La Rivoluzione Europea
Sì, si può passare da un eccesso di misfatti a un eccesso di compunzione. Ma a quanti la pensano come Bruckner si può dire che da un eccesso di compunzione si può passare a un eccesso di autoassoluzione, e che l’eredità giudeo-cristiana, e anche illuminista, genera un senso di responsabilità e una salvezza dall’etnocentrismo e dal narcisismo, dei singoli o dei gruppi. “Europa” significa capacità di riconoscere l’altro. “Europa”: un insieme di minoranze.
Lévi-Strauss (Les trois humanismes) ha detto:la scoperta dell’antichità classica nel Rinascimento fu una prima forma di etnologia, perché “nessuna civiltà può pensare se stessa se non dispone di altre società che servano da termine di comparazione”. Joseph H. Weiler ha recente pubblicato Un’Europa cristiana. Un saggio esplorativo. Weiler è un ebreo statunitense, ortodosso, giurista, che è stupito che nel preambolo del Trattato non ci sia un riferimento al cristianesimo: la sua assenza è molto più ideologica che una sua citazione, tra le tante altre che partono da Tucidide in poi. Ha cinque figli, tutti ebrei osservanti, che parlano l’ebraico, studiano l’aramaico, sanno lo spagnolo e il francese oltre l’inglese (con understatement scrive: “gli standard si sono abbassati, il nonno conosceva otto lingue europee oltre il latino e il greco”), sanno dipingere e suonare. “Quando vanno agli Uffizi dovrei chiudere loro gli occhi per non vedere una Crocefissione o la marea di Madonne con Bambino?”.
Si è molto discusso, e forse ancora si discuterà, sul problema dell’inserimento o meno di un riferimento alle radici cristiane nell’Europa nel preambolo del Trattato costituzionale. È un problema complesso. La Costituzione Italiana non vi fa riferimento, pur essendo la legge fondamentale di un paese incomprensibile senza il cristianesimo. Ma non è una mancanza, visto che la Costituzione stessa è innervata da questa ricca tradizione. Nel caso europeo colpisce invece che ci sia il riferimento a tante importanti radici, meno il cristianesimo. Ma la storia a volte è beffarda, e forse molti detrattori di questo riferimento alle radici cristiane (e forse anche qualche sostenitore…) non sanno che la bandiera con dodici stelle in circolo in qualche misura fa riferimento alla Beata Vergine Maria. È proprio vero che manca la consapevolezza delle radici cristiane. Ma manca troppo spesso anche la consapevolezza di qualche radice culturale. È capitato a chi scrive di ascoltare il sindaco di una media città italiana pronunciare un discorso pubblico subito prima dell’allargamento dell’Unione Europea a 25 membri. Il suddetto primo cittadino, fascia tricolore in bella vista, ha dottoralmente spiegato agli astanti compunti che la bandiera sarebbe passata dopo poche settimane da 15 a 25 stelle! Forse si confondeva con gli Usa… (facendo due errori in una frase, perché non solo non sarebbero diventate 25, ma non erano neppure 15, ma 12 come numero simbolico della completezza).
Europa bislacca e straordinaria. Per dire “che cosa mai significa” i britannici usano l’espressione Whaton earth does that mean. I tedeschi Was in Himmel soll da bedeuten. “Che cosa vuol dire in terra”; “Che cosa vuol dire in cielo”. Empirismo e idealismo filosofico. Noi siamo tutto questo, assieme. Gli americani non riescono a capire la bellezza frastagliata dell’Europa. L’umorista americano P.J. O’Rourke lamentava la proliferazione tipicamente europea di “piccoli paesi insulsi”. Ha scritto: “Persino le lingue sono esigue. A volte ne servono due o tre per arrivare all’ora di pranzo”.
Senza nulla togliere agli amici americani, in questo preferiamo essere europei. Superare Babele non vuol dire parlare la stessa lingua. Vuol dire parlare ognuno la propria lingua, ma cercando di capire anche quella dell’altro.
Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena
Facoltà di Filosofia