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Le nostre scelte sono davvero guidate dalla razionalità?

Siamo spesso convinti di fare una scelta per raggiungere correttamente uno scopo, di usare (noi e il sistema delle merci) la ragione nel modo più efficiente. Lo diamo per scontato, molto spesso potremmo accorgerci che non è vero, che qualcosa non va nei nostri meccanismi di decisione, che la celebrata efficienza dei nostri processi organizzativi e produttivi mostra qualche falla pericolosa. Per lo più quando elaboriamo le scelte dimentichiamo di inserire molti dati.

Quanti chilometri all’ora fa un’automobile? Facile: basti guardare il tachimetro. O no? Forse è più difficile di quanto si pensi. Proviamo a fare qualche considerazione. Potremmo scoprire che la velocità “apparente” è molto diversa da quella “vera”. Distinguiamo alcuni livelli di velocità..

1. Velocità massima dichiarata dalla casa costruttrice; non corrisponde alla velocità massima effettiva.

2. Velocità effettiva: non corrisponde a quella legale: ci sono i limiti di velocità.

3. Velocità permessa: molto spesso non la si raggiunge, perché c’è il traffico. Molto tempo lo impieghiamo per trovare un parcheggio, ecc. per gli autobus di linea ad esempio si parla di “velocità commerciale”, che è di poco superiore ai 10/15 km all’ora.

4. Velocità commerciale: in realtà è ancora più bassa, perché occorre considerare il tempo che abbiamo impiegato, lavorando, per avere il denaro necessario all’acquisto dell’auto, della benzina, della manutenzione, dell’assicurazione, delle tasse, della pulizia.

5. Velocità netta dei costi immediati: non è ancora quella giusta. Nelle case abbiamo dovuto prevedere un garage, che ha un costo, la costruzione e la manutenzione delle strade, delle opere connesse, della segnaletica (orizzontale e verticale), della illuminazione. Occorre inserire anche i costi (enormi nelle parti sotterranee) per la costruzione delle metropolitane, laddove si lascia al traffico automobilistico la superficie.

6. Velocità netta dei costi di contesto. In realtà dobbiamo ancora scendere. Ci sono i costi legati all’inquinamento, alle malattie, agli incidenti, alle terapie riabilitative, alle giornate di lavoro perso.

7. Velocità al netto dei costi secondari. Ci sono ancora alcuni elementi, sia pure difficilmente quantificabili, ma che comunque vanno nella direzione di un danno e quindi di una diminuzione dei vantaggi dell’auto: l’impossibilità di camminare o andare in bici con tranquillità, di parlare, di soffermarsi; la bellezza deturpata dei centri storici, delle piazze, degli edifici.

Alla fine dei conti potrebbe anche succedere di trovarsi di fronte al risultato sconcertante che la velocità “vera” è inferiore ai km orari che possiamo raggiungere semplicemente camminando. Questo vuol dire che dobbiamo abbandonare il trasporto a motore? Evidentemente no: come facciamo a trasferirci da una città all’altra? E come si fa a trasportare velocemente un ferito, o a permettere una vita di relazione a un anziano o a un invalido? In questi, e in molti altri casi, la velocità “apparente” va bene: stiamo consumando più risorse di quello che sembra, da qualche altra parte c’è un rallentamento che permette questa velocità, ma il fine giustifica questo costo. Ma è nella normalità che questa giustificazione non c’è. Se non siamo bambini piccoli, o anziani, o malati; se non dobbiamo trasportare grossi carichi, se non c’è una emergenza, se non dobbiamo percorrere lunghi tratti, la velocità “apparente” (quella che definiamo “velocità commerciale”) ci inganna. Paghiamo questa “accelerazione” con un “rallentamento” da qualche altra parte. Un’auto media costa un anno di lavoro medio. È vero che impieghiamo dieci minuti in macchina invece di quaranta a piedi (abbiamo “accelerato”), ma è anche vero che siamo stati “fermi” al lavoro per un anno (abbiamo “rallentato”).

Nel 2056 ci saranno 2 mld di auto (“Le Scienze” 459). Negli Usa le auto consumano 5 litri di benzina per persona al giorno. Se fosse così per tutti il consumo aumenterebbe di dieci volte Solo il 10% dell’energia del serbatoio serve a far muovere le ruote. La domanda globale annua di energia è 447.000 petajoule. Il prezzo di mercato del carbone è basso, ma i costi di estrazione, lavorazione e consumo sono alti [esempio di inefficienza del mercato]. Nel 2005 in Cina sono morti quasi 6.000 minatori (16 al giorno), ma stime ufficiose parlano di 10.000 morti. Negli Usa 22 vittime, dove comunquele centrali a carbone emettono 48 tonnellate di mercurio l’anno. Nucleare: si parla con tranquillità di prevenire la perdita di scorie per millenni [delirio da onnipotenza presunta]. Occorre far sì che i prezzi dei combustibili a carbonio rispecchino il loro costo sociale. Vedremmo le cose in maniera di versa se non scaricassimo molti costi altrove.

In Italia ci sono 55 auto ogni 100 abitanti, siamo il secondo paese al mondo dopo gli Usa per motorizzazione.

Nel febbraio 2007 il torneo Tartaruga ha visto la seguente classifica, tratto Stazione delle Piagge – Santa Maria Novella (Firenze), 10 chilometri:

1. scooter elettrico, 17 minuti

2. bicicletta, 23 minuti

3. treno, 26 minuti (di cui 11 di attesa)

4. autobus, 27 minuti (di cui 8 di attesa)

5. automobile, 36 minuti.

C’è chi parla di una morte imminente dell’automobile (Guido Viale [sembra quasi un nome fittizio…], Vita e morte dell’automobile, Boringhieri 2007

In Gran Bretagna si ipotizza una tassa sui chilometri percorsi, senza eccezioni: anche per accompagnare i figli a scuola. Una sterlina e 34 pence (circa due euro) per ogni miglio in centro urbano; tra i 14 e gli 86 pence a miglio nei sobborghi; da 4 a 9 pence nelle periferie più lontane; 2 pence nelle strade rurali. Nel 2015 potrebbe essere realtà in tutto il Paese, come da tempo lo è nel centro di Londra. Le auto saranno controllate da satelliti che determineranno la lunghezza del percorso, la sua tipologia e la somma da pagare. Si tratta di una scelta inevitabile, se si vogliono rendere visibili i reali costi del trasporto privato. Le perplessità possono sorgere nel caso si privilegiasse semplicemente i più ricchi.

Dati 2005:

  • 225.078 incidenti;
  • 5.426 morti;
  • 1,2 milioni nel mondo,
  • 3.000 al giorno, di cui 500 sono bambini (uno ogni tre minuti).
  • 313.765 feriti
  • 15 morti al giorno in Italia e 850 feriti
  • domenica: 1.014 vittime

Che succederà quando anche la Cina e l’India saranno motorizzate ai nostri stessi livelli?

 

Anselmo Grotti

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

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