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Archivio di aprile 2007

A tutte le persone di buona volontà…

lunedì 30 aprile 2007

L’Azione Cattolica Italiana

L’Azione Cattolica Italiana desidera consegnare a tutte le persone di buona volontà il messaggio di fiducia e di speranza, che abbiamo riscoperto e condiviso durante il Convegno delle Presidenze diocesane.

Il Signore della vita ama di un amore infinito tutti gli uomini e tutte le donne di questo nostro tempo e di ogni tempo, senza eccezione. A tutti Egli ha donato una capacità di amare e di trasformare il dono d’amore in un vincolo di reciprocità, che nel matrimonio diventa intima comunione di amore e di vita. A tutti Egli rivolge il suo invito alla conversione e a comportamenti che si lascino raggiungere e plasmare dalla gratuità dell’amore, capace di rigenerare continuamente l’ordine della giustizia.

Anche l’Azione Cattolica Italiana assume come parte integrante della propria organica partecipazione alla missione della Chiesa un impegno convinto e positivo in difesa della vita e della famiglia. Tale impegno si manifesta cercando di promuovere concretamente una cultura della famiglia, come “società naturale fondata sul matrimonio”, di cui anche la Costituzione italiana riconosce i legittimi diritti, in quanto patrimonio irrinunciabile, originariamente inscritto nel cuore dell’uomo e fonte di relazioni umane primarie e umanizzanti. Nello stesso tempo, come discepoli dell’unico Signore della vita siamo chiamati ad onorare coerentemente la dignità sacramentale del matrimonio cristiano, che genera una comunità familiare abitata, nella sua “unicità irripetibile”, da un amore infinito (Benedetto XVI).

Il 19 marzo 2007 abbiamo dato la nostra adesione al Manifesto “Più Famiglia”. In questo spirito, l’Azione Cattolica Italiana parteciperà alla “Festa della famiglia”, che avrà luogo a Roma il 12 maggio, insieme a tutte le maggiori aggregazioni laicali, e si spenderà a livello parrocchiale, diocesano e nazionale, in tutte quelle forme di sostegno alla famiglia che rispondono ad esigenze reali e diffuse, e che sono più consone alla nostra specifica vocazione formativa.

In una società in cui l’io corre il pericolo di sentirsi “figlio unico di se stesso”, vogliamo ricordare che l’amore è prima di tutto risposta ad un dono che ci precede; risposta che interpella pubblicamente la nostra responsabilità, ci richiama al mistero straordinario della vita, in cui il carnale e lo spirituale si toccano, ci impegna a ricercare nella nostra condizione di figli la radice che accomuna l’unica famiglia umana e ci spinge a dilatare gli orizzonti di fraternità fino agli estremi confini della terra.

- A tutti i nostri soci, ragazzi, giovani e adulti, con i quali ci stiamo incamminando verso la XIII Assemblea, nella memoria viva del 140° anniversario della nascita dell’Azione Cattolica,

desideriamo ricordare la bellezza di essere famiglia per un’Ac rinnovata, che ci incoraggia a rendere sempre più consapevoli le famiglie e la comunità cristiana del dono e della grazia del sacramento del matrimonio, a costruire percorsi di formazione alle responsabilità pubbliche dell’amore, a promuovere l’accoglienza e la cura della vita in tutte le sue forme e in tutte le sue stagioni, a responsabilizzare l’impegno dell’associazione, a far cogliere la famiglia come irrinunciabile capitale sociale.

- A tutte le famiglie italiane; a chi è – o si sente – lontano dalla famiglia per età, per vocazione, per le molteplici circostanze, buone o cattive, della vita; a chi è in difficoltà, a chi è deluso, a chi si sente abbandonato o ferito,

desideriamo essere vicini, con la testimonianza della vita e la profezia del Vangelo, ricordando che nel linguaggio universale dell’amore è come racchiusa la cifra originaria che ci avvicina al mistero della nostra vocazione. A tutti vorremmo dire: Non ponete limiti all’amore! Aprire l’amore coniugale tra un uomo ed una donna ai valori stabili e pubblici della fedeltà, dell’indissolubilità, della fecondità è un passo avanti, non un passo indietro, sulla via della piena realizzazione umana.

