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Il calcio come metafora. Che cosa ci è successo?

Torniamo a parlare di calcio, seppur non vogliamo aggiungerci al diluvio di commentatori sportivi. Ma quello che succede nel calcio è metafora di un Paese in cui si è come alterata la percezione della realtà. L’assuefazione a comportamenti illeciti o comunque discutibili è tale che la stessa comunicazione si fa difficile. Anche di fronte a chi con lucidità ci offre adeguate chiavi di lettura. Torniamo sull’argomento anche per le sollecitazioni ricevute in questo blog da interventi, come quello di Mirella, che ci parlano non del Bar Sport ma di legalità e di sfide educative.

Si danno biglietti gratis ai tifosi organizzati, i capi ultrà li rivendono e con quello ci pagano le trasferte, garantendo il sostegno alle squadre fuori casa. E poi ai presidenti forse è utile che i tifosi in un certo senso siano sotto il loro controllo. Così, se c’è da mandar via un allenatore, magari gli ultrà fanno i cori contro o la contestazione all’allenamento” (Gianluca Vialli, The italian Job, Mondadori. Si faccia attenzione: il testo è stato scritto prima dei fatti di Catania…).

Nei primi anni ’80 l’allora presidente dell’Inter Fraizzoli si dimise per protesta, ma il suo esempio non coinvolse altri.

Si è dovuto arrivare alla tragedia eclatante. Impressionante la velocità con cui sono stati installati i tornelli. Le società hanno minacciato di chiedere i danni allo Stato per le partite non giocate. Gli abbonati sono stati fatti comunque passare, e non c’è chi non sappia che gli ultras sono tutti abbonati…

Scoperte. Esiste una associazione che si chiama “Giù le mani dalla Juventus!”. Ci sono dentro anche 150 piccoli azionisti della società. La quale ha presentato ricorso al Tar, al Tribunale Europeo, a una infinità di gradi di giudizio conosciuti solo a una ristretta e pacatissima èlite di avvocati. Si lamentano danni patrimoniali, di immagine, si chiedono i danni, si denuncia la giustizia ingiusta. E i tifosi sono d’accordo, e i politici li lisciano. Anche in una città con una squadra di serie B: il sindaco ha detto che si mette a disposizione, come avvocato e come sindaco, del collegio difensivo della società. C’è come un desiderio costante di essere ingannati, non solo con il nostro consenso ma anche con veemente disperazione.

Domande. Tutto viene privatizzato: trasporti, nettezza urbana, perfino l’acqua. Non si capisce perché gli stadi debbano essere comunali, perché i cittadini debbano pagare con le proprie tasse un impianto a società che gestiscono somme superiori a quelle dell’intero bilancio comunale. Se hanno centinaia di milioni di euro per pagare una star in mutandoni potrebbero anche gestire uno stadio.

Da qualche tempo si stava facendo strada l’ipotesi di affidare alle società di calcio la sicurezza all’interno degli stadi. Alcuni risultati sono stati ottenuti con il decreto Pisanu. Il ministro Amato ha proposto l’idea, il 29 gennaio si era tenuto a Coverciano un convegno con Donadoni, alcune società di A, il questore di Firenze, Tagliente, per anni responsabile dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive. Il più ricco e sprecone degli sport italici dovrebbe smetterla di caricare sulle casse dello Stato la spesa per le intemperanze spesso tollerate dai club. Ha già avuto tanti vantaggi, da quelli fiscali a quelli di sponsor…

Dichiarazioni. Matarrase, 2 marzo 2007: “Constatiamo amaramente che si continua a infierire sui club, perché la proposta della Commissione del Senato appesantisce i bilanci. Perché dobbiamo sostenere spese straordinarie per gli stadi se non sono di nostra proprietà?”.

