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Un sasso lanciato nello stagno

di I giovani del Servizio Civile Azione Cattolica – Caritas

Infondi a tutti i battezzati la fedeltà alla novità dell’amore, che tu hai portato sulla terra: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”. Possa così compiersi in noi la tua promessa: “Saranno chiamati figli di Dio”.
Hanno pregato così oggi i giovani volontari in servizio civile di Caritas Italiana e degli Enti che partecipano al Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile, che si incontrano a Cassino, nei luoghi di San Benedetto, per l’appuntamento nazionale nel giorno di San Massimiliano di Tebessa, giovane martire per obiezione di coscienza. “Persona umana cuore della Pace, la spiritualità del servizio come dono di sé”: questo il titolo della giornata.

La legge 64/2001 oggi in Italia, permette ai giovani tra i 18 e i 28 anni di svolgere un anno di servizio civile volontario, un servizio “inteso come esercizio attivo della cittadinanza, che si traduce nel servire volontariamente la Patria favorendo la coesione sociale, dimostrando solidarietà ai più svantaggiati, difendendo il patrimonio comune, sia esso ambientale, paesaggistico o monumentale, con azioni volte a favorire un senso di responsabile proprietà collettiva, di rispetto, di conservazione verso i beni della comunità” (G. Napolitano, 15 dicembre 2006 in occasione della Giornata Nazionale del servizio civile).
L’esperienza del servizio civile per sua natura si colloca nel campo delle realtà territoriali, fa i conti con leggi e istituzioni pubbliche, offre spazio alla dialettica, al confronto e alla collaborazione, dà la possibilità di osservare con una lente speciale i luoghi frequentati ma forse non completamente conosciuti, le nostre città, i nostri quartieri, ove povertà vecchie e nuove aspettano occhi giovani per muovere i passi verso un miglioramento possibile. L’incontro con queste realtà oltre ad una preparazione umana richiede anche una preparazione spirituale. Quando un giovane vive un’esperienza che lo interroga, che lo invita a prendersi in mano la vita, e il servizio civile questo lo permette, ha bisogno di scavare nella propria umanità e cercare risposte di senso. Questo anno diventa così un laboratorio per mettere la Parola al servizio e al vaglio della vita sociale.

L’Azione Cattolica ha esperienza da vendere in questo laboratorio, da sempre vive la formazione e il servizio come due facce della stessa medaglia, in cui la prima aiuta a leggere la seconda e quest’ultima concretizza e sperimenta l’altra in un equilibrio dinamico in cui i due aspetti si rincorrono, costruendo percorsi in cui la cura e la crescita personale e spirituale dei giovani non è lasciata al caso, ma diventa organica. La scelta del servizio è una possibilità, offerta a noi giovani, di discernimento personale per rileggere la nostra vita, vivere il presente e aprirsi al futuro, e nello stesso tempo, è esperienza di discernimento comunitario, in cui il servizio non è solo risposta ai bisogni immediati, ma occasione per leggere profeticamente il territorio e le realtà che viviamo, denunciando le storture e proponendo percorsi di conversione.
Pur nelle diverse forme, spinti da diverse motivazioni, l’adesione alla proposta del servizio civile “è una scelta minoritaria, un sasso lanciato nello stagno, destinato ad andare a fondo. Proprio così! Un sasso lanciato nello stagno va sicuramente a fondo. Ma il livello dell’acqua sale”. (Don Tonino Bello)

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