- Ai politici, agli amministratori degli enti locali, a tutti i giovani che s’avvicinano alla politica

desideriamo manifestare la nostra gratitudine per quell’irrinunciabile servizio alla giustizia, grazie al quale ogni comunità è veramente umana. Vi incoraggiamo ad anteporre il bene comune agli interessi individuali e Vi invitiamo a riconoscere nella famiglia, come abbiamo scritto nel Manifesto, firmato insieme ad altre aggregazioni ecclesiali, quel “bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale”, e a mettere in atto, a livello nazionale e locale, politiche familiari organiche e coraggiose, rese credibili da una testimonianza di vita personale esemplare e coerente.

- A tutti i nostri sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai nostri vescovi,

desideriamo confermare il nostro servizio alla comunione e alla evangelizzazione nella Chiesa che, dopo il IV Convegno ecclesiale nazionale, s’accinge a celebrare il Centenario delle Settimane Sociali, in uno spirito di corresponsabilità e di discernimento comunitario che auspichiamo sempre più intenso e costante, in piena e grata fedeltà a papa Benedetto XVI, che illumina il nostro cammino con l’altezza del suo magistero e ci richiama instancabilmente a “rendere visibile il grande ‘sì’ della fede”.

«Messaggio finale» consegnato al termine dei lavori del Convegno delle Presidenze Diocesane “Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione” – Roma, Domus Pacis, 27-30 aprile 2007.

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 30 APRILE 2007 (n.8)

lunedì 30 aprile 2007

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Comunicato n. 8

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

 

Luigi Alici:

«l’Azione Cattolica tra presente e futuro:

un “cantiere a cielo aperto”»

Si concludono questa mattina i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica che ha visto riuniti a Roma oltre 800 delegati provenienti da più di 150 diocesi italiane. Nel suo intervento, il Presidente nazionale dell’AC, Luigi Alici, nel ricordare i 140 della nascita dell’Associazione e nel ribadire l’attualità della Scelta religiosa voluta da Vittorio Bachelet, ha sottolineato che: «La popolarità come testimonianza di un cristianesimo visibile e condivisibile ci impegna come Azione Cattolica a costruire ponti fra le due sponde che identificano la nostra vocazione umana e cristiana: ricercando nel cuore dell’uomo la radice di quel bene comune, che riunisce in sé i valori universali e irrinunciabili della vita e della pace; raccogliendo l’invito del Signore: “Andate! Io sono con voi”, che ci chiama a rinnovare e consolidare gli itinerari di cura della fede, integrandoli con esperienze nuove di ricerca e riscoperta della fede. In questo modo», ha concluso Alici, « potremo edificare quel “cantiere a cielo aperto”, dove ognuno di noi può innalzare lo sguardo verso il mistero dello spirituale, sperimentare l’infinito nel quotidiano e annunciare ad ogni fratello e sorella: “Non sei lontano dal Regno di Dio!”».

Subito dopo l’intervento del Presidente nazionale è stato consegnato un Messaggio «di fiducia e speranza», rivolto a tutte le persone di buona volontà. In esso, l’Azione Cattolica sottolinea come parte integrante della propria organica partecipazione alla missione della Chiesa «un impegno convinto e positivo in difesa della vita e della famiglia. Tale impegno si manifesta cercando di promuovere concretamente una cultura della famiglia, come “società naturale fondata sul matrimonio”, di cui anche la Costituzione italiana riconosce i legittimi diritti, in quanto patrimonio irrinunciabile, originariamente inscritto nel cuore dell’uomo e fonte di relazioni umane primarie e umanizzanti. Nello stesso tempo, come discepoli dell’unico Signore della vita siamo chiamati ad onorare coerentemente la dignità sacramentale del matrimonio cristiano, che genera una comunità familiare abitata, nella sua “unicità irripetibile”, da un amore infinito (Benedetto XVI)».

Nel Messaggio si ricorda inoltre l’adesione dell’Azione Cattolica al Manifesto “Più Famiglia”: «In questo spirito, l’Azione Cattolica Italiana parteciperà alla “Festa della famiglia”, che avrà luogo a Roma il 12 maggio, insieme a tutte le maggiori aggregazioni laicali, e si spenderà a livello parrocchiale, diocesano e nazionale, in tutte quelle forme di sostegno alla famiglia che rispondono ad esigenze reali e diffuse, e che sono più consone alla nostra specifica vocazione formativa».

