Lo sviluppo a partire dai bambini
di Giuseppe Masiero
Il 26 marzo la Populorum progressio, coraggiosa e innovativa enciclica sociale di Paolo VI, compie 40 anni. Lo sviluppo integrale dell’uomo e solidale dell’umanità nella Chiesa del dialogo post-conciliare, entra nel cammino di evangelizzazione a livello planetario. Gli orizzonti della globalizzazione odierna sono intravisti e valutati con lungimiranza sapienziale. Al momento non sono molti a celebrare e riproporre questo evento, anzi sembra imporsi un tacito silenzio che preferisce lasciare un documento magisteriale così autorevole, innovativo e coraggioso negli scaffali polverosi delle biblioteche.
La paura del terrorismo che ha messo profonde radici sul terreno esplosivo di un mancato sviluppo ci rende tutti in uno stato di assedio e sembrano sogni proibiti le prospettive solidali di un’economia e politica a servizio dell’uomo e dei popoli, tratteggiate con vibranti espressioni profetiche da papa Montini. Ci ha pensato Giovanni Paolo II, primo papa dalla esperienza operaia a strappare la Populorum progressio dall’inspiegabile distrazione dell’opinione pubblica e della coscienza ecclesiale, rivisitandola con un approccio antropologico e biblico-teologico nell’ottica della solidarietà. L’enciclica sociale Sollicitudo rei socialis che ci regala in questa circostanza interrompe la serie di interventi magisteriali collegati alla Rerum novarum e coglie nell’iniziativa di Paolo VI di allargare la questione sociale su scala mondiale, un altro pilastro portante della Dottrina sociale della Chiesa.
Appaiono ancora opportuni gli appelli alla coscienza dei cristiani, che “assume una voce nuova nella nostra epoca, perché il povero Lazzaro possa sedersi alla stessa mensa del ricco” (n. 47). Il divario umanamente profondo ed eticamente sconvolgente tra i Paesi sviluppati e quelli della fame, colto allora in tutta la sua drammaticità è aumentato, il numero dei sottoalimentati secondo stime della Fao cresce di quattro milioni all’anno, con la sordità indifferente dei governi dei popoli del benessere. Il commercio delle armi che dovrebbe essere dichiarato crimine contro l’umanità, si sostituisce spesso ai progetti di sviluppo alimentare, sanitario ed educativo e colpisce la popolazione inerme, in modo particolare donne e bambini.
Oggi sono specialmente le nuove generazioni, i bambini la misura di un autentico progresso, il nome nuovo della pace.
In una società come la nostra ripiegata sul presente che agisce con la “bramosia d’avere di più, sacrificando così la volontà di essere di più” (n. 49) e ruba anche il futuro con il degrado ambientale e le manipolazioni genetiche la “collera dei poveri che suscita il giudizio di Dio” (n. 49) è diventata la voce dei bambini di ogni angolo del pianeta. Essi invocano una terra abitabile e vivibile, una comunità di adulti disponibile ad accoglierli con generosità, preparando per loro come eredità una società con meno guerre, disuguaglianze e spreco delle risorse naturali. La Populorum progressio aveva previsto questo rischio: “La tecnocrazia di domani può essere fonte di mali non meno terribili del liberalismo di ieri” (n. 34).
Nello scenario inquietante di contrapposizioni tra schieramenti locali e mondiali e nello scontro/dialogo tra culture ed esperienze religiose l’incontro tra sviluppo e pace, il bene comune possibile sono i bambini di ogni popolo del Nord e del Sud del mondo. Nella società globale un sussulto di civiltà, un investimento sul futuro dei nostri figli, potrebbe guarire la miopia rassegnata dei più, sentendoci tutti, responsabili di tutti.
La comunità cristiana che ha in consegna da Gesù l’invito a farsi piccoli per cogliere nel mistero di ogni bambino il segno-sacramento della crescita del Regno di Dio in mezzo a noi, per il prossimo Natale potrebbe pregare e chiedere al Santo Padre il dono di un’altra enciclica sociale che rilegga la Populorum progressio e la Sollicitudo rei socialis nell’ottica di un nuovo sviluppo a partire dai bambini, animato da personale ed universale passione educativa. Del resto così è incominciato il 2007, con un comune appello del Presidente della Repubblica e di Benedetto XVI sul valore e la centralità dei bambini nella nostra vita.