CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.5)

Comunicato n. 5
Convegno delle Presidenze diocesane di AC
Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007
«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»
Proseguono i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica. Questa mattina gli oltre 800 delegati hanno ascoltato e discusso le relazioni su: «La famiglia, società naturale fondata sul matrimonio», tenuta dal prof. Francesco D’Agostino, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Roma – “Tor Vergata”; «“Forte come la morte è l’amore». Amare per ri-generare la vita», tenuta da mons. Cataldo Zuccaro, docente di Teologia morale alla Pontificia Università Urbaniana e Assistente centrale del Meic; «Di generazione in generazione: la sfida dell’educazione, oggi», tenuta da Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza all’Università degli Studi di Bergamo.
Il prof. Francesco D’Agostino ha sottolineato che: «La famiglia è una società naturale, o, per usare un’espressione diversa, ma nell’essenziale equivalente, un’istituzione di diritto naturale. Ne segue che la difesa e la promozione della famiglia sono compito specifico (e forse prioritario) del diritto positivo, anche se, ovviamente, secondo modi e forme dipendenti da variabili storiche e sociali. Le nuove dinamiche sociali, così come le nuove tecnologie riproduttive pongono al diritto problemi nuovi, ai quali vanno date chiaramente risposte nuove, secondo la forza inventiva che è propria del diritto: forza, però, che essendo appunto inventiva e non creativa di giusti assetti di strutture antropologiche, non deve mai esser posta in essere per alterarle o comunque deformarle. Questa prospettiva, ritenuta per secoli auto-evidente, è oggi ampiamente discussa. È perciò opportuno tornare a ripresentarla, liberandola da tutte quelle incrostazioni argomentative, che la rendono poco comprensibile da parte della cultura oggi dominante». Per poi aggiungere: «Fuori dalla familiarità, l’ uomo non può essere pensato e non può vivere; o potrebbe forse anche vivere, ma secondo modalità così povere, da inaridirne l’umanità e da renderlo irriconoscibile come essere umano. Pertanto, è fondato concludere che, garantendo la familiarità, il diritto garantisce un bene umano, in quanto garantisce la struttura istituzionale primaria di identificazione dell’io dell’uomo.
Mons. Cataldo Zuccaro ha ricordato che: «Il matrimonio è una «intima comunità di vita e d’amore», come lo chiama la Gaudium et spes. Innanzitutto gli sposi si accolgono come dono e sperimentano nell’amore una libertà che propria di chi non si sente ospite, ma si sente a casa, a suo agio. L’amore sponsale non solo apre alla generazione della vita della coppia, ma apre anche alla generazione della vita dei figli, attraverso la procreazione. È l’amore che ri-genera i figli già procreati e rende loro possibile una vita che va oltre la dimensione puramente biologica. Ma, come sappiamo, una volta generati, i figli ri-generano i genitori, nel senso che li fanno essere tali; così la nascita del figlio è un evento che investe tutta la famiglia».
Il prof. Ivo Lizzola ha evidenziato come: «L’attesa è al cuore dei legami tra donne e uomini: sentire su di sé un’attesa è richiamo al legame ed alla responsabilità, è valorizzazione del nome d’ognuno, della specificità d’ognuno nel dare sostanza alle relazioni. È sopportazione dei limiti e della vulnerabilità, e possibile riabilitazione. Senza attese, senza reciproche attese tra le donne e gli uomini, tra le generazioni, non c’è che legame sociale arido, fondato sulla forza e l’autoaffermazione. E non c’è buona progettazione sociale. Resta una convivenza fatta solo di rapporti di forza e di scambi tra soggetti dal diritto acquisito, preoccupati di difendersi, di affermarsi, di tenere a distanza. Senza attese resta la solitudine di individui segnati dal mito dell’autogenerazione e dell’autosufficienza, dimentichi che tutti siamo anzitutto figli. Che siamo affidati gli uni agli altri, e per questo siamo chiamati ad essere responsabilmente affidabili».
Nella sezione “Interventi” trovate le tracce complete delle tre relazioni
Roma, 28 aprile 2007