Il Messaggio finale

Roma, 30 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 29 APRILE 2007 (n.7)

domenica 29 aprile 2007

Comunicato n. 7

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Riportiamo di seguito il testo del “Messaggio ai sindacati per la festa del lavoro” che l’Azione Cattolica Italiana, riunita a Roma per il Convegno delle presidenze diocesane, invierà ai segretari di Cgil, Cisl e Uil in occasione del prossimo 1 maggio.

Ai Segretari generali di CGIL, CISL e UIL

 Sigg.

Guglielmo EPIFANI

Raffaele BONANNI

Luigi ANGELETTI

1° maggio 2007, “L’Italia riparte dal lavoro”

L’Azione Cattolica Italiana, riunita per il Convegno delle Presidenze diocesane su “Le responsabilità pubbliche dell’amore”, vuole ribadire l’importanza del lavoro per la vita e la costruzione della famiglia.

Sempre più la famiglia, nucleo fondamentale della società, ha bisogno di certezze e di politiche che la rendano soggetto attivo in un mondo del lavoro in cui la centralità della persona umana, nelle sue aspirazioni e nei suoi affetti, deve ritornare ad essere priorità assoluta. Tale priorità si concretizza, in questo tempo, investendo sui giovani, come elemento propulsore di innovazione e costruzione di nuove reti solidali, e tutelando la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, oggi troppo spesso minacciate.

L’Italia che riparte dal lavoro, fedelmente al dettato costituzionale, è quindi anche il Paese che riparte dalla famiglia.

Con questo spirito la Presidenza nazionale di Azione Cattolica e il Movimento Lavoratori di AC formulano alle organizzazioni sindacali i migliori auguri per la giornata del 1° maggio 2007.

Roma, 1 maggio 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 29 APRILE 2007 (n.6)

domenica 29 aprile 2007

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Comunicato n. 6

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Franco Miano: «Nell’amore di “un io per tu” c’è l’amore per l’umanità intera»

La terza giornata dei lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Ac si è aperta con la celebrazione della S. Messa presieduta da mons. Francesco Lambiasi, Assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana, che nell’omelia ha riproposto la figura del Buon Pastore, «mai scontato e retorico, il suo è sempre un parlare a lampi, un mettere in tensione parole e immagini antiche, spingendole verso il paradosso». Gesù, ha ancora ricordato monsignor Lambiasi, «non copia le scritture, le compie; non le ripete le riprende; se le attribuisce e le supera; le rinnova e le ricrea… Ecco cos’è il paradosso evangelico: è rottura, stupore, scandalo, fantasia, profezia». E questo perché, «gli otri vecchi dei soliti schemi triti e ritriti, le vecchie botti del buon senso comune e delle opinioni correnti non riescono a contenere il vino nuovo del nuovo patto». Nel ricordare la Scelta religiosa dell’Azione Cattolica, l’Assistente generale l’ha definita «una strada sicura, convincente e promettente. Su di essa, in comunione con i nostri pastori, ci auguriamo di trovare un numero sempre maggiore di compagni di strada».

Prima dei lavori di gruppo, Franco Miano, Vicepresidente nazionale per il Settore Adulti di AC, ha sottolineato nel suo intervento che: «Famiglia e formazione sono due parole che abbiamo legato insieme perché esse stesse sono legate nella profondità del vivere di ciascuno gli spazi di affetti e di città, gli spazi di crescita». La nostra proposta formativa, ha proseguito Franco Miano, «non solo non può prescindere dalla famiglia, ma esprime, per come è caratterizzata, il senso stesso di una formazione per la famiglia, perché sia scelta consapevolmente, perché sia vissuta intensamente, perché accetti le sfide del tempo. La nostra proposta formativa esprime inoltre il senso dell’essere famiglia associativa, cioè esprime stile, metodi, contenuti condivisi; lo stile dell’essere famiglia».

