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In cammino, per il bene comune

di Paolo Nepi

Quest’anno ricorre il centenario delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. La prima si svolse a Pistoia nel 1907. Non sarà una semplice ricorrenza commemorativa, ma l’occasione per una riflessione sul cammino percorso e sulle prospettive future. La 45ª Settimana, in programma a Pistoia e a Pisa dal 18 al 21 ottobre 2007, avrà come tema: «Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano».
Il Documento Preparatorio viene offerto ai singoli, alle comunità e alle varie aggregazioni per consentire un dibattito di sensibilizzazione e di elaborazione. Le Settimane Sociali, del resto, hanno un valore in quanto coinvolgono, sia ai vertici che alla base, il sistema organizzato del mondo cattolico nel suo insieme e non solo nei suoi livelli centrali.
Il Documento mi ha suggerito alcune riflessioni a caldo.

1. Il richiamo iniziale a Giuseppe Toniolo (n. 1), primo ispiratore e realizzatore di questa esperienza, fa capire il valore delle persone in ogni evento storicamente significativo. Senza una persona, o delle persone, che incarnino nel loro essere un valore, non nasce niente di durevole.
2. La prima parte del Documento (nn. 2-12) è costituita da una rievocazione storica del rapporto tra Movimento Cattolico e storia italiana del Novecento. Questo consente di vedere l’identità italiana segnata dalla presenza dei cattolici, ma anche di cogliere, in tutta la sua problematicità, la questione della duplice appartenenza del cittadino credente: alla polis e alla Chiesa.
3. Viene dato un giusto risalto alla Settimana Sociale di Firenze del 1945 (n. 9), dedicata al tema «Costituzione e Costituente». In realtà si tratta, per il Movimento Cattolico italiano, del suo periodo più maturo, quello che lo vede diventare protagonista non solo sul piano delle iniziative sociali ma anche su quello politico.

4. Si ricordano alcuni martiri cattolici (n. 11), che hanno pagato con la vita la loro testimonianza dei valori della pace, della tolleranza, del dialogo, della giustizia, colpiti proprio per questo dalla follia omicida dell’estremismo terroristico: Aldo Moro (politica), Vittorio Bachelet (magistratura), Roberto Ruffilli (cultura), Rosario Livatino (giustizia).
5. Si rivendica un concetto inclusivo di laicità (nn. 13-15), nel senso che nella vera laicità trova un’accettabile composizione anche la differenza laico-cattolico, senza che il “laico” debba sottostare a pressioni di tipo confessionale ma anche senza che il cattolico debba vivere un cittadinanza ridotta.
6. La parte centrale del Documento Preparatorio (nn. 17-20) è costituita da un’analisi della nozione di bene comune. Si prendono in considerazione soprattutto gli aspetti filosofici, in modo che possa essere un terreno di confronto razionale con tutti. Si conclude che il bene comune costituisce l’antitesti di una concezione utilitaristica della vita sociale: «Occorre dunque fare i conti con la capacità o l’incapacità di una libera responsabilità. Tradotto sul piano personale, questo significa che la libertà è capacità di responsabilità quando assume come fine non la ricerca del proprio bene o di quello del proprio gruppo di appartenenza, ma quando si apre ad una prospettiva più ampia di carattere universale» (n. 20).

7. Si prendono quindi in considerazione le implicazioni, operativamente efficaci, del Bene comune (nn. 21-30), scendendo pertanto dal piano dottrinale a quello della prassi. Alcune analisi dovranno essere fatte oggetto di una valutazione e di un dibattito disponibile all’ascolto delle varie sensibilità. Mi pare che apra interessanti prospettive l’affermazione della questione sociale come questione antropologica (n. 21), ossia la presa di coscienza che sul terreno sociale e politico, non riducibile alla gestione di aspetti tecnico-procedurali, si gioca il futuro dell’uomo e della sua dignità. Credo che meritino attenta discussione certe affermazioni circa la crisi del Welfare State e la necessità di passare alla Welfare Society. Le legittime critiche nei confronti di certi limiti del Welfare State mi sembrano non legittimare, dal punto di vista del suo tentativo di ridurre la povertà e l’esclusione sociale, la perentoria conclusione che « il tentativo di riuscire in tale intento attraverso l’uso del potere politico nella forma del Welfare State non ha sortito gli effetti desiderati, e in taluni casi ha peggiorato la situazione» (n. 27).
8. Il Documento Preparatorio inizia con Toniolo e termina con Tovini, due esempi di santità cristiana giocata sul terreno delle realtà secolari. «Giuseppe Tovini (1841-97), padre di dieci figli, avvocato e banchiere, è diventato beato non “a prescindere dall’economia”, ma “grazie all’economia”, perché aveva compreso come l’ambito socio-economico può diventare luogo di crescita umana e palestra di santità. Aveva lasciato scritto: “Senza la fede, i nostri figli non saranno mai ricchi; con la fede, non saranno mai poveri”» (n. 35).

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