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Il Gesù di Papa Ratzinger

di Francesco Lambiasi

Non è un’enciclica, non è un trattato, non è un catechismo, e neanche una omelia. Il Gesù di Nazaret del Papa è un libro, e anche ponderoso, ma ha il tono e lo stile di una conversazione: appassionata ma sempre serena, documentata ma mai pedante, impegnativa, certo, e anche ardita in vari passaggi, ma ariosa, salutare, illuminante. Insomma è come se l’attuale titolare della “cattedra di Pietro” avesse deciso di lasciare un momento i sacri palazzi per scendere a fare quattro passi al muretto, o entrare in una classe di liceo, o mettersi attorno al caminetto per “ragionare” insieme su Gesù di Nazaret.

Ragionare. Ce n’è bisogno: da quasi duecentocinquanta anni continua la parata del Gesù “per tutte le stagioni”. Rivoluzionario, pacifista, anarchico, psicanalista, ecologista, antiebreo, addirittura anticristiano… Ed ecco il primo messaggio che porge papa Benedetto: “La situazione è drammatica per la fede, se è vago il volto di Colui che la fonda”. Non è fare del terrorismo teologico. No, il caso è veramente serio: perché il cristianesimo non è una lista di dottrine o di precetti; è una storia, anzi una Persona, appunto Gesù di Nazaret. A differenza, ad esempio, dell’Islam: per un musulmano il centro della fede è Allah, non Maometto. Ma anche a differenza dell’ebraismo: Jacob Neusner – citato dal Papa come “grande erudito ebreo” – nella sua Disputa immaginaria tra un rabbino e Gesù, si figura che al termine di una lunga giornata al seguito di Gesù, il rabbino gli chiede se Gesù insegni le stesse cose degli ebrei. Neusner: “Non precisamente, ma quasi”. “Che cosa ha tralasciato?” “Nulla”. “Che cosa ha aggiunto allora?” “Se stesso”. È questa equiparazione di Gesù con Dio il motivo di fondo per cui Neusner dichiara che non sarebbe mai stato disposto a seguire Gesù, per rimanere fedele all’Israele eterno. Neusner però non nega, anzi ammette esplicitamente che quello che Gesù richiede dai suoi seguaci “può richiederlo solo Dio”.

Ma negli ultimi anni si è superata la misura: si è insinuato il sospetto non solo che il Gesù della Chiesa non rassomiglierebbe affatto a quello dei vangeli, ma che anche questo sarebbe una truffa da preti e un imbroglio della Chiesa. Di fronte a queste bordate che minano i ponti decisivi della fede cristiana – quello che salda la Chiesa ai vangeli e l’altro che collega i vangeli a Gesù – il Papa reagisce da… “pontefice”, letteralmente “(ri)costruttore di ponti”. Ma questo lo fa attraverso l’uso della critica storica, che utilizzata in modo competente ed equilibrato è in grado di approdare a due certezze serene e fondate: gli uomini che hanno testimoniato su Gesù di Nazaret sono tutt’altro che facili a credere a voci che parlano di tomba vuota e di morti che parlano; sono grezzi ma sani, con i nervi a posto; dormono senza barbiturici, anche tra le ansie della notte di passione. Inoltre, legata a questa, è la certezza che Gesù si sia ritenuto e si sia comportato da Messia e Figlio di Dio, e per questo, a differenza dei grandi fondatori di religione, sia morto sulla croce. E la ricerca storica può provare che non era né un pazzo né un esaltato.

Dunque una ragione che ragioni arriva a documentare che questo Gesù di Nazaret si è veramente equiparato a Dio. Ma è veramente tale? Solo la fede può rispondere di sì. Ma non è una fede sospesa nel vuoto; certo va al di là della ragione, ma non contro. E qualche illustre professore di logica che tratta i cristiani da “cretini”, ci deve ancora dimostrare che è irragionevole per la ragione andare oltre se stessa.

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