«Come ci ricorda Benedetto XVI nella Deus Caritas est al n. 17», a proseguito il vicepresidente dell’AC, «“È proprio della maturità dell’amore coinvolgere tutte le potenzialità dell’uomo e includere, per così dire, l’uomo nella sua interezza”». Per poi concludere che «se è senz’altro vero che possiamo affermare con Papa Ratzinger che “l’amore è responsabilità di un io per tu”, in questo tu delle persone che amiamo, per noi credenti, non può non esserci l’umanità intera; in questo senso anche ogni vero amore è assunzione pubblica di responsabilità; è custodire una più ampia consegna che rafforza e non subisce il nostro amore per la persona.

Nel pomeriggio, alle ore 16, i lavori proseguiranno con la tavola rotonda dedicata al tema “Famiglia e bene comune: l’impegno del laicato cattolico”, cui parteciperanno Anna e Alberto Friso del Movimento dei Focolari, Massimo Gargano della Coldiretti, Andrea Olivero delle Acli, Anna e Roberto Zoppellari dell’Agesci, Luigi Alici dell’Azione Cattolica.

Roma, 29 aprile 2007

Esercizi di lettura. 1

domenica 29 aprile 2007
Per comprendere qualcosa, occorre prenderne le distanze. Senza un esercizio di estraneamento non ci può essere autentica partecipazione. Diceva Aristotele che il saggio, sia pure ben radicato nella sua comunità politica, è al tempo stesso anche un po’ “straniero”. Questo vale anche e a maggior ragione per l’informazione. Soprattutto oggi, quando la “quantità” di informazione non si accompagna sempre a una sua effettiva “qualità”.Primo esercizio, alcuni commenti apparsi subito dopo l’inizio della prima guerra del Golfo. “Il termine polizia internazionale usato – è bene essere chiari – alla vigilia di una vera e propria guerra, può sembrare un espediente semantico per non pronunciare una parola che fa paura. Ma all’espediente Andreotti è stato costretto dai contraddittori precetti della Costituzione che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie […]. Dobbiamo riconoscere che stavolta il governo si mostra migliore, più risoluto e leale di una parte cospicua del Paese: che nel Parlamento, nelle piazze, nei dibattiti, offre uno spettacolo tutt’altro che edificante […]. Ai pacifisti dell’ultima leva possiamo concedere l’attenuante dell’età e dell’ignoranza […]. È importante che la nostra parte, per quanto modesta, stavolta la facciamo da gente rispettabile e che vuole farsi rispettare”
Mario Cervi, “Il Tempo”.“La guerra era diventata inevitabile
Paolo Garimberti, “Repubblica”Si è capito che la guerra che comincia deve essere distruttiva: chi può fermare ormai la sterminata potenza dell’America e dei suoi alleati?
Michele Tito, “La Gazzetta del Mezzogiorno”“La scelta del governo è stata obbligata e se il Parlamento prendesse una strada diversa getterebbe nel discredito l’orgoglio della nazione. Il voto dell’Assemblea su un eventuale intervento italiano servirà a confermare la bontà di una politica portata avanti nel semestre di guida italiana della Cee
Margherita Boniver, “Avanti!“Se la Comunità internazionale si fosse rassegnata a lasciare senza un’efficace risposta […] ai quattro angoli del pianeta e in poco tempo sarebbero spuntati chi sa quanti Saddam: il prossimo millennio avrebbe preannunciato il ritorno al Medio Evo
Mario Pendinelli, “Il Messaggero”La guerra è entrata nelle nostre case, in diretta. Un radiodramma che sarebbe piaciuto all’Orson Wells della guerra dei mondi, vissuto minuto per minuto con emozione ma senza enfasi, perfino punteggiato da una vena di ironia
Carmela Giglio, “Il Tempo”“La DC sta con il Papa o con Bush?
Giorgio La MalfaBisogna imparare a convivere con la guerra, fin quasi a dimenticare che esista
Francesco AlberoniGià. È facile essere a favore della pace quando non costa niente, della pace dei buoni sentimenti e del politicamente corretto. Ma la pace è il frutto di sforzo, di ricerca, di scelte coraggiose. Troppa fatica per i nostri intellettuali. Che alla bisogna indossano l’elmetto e coraggiosamente dal divano ci spiegano i motivi di scelte tragiche ma virili. La nostra Costituzione è contraddittoria… Dobbiamo farci rispettare…La guerra è un reality show, da vivere “perfino punteggiato con una vena di ironia”; con essa bisogna “imparare a convivere”, “fin quasi a dimenticare che esista”. Le hanno scritte veramente queste cose. Ne riporteremo altre in futuro. Ma sarebbe bene accorgersi di queste idiozie anche nel momento stesso in cui vengono scritte.

