di guida italiana della Cee
Margherita Boniver, “Avanti!“Se la Comunità internazionale si fosse rassegnata a lasciare senza un’efficace risposta […] ai quattro angoli del pianeta e in poco tempo sarebbero spuntati chi sa quanti Saddam: il prossimo millennio avrebbe preannunciato il ritorno al Medio Evo
Mario Pendinelli, “Il Messaggero”La guerra è entrata nelle nostre case, in diretta. Un radiodramma che sarebbe piaciuto all’Orson Wells della guerra dei mondi, vissuto minuto per minuto con emozione ma senza enfasi, perfino punteggiato da una vena di ironia
Carmela Giglio, “Il Tempo”“La DC sta con il Papa o con Bush?
Giorgio La MalfaBisogna imparare a convivere con la guerra, fin quasi a dimenticare che esista
Francesco AlberoniGià. È facile essere a favore della pace quando non costa niente, della pace dei buoni sentimenti e del politicamente corretto. Ma la pace è il frutto di sforzo, di ricerca, di scelte coraggiose. Troppa fatica per i nostri intellettuali. Che alla bisogna indossano l’elmetto e coraggiosamente dal divano ci spiegano i motivi di scelte tragiche ma virili. La nostra Costituzione è contraddittoria… Dobbiamo farci rispettare…La guerra è un reality show, da vivere “perfino punteggiato con una vena di ironia”; con essa bisogna “imparare a convivere”, “fin quasi a dimenticare che esista”. Le hanno scritte veramente queste cose. Ne riporteremo altre in futuro. Ma sarebbe bene accorgersi di queste idiozie anche nel momento stesso in cui vengono scritte.

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena
Facoltà di Filosofia

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