Guerra, avventura senza ritorno
Dunque il Senato americano ha imposto il ritiro dall’Iraq entro un anno: marzo 2008. Sono gli stessi militari a dire che la guerra è stata un fallimento. È durata più della seconda guerra mondiale, mentre sono morti più militari delle vittime delle Torri Gemelle. Ha scritto il generale Fabio Mini, comandante della forza Nato in Kosovo: “Bush ha citato tre o quattro successi conseguiti [nella lotta al terrorismo] ma nemmeno uno di essi è collegabile alle operazioni militari in Afghanistan e Iraq. Gli unici successi sono il risultato dello sforzo congiunto delle intelligence (mai abbastanza) e delle misure di sicurezza adottate nell’interno dei singoli stati occidentali”.
Non erano parole “di circostanza” quelle pronunciate più volte da Giovanni Paolo II: “la guerra è un’avventura senza ritorno”. Vite umane, di soldati e di civili, distrutte; immense quantità di denaro pubblico sprecate; aumento delle tensioni internazionali, dei fondamentalismi; aiuto alla propaganda dei reclutatori di aspiranti terroristi suicidi, messa in ridicolo del diritto internazionale, mortificazione della cultura occidentale dei diritti umani e uso disinvolto della tortura: questo il bilancio. Gli abusi sui prigionieri iracheni di Abu Ghraib erano “solo un gioco”. Lo ha dichiarato il soldato Lynndie England, ritratta nelle immagini delle torture, durante un’udienza del processo sulle violenze commesse dagli americani nella prigione di Abu Ghraib. La donna, 21 anni, visibilmente incinta, è stata incriminata insieme ad altri sei militari. L’arcivescovo anglicano di Canterbury accusa pesantemente il suo governo per la guerra in Iraq. I cristiani stavano meglio sotto Saddam, ha detto. Adesso ogni prete è visto come segno dell’occidente odiato.
Come è stato possibile che il mondo occidentale abbia potuto permettere uno svilimento di tal genere della sua tradizione? Perché la cultura e l’informazione non sono state all’altezza? Perché quasi solo il Papa ha cercato di far capire l’enorme errore che si stava compiendo?
Nell’ottobre ’91 Dossetti aveva mandato al “Regno” una paginetta, da pubblicare anonima, in cui prevedeva ciò che sarebbe accaduto in MO e nel mondo. Scriveva: il petrolio “rapinato a man bassa dagli occidentali con la complicità di principotti locali che, pur di avere assicurata per loro stessi una ricchezza da nababbi, lasciano rapinare la loro terra e il loro popolo […]; sentimento di rabbia e di ribellione” verso l’America; ripresa del fondamentalismo. “Anche se Saddam fosse eliminato, l’Occidente si troverà di fronte un islamismo radicale più difficile da combattere e ideologicamente più inestirpabile, sia nei Paesi musulmani che nell’Europa stessa”, con “conseguenze gravissime per la Chiesa”, con il pericolo di estinzione per i cristiani in MO. “Il fatto che la prepotenza americana abbia costretto tutti i paesi, ormai vassalli, ad associarsi all’impresa, ha dato alla medesima un marchio di universalità che rievoca per tutto il mondo orientale la qualifica e il ricordo delle crociate, con tutto quello che ne segue: il ricordo degli eccidi e dell’intolleranza. Ma questo ricordo suscita anche nei musulmani la bellissima ed eccitante speranza che il trionfo degli occidentali sia effimero, come è stato effimero quello dei crociati. Costantinopoli, saccheggiata e bruciata nella quarta crociate del 1204, sarà come un’ombra sinistra costantemente evocata. Tutto questo riaccenderà l’intolleranza già presente contro i cristiani nell’Alto Egitto”
Quattro anni fa- Mancavano pochi giorni alla Pasqua del 2003. Una nuova guerra si scatena in Iraq. È Venerdì Santo. Giovanni Paolo II porta per un tratto la Croce. Siamo al Colosseo. Si ferma e dice: “Anche l’impero romano alla fine cadde!”. Quasi nessun giornale o telegiornale riporta la frase: il Papa è censurato dai media.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena
Facoltà di Filosofia