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena
Facoltà di Filosofia

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.5)

sabato 28 aprile 2007

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Comunicato n.  5

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007

«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

Proseguono i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica. Questa mattina gli oltre 800 delegati hanno ascoltato e discusso le relazioni su: «La famiglia, società naturale fondata sul matrimonio», tenuta dal prof. Francesco D’Agostino, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Roma – “Tor Vergata”; «“Forte come la morte è l’amore». Amare per ri-generare la vita», tenuta da mons. Cataldo Zuccaro, docente di Teologia morale alla Pontificia Università Urbaniana e Assistente centrale del Meic; «Di generazione in generazione: la sfida dell’educazione, oggi», tenuta da Ivo Lizzola, docente di Pedagogia sociale e di Pedagogia della marginalità e della devianza all’Università degli Studi di Bergamo.

Il prof. Francesco D’Agostino ha sottolineato che: «La famiglia è una società naturale, o, per usare un’espressione diversa, ma nell’essenziale equivalente, un’istituzione di diritto naturale. Ne segue che la difesa e la promozione della famiglia sono compito specifico (e forse prioritario) del diritto positivo, anche se, ovviamente, secondo modi e forme dipendenti da variabili storiche e sociali. Le nuove dinamiche sociali, così come le nuove tecnologie riproduttive pongono al diritto problemi nuovi, ai quali vanno date chiaramente risposte nuove, secondo la forza inventiva che è propria del diritto: forza, però, che essendo appunto inventiva e non creativa di giusti assetti di strutture antropologiche, non deve mai esser posta in essere per alterarle o comunque deformarle. Questa prospettiva, ritenuta per secoli auto-evidente, è oggi ampiamente discussa. È perciò opportuno tornare a ripresentarla, liberandola da tutte quelle incrostazioni argomentative, che la rendono poco comprensibile da parte della cultura oggi dominante». Per poi aggiungere: «Fuori dalla familiarità, l’ uomo non può essere pensato e non può vivere; o potrebbe forse anche vivere, ma secondo modalità così povere, da inaridirne l’umanità e da renderlo irriconoscibile come essere umano. Pertanto, è fondato concludere che, garantendo la familiarità, il diritto garantisce un bene umano, in quanto garantisce la struttura istituzionale primaria di identificazione dell’io dell’uomo.

Mons. Cataldo Zuccaro ha ricordato che: «Il matrimonio è una «intima comunità di vita e d’amore», come lo chiama la Gaudium et spes. Innanzitutto gli sposi si accolgono come dono e sperimentano nell’amore una libertà che propria di chi non si sente ospite, ma si sente a casa, a suo agio. L’amore sponsale non solo apre alla generazione della vita della coppia, ma apre anche alla generazione della vita dei figli, attraverso la procreazione. È l’amore che ri-genera i figli già procreati e rende loro possibile una vita che va oltre la dimensione puramente biologica. Ma, come sappiamo, una volta generati, i figli ri-generano i genitori, nel senso che li fanno essere tali; così la nascita del figlio è un evento che investe tutta la famiglia».

Il prof. Ivo Lizzola ha evidenziato come: «L’attesa è al cuore dei legami tra donne e uomini: sentire su di sé un’attesa è richiamo al legame ed alla responsabilità, è valorizzazione del nome d’ognuno, della specificità d’ognuno nel dare sostanza alle relazioni. È sopportazione dei limiti e della vulnerabilità, e possibile riabilitazione. Senza attese, senza reciproche attese tra le donne e gli uomini, tra le generazioni, non c’è che legame sociale arido, fondato sulla forza e l’autoaffermazione. E non c’è buona progettazione sociale. Resta una convivenza fatta solo di rapporti di forza e di scambi tra soggetti dal diritto acquisito, preoccupati di difendersi, di affermarsi, di tenere a distanza. Senza attese resta la solitudine di individui segnati dal mito dell’autogenerazione e dell’autosufficienza, dimentichi che tutti siamo anzitutto figli. Che siamo affidati gli uni agli altri, e per questo siamo chiamati ad essere responsabilmente affidabili».

