Alta (op)pressione su Mosca e Guantanamo
La cortina di ferro è caduta, ma continua a spirare un’aria pesante ad est…
Stava conducendo una inchiesta su un presunto piano per un traffico clandestino di armi russe ad alta tecnologia con Siria e Iran, Ivan Safronov, il giornalista ed ex colonnello morto venerdì a Mosca dopo essere precipitato da una finestra del caseggiato dove abitava. Lo sostiene il quotidiano per il quale Safronov lavorava, Kommersant.
Il giornalista, che aveva recentemente partecipato alla fiera degli armamenti ad Abu Dhabi, aveva confidato a dei colleghi di voler verificare alcune informazioni su possibili rifornimenti segreti di caccia Sukhoi 30 alla Siria e di complessi missilistici S-300 all’Iran tramite la Bielorussia. Contratti occultati per evitare le critiche occidentali.
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La procura di Mosca, affermano Kommersant e l’agenzia Ria Novosti, ha aperto una inchiesta per istigazione al suicidio.
Tutti i testimoni concordano nell’affermare che non si sono uditi rumori insoliti, e che nessuno ha lasciato l’edificio dopo la caduta del giornalista. Ma Kommersant lascia intendere che si tratterebbe solo di una mossa per mettere le mani sulle carte private e i tabulati telefonici di Safronov, e per interrogare i colleghi. Il tipo di indagine non sembra destinato ad approdare da nessuna parte, in un paese dove anche per omicidi palesi e clamorosi come quello di Anna Politkovskaia, la giornalista di opposizione assassinata in ottobre a colpi di pistola, non si e’ riusciti ad effettuare arresti.
(ANSA 6/3/07)
… come ad ovest.
Le torture psicologiche, tra cui alcune delle tecniche usate nel campo di detenzione statunitense di Guantanamo a Cuba, infliggono lo stesso genere di danni mentali a lungo termine degli abusi fisici. È quanto è emerso da uno studio condotto da ricercatori Usa e britannici pubblicato sul “Journal of the Archives of General Psychiatry”.
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Coloro che hanno sofferto di abusi come la privazione del sonno, lo stare a lungo con gli occhi bendati e in posture innaturali, presentano la stessa percentuale di problemi di stress post traumatico, depressione, problemi di relazioni sociali e difficoltà all’inserimento nel mondo del lavoro di quanti hanno subito violenze fisiche. Il risultato dello studio potrebbe ostacolare i tentativi dell’amministrazione Bush tesi a limitare il significato del termine tortura solo alle violenze fisiche. La Casa Bianca punta a concedere in questo modo un più ampio margine di manovra agli agenti Cia che conducono gli interrogatori a Guantanamo.
(AGI, 5/3/07)