Matarrese si era già distinto per la stoica fermezza con la quale si era detto disposto ad accettare anche il sacrificio della vita umana (degli altri) per la salvezza dello spettacolo del calcio. Adesso dice “Ho notato nei senatori quasi un accanimento, una soddisfazione quasi sadica nel colpirci […] ci auguriamo che il nostro senso di responsabilità ci faccia meritare il paradiso, perché adesso siamo davvero all’inferno”.

Vale la pena di sottolineare la pensosa riflessione sulla domanda filosofica fondamentale: “Perché dobbiamo sostenere spese straordinarie per gli stadi se non sono di nostra proprietà?”.

Dottor Matarrese, siamo pienamente d’accordo con lei. Gli stadi per gli squadroni che fanno i tornei internazionali, che pagano milioni di euro una singola pedata al pallone, che muovono sponsor e pubblicità miliardari, ma anche le squadre di B diventate ormai a loro modo esose, siano dati in proprietà alle società di calcio. Se li costruiscano, paghino le spese, la manutenzione, la sicurezza interna ed esterna, paghino la sorveglianza ai giocatori, all’arbitro, al pubblico. Rimborsino i treni sfasciati, le auto bruciate, i disagi subiti dai cittadini più deboli.

Risparmieremmo un bel po’di soldi del contribuente, che potrebbero servire a costruire campetti nelle periferie degradate, palestre decenti per le scuole, sostenere sport trascurati dagli sponsor e dalle tv. Con poco si farebbe molto. In fondo, realizzare un campo per il rugby o per la pallavolo costa poco. Non ci vogliono neppure i tornelli.

Anselmo Grotti
Sito Web “Paesaggi mentali condivisi”

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

2 Commenti a “Il calcio come metafora. Che cosa ci è successo?”

  1. donatella scrive:

    credo che parole tanto logiche e sensate su un argomento come il calcio, di solito preda di commentatori cretini o interessati, siano preziose per la loro stessa rarità. Quello che più colpisce una persona come me, profondamente estranea ed esterna all’”universo del pallone”, è sentire come, in mezzo a ore e ore di trasmissioni calcistiche, cascate di servizi e talk show, siano terribilmente poche o qasi inesistenti le voci in grado di presentare un resoconto razionale della situazione. Quasi ovunque si sentono cori di luoghi comuni e pareri scellerati anche laddove un minimo di buon senso farebbe intravedere che la strada attuale del calcio è una corsa verso la violenza, i problemi sociali, l’annullamento, anziché l’esaltazione, delle virtù dei giocatori.
    Mi dispiace soprattutto vedere come si releghi il calcio, fenomeno di massa tra i maggiori del nostro tempo, ad argomento marginale, snobbato da chi si occupa di cultura e relegato a conversazione da bar. Credo invece che mai come in questo momento sarebbe oppurtuno che fossero le migliori intelligenze, e non certo i vari Materrese, ad intervenire su una questione tanto delicata e a cercare di illuminare un percorso di uscita di un’impasse che è ormai divenuta tragica.
    Il problema, purtroppo, mi sembra ancora peggiore di quanto è stato delineato, perché non riguarda soltanto le casse pubbliche, che nemmeno riescono più a far fronte ai servizi essenziali per i cittadini, ma perché riguarda la formazione e l’educazione di una fetta cospicua di giovani e ragazzini. Chi apprende a quattrodici anni a far parte di un clan, a difendersi e ad attaccare con mezzi anche violenti una parte avversa, specialmente in luoghi in cui la famiglia e la scuola si dimostrano inefficaci e non riescono ad aiutare a crescere le persone, si troverà in poco tempo ad aver distrutto la propria vita senza rendersene conto.

  2. gigi scrive:

    ciao,

    ho trovato motlo interessante questo post. a proposito vi segnalo un progetto interessante. si tratta del brera calcio, la terza squadra di milano. da quest’anno sarà gestito dai tifosi che si iscrivono gratuitamente al sito internet http://www.breracalcio.com . può essere un esperimento importante per riportare il calcio a dimensioni sociali e aggregative sane

    saluti

    gigi

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