Nella sezione “Interventi” trovate le tracce complete delle tre relazioni

Roma, 28 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.4)

sabato 28 aprile 2007

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Comunicato n. 4

Convegno delle Presidenze diocesane di AC
Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007
«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

“Un’Aureola per due”

Il recital-oratorio sui coniugi Beltrame Quattrocchi

torna a Roma alla Domus Mariae

Domenica 29 aprile, alle ore 21:30, presso la Domus Mariae, in via Aurelia 481, in occasione del Convegno delle Presidenze diocesane dell’Azione Cattolica Italiana, andrà in scena il recital-oratorio “Un’aureola per due” sulla vita di Maria e Luigi Beltrame Quattrocchi, i primi due coniugi elevati insieme agli onori degli altari da Giovanni Paolo II, il 21 ottobre del 2001. Il testo e la regia sono di Maffino Redi Maghenzani e le musiche di Giacomo Maria Danese. Dopo il debutto a Roma nel 2000 in occasione di un convegno promosso dall’Ufficio famiglia della CEI, il recital-oratorio “Un’Aureola per due” ha raggiunto una riconosciuta maturità artistica con un’accoglienza e un successo di pubblico al di là delle previsioni.

Il recital, che si avvale di una coppia di attori, una di cantanti e di un quartetto strumentale, si apre col racconto delle tappe essenziali della vita di Maria e Luigi, si snoda attraverso gli intensi dialoghi ricavati dalle loro lettere, per giungere alla testimonianza dei figli e delle figlie: piccoli quadri, i momenti forti, le scelte, gli addii. Le musiche s’intrecciano con le calde voci degli attori creando un unicum per rivivere con emozione l’epoca, il clima e le vicende della storia d’amore di Maria e Luigi.

Gli artisti, provenienti in gran parte dall’Abruzzo (oltre che da Verona e Trento) in una tournée nazionale che ha alle spalle 58 repliche, hanno incontrato migliaia di spettatori da Roma ad Assisi, Verona, Otranto, Treviso, Arezzo, Brescia, Savona, Napoli, Caserta, Trento, Padova e Sicilia…

Interpreti della rappresentazione alla Domus Mariae, gli attori Maria Rosaria Olori e Angelo Petrone, il tenore Nunzio Fazzini, la soprano Emanuela Formichella e i musicisti Luca D’Alberto viola, Mauro Baiocco flauto, Carla Ortolani violoncello e Giacomo M. Danese pianoforte e direzione musicale; la regia è firmata da Maffino Redi Maghenzani, aiuto alla regia di Elena Di Carlo, fonico Angelo Zanini.

Alla serata sarà presente la figlia dei beati, Enrichetta Beltrame Quattrocchi che risiede a Roma, mentre il fratello p. Paolino è monaco nella trappa di Frattocchie.

Roma, 28 aprile 2007

L’equilibrio fra fede e storia

sabato 28 aprile 2007
di Giuseppe Acocella

Il cattolicesimo sociale e politico porta con sé una difficoltà genetica che accompagna lo sviluppo della presenza organizzata dei credenti, subentrata alla conclusione del potere temporale dei Papi, e oscillante tra tentazione difensivistica dei diritti della Chiesa, prevalente dopo la diffusione del Kulturkampf e la crisi europea dei rapporti tra Stato e Chiesa da un lato, e azione politica del cristianesimo sociale per il miglioramento delle classi popolari dall’altro, in virtù del principio secondo cui gli unici regimi compatibili con il messaggio evangelico sono quelli fondati sui diritti sostanziali della persona nella comunità.
Se Tocqueville intuiva che il tema centrale della politica sarebbe stato nel futuro lo scontro sulla proprietà (si pensi al mondo spaccato in due nel Novecento tra libero mercato ed economie pianificate), oggi il tema centrale della politica é divenuto quello dello scontro sulla vita e sulla morte (procreazione assistita, eutanasia, manipolazione genetica). Il nostro tempo sta generando a passi spediti un secolo biotech: biotecnologie che mutano profondamente, con i grandi interessi finanziari che implicano, il rapporto tra cittadino e potere – concentrando come mai era avvenuto, anche sotto il profilo economico, poteri in grado di determinare i percorsi della vita democratica – e condizionando anche la decisiva sfida che si combatte intorno alla natura stessa dello Stato costituzionale, non più alla ricerca del bene comune, ma ricettacolo della pura somma delle volontà particolari.
Se la laicità è sempre purificazione della ragione, la scelta del bene comune è inscindibile dalla rinuncia a qualsiasi Stato etico (e ad ogni teocrazia) ma anche ad ogni tentazione di assoluto in politica, tentazione ricorrente del laicismo politico. Il nostro tempo, con le rapide trasformazioni che stanno segnando l’ethos con il marchio dell’egoismo individualistico, sfida la coerenza dei cristiani di questa epoca: il valore del primato della coscienza sfidato dall’individualismo più sfrena¬to; la scelta di una fede matura e consapevole continuamente irrisa dalla irrazionale diffusione delle nuove superstizioni e dei riti e miti di massa esaltati dai mass-media; i valori della persona e della responsabilità nella politica e nel sociale compromessi dalla prassi avanzante anche tra i credenti della esaltazione dei soli valori tem¬porali e terrestri da un lato e dei ricorrenti integralismi dall’altro.
Il difficile equilibrio tra fede e storia, tra intima adesione a Gesù Risorto e pub¬blica manifestazione della fede professata, tra individuale colloquio con Dio e col¬lettiva manifestazione dei valori cristiani nella città terrena, resta il passaggio obbligato e tormentato dell’itinerario del credente nel mondo. In quali modi “i cristiani svolgono nel mondo la stessa funzione dell’anima nel corpo”? (A Diogneto VI, 1,3).
La Gaudium et Spes ha chiarito indelebilmente che «la missione della Chiesa è di ordine religioso e come tale non si confonde con gli interessi di alcuna parte politica» (n. 3), e che quindi «in linea di principio dall’unica fede non derivano necessariamente identiche scelte politiche» (n. 7). la salvezza dunque non viene dalla politica, né alcuna opzione politica può costituire una discriminante all’inter¬no della comunità ecclesiale. Né però può essere tollerato che all’opposto siano le appartenenze politiche a divenire discriminanti nella comunità ecclesiale, fino al punto da divenire il criterio per giudicare il Magistero stesso (penso a certi “cristiani maturi” e laici doc). Occorre al tempo stesso sottolineare come la professione di fede non possa essere ridotta a fatto meramente e sterilmente pri¬vato, esteriormente rituale, ma deve divenire motore fecondo della storia, manifestazione pubblica di solidarietà per gli uomini, vittoria sull’indifferenza colpevole.
E’ vero che in concreto non tutte le scelte sono compatibili con la fede e con la visione dell’uomo e della società che dalla fede scaturisce. La fede può ispi¬rare più di un progetto politico, ma ciò è altra cosa che affermare, come oggi si tende a fare, che non possa ispirarne nessuno, in ossequio ad una variante interessata dello stesso principio di laicità. Gli irreversibili principi della laicità e del pluralismo delle opzioni politiche non possono in alcun modo significare silenzio o neutralità nelle questioni in cui sono in gioco il bene comune, i diritti e i doveri della persona umana, i valori morali e religiosi, come ricordano spesso il Pontefice e l’Episcopato italiano.
Ma come rendere storicamente visibile tutto ciò? Le strade che legittimamente ciascun cristiano sceglie per testimoniare nella città terrena la fede comune devo¬no essere private, individuali, di piccoli gruppi, e in definitiva «socialmente» nascoste, o invece, quale che sia l’opzione politica adottata, esse devono rendere visibile nella storia la fecondità del messaggio cristiano ? Non è insomma tollerabile la presunzione delle posizioni politico-culturali che che, in nome della libertà individuale, legittimano l’affermazione in ragione della quale non conta il merito delle questioni, ma l’assunzione di posizioni “politicamente corrette”. Il principio di laicità viene usato come una clava d’assalto nei confronti dei credenti, non ricercandosi più una società aconfessionale, ma piuttosto anticonfessionale, come ha dimostrato anche il clima creatosi intorno al tema delle radici cristiane nella Costituzione europea.
La Chiesa, «esperta di umanità», secondo l’illuminante espressione del Concilio, non può disinteressarsi del bene del Paese e delle difficoltà e speranze della nostra gente. Occorre testimoniare che non tutte le scelte sono compatibili con la fede, e la testimonianza non può essere segreta, clandestina, ma tale da rendere manifesta, attraverso l’azione dei cristiani nella città terrena, la stessa < >, che non sopporta né l’individualismo liberale, destoricizzante ed esaltatore di una verità astratta sull’uomo, privo di connotazioni sociali, né il comunitarismo relativizzante, che annulla la persona ed i suoi diritti rifiutando l’universalismo della verità e la nozione stessa di bene comune.
“La persona non può mai essere pensata come assoluta individualità, edificata da se stessa e su se stessa, quasi che le sue caratteristiche proprie non dipendessero da altri che da sé. Né può essere pensata come pura cellula di un organismo disposto a riconoscerle, tutt’al più, un ruolo funzionale all’interno di un sistema. Le concezioni riduttive della piena verità dell’uomo sono state già più volte oggetto della sollecitudine sociale della Chiesa” (Compendio della dott. soc. della chiesa. Parte prima,Capitolo Terzo, & 125).

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – COMUNICATO STAMPA, 28 APRILE 2007 (n.3)

sabato 28 aprile 2007

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CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI AC
Roma – Domus Pacis, 27/30 aprile 2007
«Le responsabilità pubbliche dell’amore: matrimonio, famiglia, educazione»

“Il nostro impegno per la famiglia e per il bene del paese”

L’Azione Cattolica verso il “Family day”

Con l’intervento di Francesca Zabotti, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore Adulti, si sono aperti ieri a Roma, presso al Domus Pacis, in via di Torre Rossa 94, i lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica, che vede riuniti più 800 delegati provenienti da oltre 150 diocesi italiane. L’incontro si pone all’interno di un percorso che ha visto l’associazione affrontare i temi legati alla famiglia, all’educazione e all’affettività sulla scia dell’appuntamento di Verona.

Un’altra data fa da riferimento a quest’appuntamento, è il cosiddetto “Family day” del prossimo 12 maggio. La vice presidente nazionale dell’AC ha detto nel suo intervento: «Abbiamo sottoscritto, il 19 marzo scorso, il manifesto “Più Famiglia” fortemente voluto dall’Ac che ha contribuito alla sua stesura con l’apporto qualificato e competente del presidente nazionale Luigi Alici. In esso si ribadisce che: Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale. Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia. Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative. Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani». Per questo, ha proseguito Francesca Zabotti, «il 12 maggio l’Azione Cattolica Italiana parteciperà al “Family day” in spirito di leale corresponsabilità, insieme a tutte le maggiori aggregazioni laicali. La manifestazione, a cui invitiamo a partecipare i nostri soci e responsabili a tutti i livelli, è essenzialmente un atto di sostegno pubblico al Manifesto, non un punto d’arrivo, ma di partenza».

Sui temi che toccano matrimonio e famiglia, ha ribadito la vicepresidente di Ac, «il nostro Paese non ha bisogno di scontri, ma di un dibattito pubblico serio ed aperto, sottratto a semplificazioni e irrigidimenti ideologici, in modo tale che tutti i cittadini siano messi in condizione di comprendere la reale posta in gioco, nell’orizzonte di un’autentica cultura del bene comune. Come associazione siamo convinti che bisogna rifuggire dalla tentazione semplificatoria o moralistica, fatta di declamazioni, richiami a principi e valori, blanditi come armi più che testimoniati con coraggio e fedeltà nel quotidiano. Sia a livello parrocchiale, diocesano che nazionale, ci stiamo spendendo ed adoperando quotidianamente per tutte quelle forme di sostegno alla famiglia che rispondono ad esigenze reali e diffuse, e che sono più consone alla nostra specifica vocazione formativa».

Infine, va sottolineato che l’Azione Cattolica nelle sue diverse espressioni locali sta predisponendo, in vista della giornata del 12 maggio, una partecipazione popolare, mettendo a disposizione anche delle altre realtà laicali e parrocchiali la propria esperienza e organizzazione.

Roma, 28 aprile 2007

CONVEGNO DELLE PRESIDENZE DIOCESANE DI A.C.I. – SEGNALAZIONI STAMPA

sabato 28 aprile 2007

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